(AGENPARL) - Roma, 5 Agosto 2022 - “Tornare al Friuli degli anni Quaranta ci permette di scoprire alcune interessanti applicazioni o enunciazioni di un pensiero musicale che riconosce a musica e suoni, annidati nella parola o di per sé, o accostati ad altri codici, la capacità di oltrepassare i confini visibili del reale, evocarne il mistero e condurre l’espressione a un livello tanto complesso e profondo da fargli dire vent’anni dopo nell’autobiografia in versi del 1966-67, intitolata «Poeta delle Ceneri»: […] «Prima il silenzio, poi il suono o la parola» scrive Pasolini nel saggio «Studi sullo Stile di Bach». Come il suono della musica, anche il suono della parola poetica scaturisce dal silenzio, scava nel caos primordiale e approda alla matrice profonda del reale. Da lì quei suoni devono essere recuperati, dalle viscere della natura, anche della natura umana, se si vuol far risuonare quell’«infinità che [è] in noi e in tutte le cose terrene»”.
Come si può intuire, segnalo il caso occorso a me poiché il comportamento è piuttosto diffuso e sarebbe indispensabile una maggiore vigilanza da parte degli organi di tutela, nonché una maggiore pratica della deontologia professionale di tutti i soggetti in campo.
Claudia Calabrese

