
(AGENPARL) – ven 22 aprile 2022 �� &#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [4;.94;&#x 41.;ж ;̲.; 14;.31; ]/;&#xSubt;&#xype ;&#x/Foo;&#xter ;&#x/Typ; /P;
gin;
tio;&#xn 00;&#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [4;.94;&#x 41.;ж ;̲.; 14;.31; ]/;&#xSubt;&#xype ;&#x/Foo;&#xter ;&#x/Typ; /P;
gin;
tio;&#xn 00;Ufficio Stampa
Università Statale di Milano
Chiara
“Ipotizzare come la distribuzione delle specie d’alta quota cambierà, e quali ar
ee continueranno a
offrire condizioni idonee anche in un futuro caratterizzato da un clima più caldo, è di fondamentale
importanza per la conservazione di questi organismi sensibili alle variazioni ambientali
. Queste aree
rappresentano dei “rifugi climatic
i” per la biodiversità alpina
devono essere salvaguardati
evitando alterazioni significative causate dalle attività umane e degrado degli habitat”
, commenta
Mattia Brambilla
Il concetto di
“rifugio climatico”
, sempre più frequentemente utilizzato nel
la letteratura ecologica
in relazione agli effetti del
climate change
, indica quelle aree che sono in grado di mantenere le
proprie caratteristiche fondamentali nonostante il cambiamento climatico, consentendo così la
persistenza di organismi o risorse imp
ortanti da un punto di vista ecologico, fisico o socioculturale.
“La conservazione di queste aree assume significato ancora più rilevante se pensiamo che le Alpi,
grazie alla loro estensione ed elevazione, rappresentano di fatto la sola catena montuosa in
Europa
in grado di offrire una simile quantità di rifugi climatici per le specie minacciate dal riscaldamento
globale”
, continua
Brambilla
“Questo studio dimostra, ancora una volta, il fondamentale contributo che la citizen science e i dati
raccolti da volontari e appassionati birdwatcher possono fornire per lo studio della biodiversità e dei
fenomeni ecologici su vasta scala geografica”
clude
Diego Rubolini
, professore associato di
Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e co
autore dell’articolo.