Un’inchiesta del Financial Times e del New York Times solleva interrogativi sul ruolo della società energetica russa nel progetto Polar Train LNG. L’ex amministratore delegato denuncia finanziamenti non dichiarati e un controllo sulle decisioni strategiche. La società americana respinge le accuse, mentre emergono possibili collegamenti con i negoziati sulle sanzioni tra Washington e Mosca. Un progetto da 25 miliardi di dollari per esportare gas naturale liquefatto dall’Alaska è finito al centro di una controversia che coinvolge la società energetica russa Novatek, le sanzioni statunitensi e i rapporti economici tra Washington e Mosca. Secondo le inchieste pubblicate dal Financial Times e dal New York Times, la compagnia russa avrebbe finanziato indirettamente Polar Train LNG e contribuito a orientarne le decisioni strategiche prima che fossero ottenute le necessarie autorizzazioni americane. Le accuse provengono dall’ex amministratore delegato Joel Riddle, che ha lasciato l’azienda a settembre, seguito da altri dirigenti. Polar LNG respinge la ricostruzione e sostiene di aver sempre operato nel rispetto della legislazione degli Stati Uniti. La vicenda è emersa il 24 ottobre, quando il Financial Times ha ricostruito le circostanze dell’uscita di quasi tutto il gruppo dirigente del progetto. Al centro dell’inchiesta figurano la provenienza dei finanziamenti, il ruolo di una società con sede negli Emirati Arabi Uniti e i rapporti tra Polar Train LNG e Novatek. Il quotidiano britannico riferisce inoltre che l’iniziativa energetica sarebbe stata menzionata nei colloqui tra rappresentanti americani e russi su possibili accordi commerciali, nell’ambito degli sforzi diplomatici legati alla guerra in Ucraina. Si tratta di una ricostruzione basata su testimonianze e documenti esaminati dalle testate, non di una violazione delle sanzioni già accertata dalle autorità statunitensi. Il progetto Polar Train LNG e il coinvolgimento di Novatek Polar Train LNG è una società impegnata nello sviluppo di un terminale per la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto sulla costa settentrionale dell’Alaska. Il progetto, presentato nel marzo 2026, prevede l’impiego di tecnologie e infrastrutture già sviluppate dalla russa Novatek, compresa una struttura parzialmente costruita che dovrebbe essere trasferita e utilizzata nell’impianto americano. La società aveva presentato una richiesta all’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’ufficio del Dipartimento del Tesoro statunitense responsabile dell’applicazione delle sanzioni economiche, per ottenere una licenza relativa all’acquisto della struttura russa. L’esistenza della richiesta è stata confermata dalla stessa Polar LNG in un comunicato ufficiale pubblicato il 23 ottobre. La società non ha annunciato di aver già ricevuto l’autorizzazione. L’iniziativa è distinta dal più noto progetto Alaska LNG, sviluppato da Glenfarne con la partecipazione dello Stato dell’Alaska, che prevede il trasporto del gas attraverso un lungo gasdotto fino a Nikiski. Polar Train LNG propone invece un impianto di liquefazione nell’area settentrionale dello Stato. La distinzione è importante perché le accuse di finanziamento russo riguardano specificamente Polar Train LNG e non il progetto Alaska LNG. Le accuse dell’ex amministratore delegato Joel Riddle Secondo quanto dichiarato al Financial Times, Joel Riddle avrebbe scoperto che Novatek stava già contribuendo al finanziamento dell’iniziativa e ne influenzava la direzione strategica mentre erano ancora in corso le procedure per ottenere le autorizzazioni americane. L’ex dirigente ha spiegato di aver lasciato la società perché preoccupato dalle implicazioni della partecipazione russa e dai possibili problemi con la normativa statunitense sulle sanzioni. Riddle sostiene che, inizialmente, gli fosse stato fatto credere che le risorse finanziarie provenissero dall’investitore americano Gentry Beach e dalla società Tech Wave Industrial Projects Management, con sede ad Abu Dhabi. Successivamente, secondo la sua ricostruzione, avrebbe appreso che almeno una parte dei fondi era riconducibile a Novatek. L’ex amministratore delegato ha inoltre affermato che Beach non aveva investito direttamente nel progetto e non figurava come azionista o dirigente. Dopo l’uscita di Riddle, avvenuta a settembre, hanno lasciato l’azienda anche altri esponenti del gruppo dirigente, tra cui il direttore finanziario Dan Chandra. La società contesta però la versione dell’ex amministratore delegato sulle circostanze della separazione: sostiene di averlo licenziato per giusta causa e lo definisce un ex dipendente insoddisfatto. Secondo quanto riferito dal New York Times e ripreso da Alaska News, Riddle aveva presentato le dimissioni sei giorni prima di ricevere la comunicazione di licenziamento. I messaggi sui finanziamenti e le verifiche legali Le accuse non si basano soltanto sulle dichiarazioni dell’ex dirigente. Il Financial Times riferisce di aver esaminato conversazioni WhatsApp nelle quali Denis Solovyov, membro del consiglio di amministrazione di Novatek, discuteva del finanziamento dell’iniziativa e cercava di accelerare il trasferimento di denaro destinato a Polar Train LNG. Anche il New York Times ha esaminato comunicazioni relative ai finanziamenti. Secondo la ricostruzione ripresa da Alaska News, i messaggi riguardavano possibili trasferimenti fino a 15 milioni di dollari da Novatek a Tech Wave per sostenere il progetto americano, con una prima tranche prevista di 5 milioni. Queste cifre riguardano le somme discusse nella corrispondenza: le fonti citate non consentono di stabilire che tutti i trasferimenti prospettati siano stati effettivamente completati. Riddle avrebbe inoltre richiesto una valutazione legale allo studio americano Baker Botts. Secondo il New York Times, i documenti allegati alla sua lettera di dimissioni segnalavano potenziali criticità legate ai rapporti con Novatek e all’applicazione delle sanzioni. Anche in questo caso, si tratta di rilievi e preoccupazioni di natura legale, non di una decisione definitiva delle autorità competenti. Il quadro delle sanzioni richiede una distinzione. Novatek è sottoposta a restrizioni statunitensi che interessano determinate operazioni finanziarie, ma non ogni rapporto commerciale con la società madre è automaticamente vietato. Il progetto russo Arctic LNG 2 è invece soggetto a misure più estese. La questione centrale dell’inchiesta riguarda quindi la natura concreta delle operazioni finanziarie e societarie e la loro compatibilità con le restrizioni applicabili. La replica di Polar LNG e la nomina del nuovo amministratore In un comunicato del 23 ottobre, Polar LNG ha respinto le accuse e ribadito che le attività di sviluppo vengono condotte nel rispetto delle leggi statunitensi. La società ha confermato che Tech Wave ha fornito finanziamenti e avviato lavori preliminari di ingegneria con imprese americane. Ha inoltre precisato di aver presentato all’OFAC una domanda di licenza per l’acquisto da Novatek di una struttura incompleta destinata al terminale. La società ha annunciato la nomina di Tim Talkington come amministratore delegato ad interim di Polar Train LNG. Talkington, presidente della società collegata Polar Eagle LNG, ha lavorato per oltre diciassette anni in Goldman Sachs ed è stato amministratore delegato di Goldman Sachs Bank Russia fino all’agosto 2022. La nomina è stata presentata dall’azienda come una misura per garantire la continuità gestionale dopo il cambiamento ai vertici. Polar LNG sostiene che il progetto rimane attivo e continua a cercare investitori e partner industriali americani. L’obiettivo dichiarato è avviare le prime consegne di gas entro la fine del 2030, subordinatamente al completamento delle autorizzazioni, al reperimento dei finanziamenti e alle attività tecniche necessarie.…

Secondo The Atlantic, John Ratcliffe non cercherebbe di dissuadere il presidente americano qualora decidesse di interrompere la condivisione delle informazioni con Kyiv. La collaborazione tra i servizi dei due Paesi prosegue, mentre emergono nuove tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe e sulle difficoltà riscontrate nei sistemi di allerta contro i missili Gli Stati Uniti continuano a fornire informazioni di intelligence all’Ucraina, ma la possibilità di una nuova sospensione della collaborazione resta al centro delle tensioni tra Washington e Kyiv. Secondo un’inchiesta pubblicata il 23 ottobre da The Atlantic, il direttore della CIA John Ratcliffe non cercherebbe di convincere Donald Trump a cambiare idea qualora il presidente decidesse di interrompere il sostegno informativo americano. La valutazione è attribuita a persone che hanno lavorato con Ratcliffe e conoscono il suo modo di interpretare il ruolo di direttore dell’agenzia. Non si tratta quindi di una dichiarazione pubblica del responsabile della CIA, né della conferma che la Casa Bianca abbia già disposto una nuova sospensione. L’inchiesta, firmata dal giornalista Shane Harris e ripresa il 24 ottobre da Ukrainska Pravda, descrive una situazione nella quale le tensioni politiche tra le amministrazioni americana e ucraina non hanno interrotto la collaborazione operativa tra i rispettivi servizi di intelligence. La CIA continua a svolgere un ruolo importante nell’assistenza a Kyiv, fornendo informazioni utilizzate dalle forze ucraine e contribuendo ai sistemi di allerta contro gli attacchi russi. Il possibile cambiamento dipenderebbe da una decisione di Trump, mentre Ratcliffe, secondo gli interlocutori del settimanale, si limiterebbe a illustrare al presidente le conseguenze delle diverse opzioni senza cercare di orientarne direttamente la scelta politica. Le difficoltà nei sistemi di allerta durante gli attacchi russi Uno degli aspetti più delicati della ricostruzione riguarda le difficoltà registrate in Ucraina durante gli attacchi missilistici russi della settimana precedente. The Atlantic, citando persone a conoscenza della situazione, riferisce di segnalazioni relative a interruzioni della rete satellitare Starlink e dei sistemi americani di allerta precoce. Questi problemi avrebbero impedito alle forze ucraine di ricevere tempestivamente informazioni su alcuni missili in arrivo, limitandone la capacità di intercettazione. Il giornale non presenta tuttavia le interruzioni come la conseguenza accertata di una decisione deliberata degli Stati Uniti. Un funzionario dell’intelligence ucraina interpellato dal settimanale ha attribuito agli americani la responsabilità delle difficoltà, ma l’inchiesta segnala anche elementi che indicano possibili malfunzionamenti tecnici. Le cause degli episodi non risultano quindi chiarite. La distinzione è importante perché le segnalazioni di problemi operativi non costituiscono, da sole, una prova dell’interruzione volontaria della condivisione delle informazioni da parte di Washington. La questione era già emersa nei giorni precedenti. Il 14 ottobre il Washington Post aveva riferito delle preoccupazioni ucraine riguardanti l’accesso all’intelligence americana e ai servizi satellitari utilizzati anche nelle operazioni militari. Nello stesso periodo, il presidente Volodymyr Zelensky aveva denunciato la mancanza di un avvertimento preventivo da parte dei partner internazionali in occasione di un attacco missilistico russo contro Kyiv. Le dichiarazioni avevano sollevato interrogativi sull’effettiva disponibilità delle informazioni di allerta, senza chiarire se le difficoltà fossero riconducibili a problemi tecnici oppure a limitazioni nella cooperazione. A confermare che la collaborazione non era stata ufficialmente interrotta era stato anche Trump. In dichiarazioni riportate da NPR il 14 ottobre, il presidente americano aveva affermato che gli Stati Uniti stavano ancora aiutando l’Ucraina e continuavano a condividere informazioni di intelligence, ribadendo contemporaneamente l’intenzione di lavorare con entrambe le parti per porre fine alla guerra. Anche The Atlantic, nella sua inchiesta del 23 ottobre, precisa che il flusso informativo americano non risultava formalmente sospeso. Le pressioni di Washington sugli attacchi alle raffinerie russe Le tensioni sulla condivisione dell’intelligence sono collegate anche agli attacchi condotti dall’Ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe. Secondo quanto riferito dal Washington Post, l’amministrazione Trump avrebbe avvertito Kyiv della possibilità di interrompere il sostegno informativo qualora le forze ucraine continuassero a colpire le raffinerie e altri impianti energetici sul territorio russo. La questione è stata affrontata direttamente anche da Zelensky, che in un’intervista a NPR ha confermato di aver ricevuto avvertimenti sulla possibile sospensione della collaborazione. Il presidente ucraino ha spiegato che gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e logistiche russe hanno l’obiettivo di ridurre le capacità di Mosca di sostenere la guerra. Nell’intervista ha inoltre contestato la posizione di Trump secondo cui le operazioni ucraine contro le raffinerie contribuirebbero all’aumento dei prezzi dei carburanti. Zelensky ha collegato il rincaro dell’energia soprattutto alla guerra in Iran e ha sostenuto che la decisione americana di allentare temporaneamente alcune restrizioni sul diesel russo non avrebbe prodotto benefici significativi per i consumatori statunitensi. Il confronto riguarda anche la possibilità di interrompere reciprocamente gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Zelensky ha dichiarato a NPR che l’Ucraina non intende rinunciare unilateralmente a colpire gli obiettivi russi mentre Mosca continua ad attaccare gli impianti energetici ucraini. Il presidente ha quindi collegato un eventuale cambiamento delle operazioni militari di Kyiv alla cessazione degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche del proprio Paese. The Atlantic inserisce queste divergenze nel quadro dei rapporti difficili tra Trump e Zelensky. Secondo il settimanale, il presidente americano vorrebbe porre fine agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, mentre le strutture di intelligence statunitensi continuano a fornire informazioni utilizzate anche nelle operazioni militari ucraine. È proprio questa differenza tra orientamento politico della Casa Bianca e attività operativa dei servizi a occupare una parte centrale dell’inchiesta dedicata a Ratcliffe. La CIA continua a collaborare con i servizi ucraini Nonostante le tensioni politiche, la collaborazione tra la CIA e l’intelligence ucraina prosegue. The Atlantic riferisce che le informazioni fornite dagli Stati Uniti vengono utilizzate dalle forze armate ucraine anche per operazioni contro obiettivi situati in profondità nel territorio russo. Parallelamente, i satelliti americani contribuiscono all’individuazione anticipata di missili e droni diretti contro l’Ucraina, fornendo dati importanti per l’organizzazione della difesa. Un alto ufficiale americano in pensione, che secondo il settimanale si reca frequentemente in Ucraina, ha indicato nella CIA la principale struttura statunitense impegnata sul terreno. Un funzionario dell’intelligence operante nell’area baltica, coinvolto nella cooperazione con gli americani contro l’influenza russa, ha inoltre descritto le attività dell’agenzia come più aggressive rispetto al periodo dell’amministrazione Biden. Si tratta di valutazioni raccolte dal giornale attraverso fonti del settore dell’intelligence, non di comunicazioni ufficiali della CIA. La collaborazione tra i servizi americani e ucraini precede l’invasione russa su vasta scala del febbraio 2022. The Atlanticricorda che la CIA ha contribuito allo sviluppo dell’apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Questo rapporto pluriennale viene richiamato nell’inchiesta anche per spiegare la fiducia che alcuni funzionari ucraini continuano a riporre in Ratcliffe. Un alto responsabile dell’intelligence ucraina, che lavora direttamente con la CIA, ha descritto positivamente la professionalità del personale americano presente nel Paese. Secondo quanto riferito dal settimanale, i funzionari di Kyiv ritengono inoltre che Ratcliffe conosca la situazione militare e sia in grado di fornire a Trump valutazioni accurate sull’andamento della guerra, anche quando queste non coincidono con le aspettative del presidente. Ratcliffe e il rapporto con Trump: il ruolo del direttore della CIA La posizione personale di John Ratcliffe è uno degli elementi principali dell’inchiesta di The Atlantic. Il direttore della CIA aveva già ricoperto l’incarico di direttore dell’intelligence nazionale durante il primo mandato presidenziale di Trump. Secondo oltre una dozzina di funzionari ed ex funzionari dei servizi americani ed europei intervistati dal settimanale, Ratcliffe considera la Russia una minaccia non soltanto per l’Ucraina, ma anche per gli Stati Uniti e i loro alleati.…