(AGENPARL) – Roma, 04 settembre 2021 – Così come strutturato il green pass è diventato un ‘salvacondotto’ per potersi muovere liberamente all’interno del territorio nazionale.

Un vero e proprio ‘lasciapassare’ che limita de facto la libertà di circolazione, la libertà di movimento e di altre libertà costituzionalmente garantite come il diritto al lavoro, il diritto allo studio, il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità (in definitiva, il diritto ad essere e vivere felici).

Fermo restando che il green pass, invece, si ottiene o con l’inoculazione di una dose di un vaccino, oppure avendo un certificazione medico di esenzione dall’inoculazione, ovvero l’esito positivo di tampone veloce registrato presso la propria regione con validità di 48 ore.

E’ di tutta evidenza che che si tratta di tre requisiti che non garantiscano affatto che il soggetto non abbia contratto il Covid-19, o altri virus.

Pertanto al seggio elettorale, qualora venisse previsto l’introduzione del green pass per esercitare il diritto di voto, non garantirebbe nessuno poichè nella cabina elettorale entrerebbero sia i vaccinati, sia i soggetti con tampone negativo nelle precedenti 48 ore, e sia soggetti con l’esenzione. Ergo non vi è nessuna ragione sanitaria antipandemica e di contrasto alla Pandemia per richiedere il Green Pass per votare, poichè è garantito lo stesso il contagio.

La domanda a questo punto è la seguente: «Nel caso in cui non sarà previsto il green pass per votare, decadono conseguentemente tutte le richieste di esibire il GP per lavorare o entrare in luoghi chiusi, poichè il diritto al voto non ha valenza maggiore rispetto agli altri diritti garantiti e tutelati dalla nostra Costituzione».