(AGENPARL) Roma, 15 luglio 2020 Riceviamo e pubblichiamo

“La SIS118 non esprime il parere di un singolo professionista, ma quello di tutti i professionisti ed operatori che sono al suo interno, quotidianamente impegnati in trincea, sul campo, a tutti i livelli di competenza e di responsabilità”Ad affermarlo è Gino Bonanni, infermiere della SIS118 in merito ad alcune posizioni prese da società scientifiche che si occupano di emergenza. “Non sfugge a nessuno, prosegue Bonanni, che ciò che è avvenuto nell’ambito della SIS118, culminato nel congresso di Catania, è invece segno di maturità e di crescita ed è stato frutto di un dibattito interno perdurante da tempo su opposte concezioni. Come accade sempre, almeno nelle società serie, prevale la tesi sostenuta dalla MAGGIORANZA degli iscritti. Se alcuni della minoranza non hanno accettato le risultanze del dibattito ed hanno ritenuto di percorrere altre strade, non può essere un problema della SIS118  La SIS118, vale la pena ricordare, era nata come “Consulta dei Direttori di Centrale Operativa 118”, una via di mezzo fra la rappresentatività sindacale ed il confronto dei giovani direttori di un 118 nascente.  Il famoso “strappo di Catania” del 2019 è bene renderlo per quello che ha realmente rappresentato, ossia il momento finale della contrapposizione, oramai resasi insanabile, fra una parte, per lo più del nord Italia, schierato sulla validità dell’attuale modello di 112, privo di dubbi (d’altronde chi non è d’accordo in tali realtà deve solo impiegarsi in altre aree), ed un’altra, per lo più del centro-sud d’Italia, fra il dubbioso ed il contrario netto, per le ragioni che man mano si stanno esplicando proprio su queste pagine e che diventeranno sempre più chiare alla comunità. Non entro, peraltro, nelle polemiche di numeri, visto che non le temiamo, perché la base sanitaria e tecnica di SIS118 è solida e ben radicata anche nel centro nord, dove la militanza è tenuta in sordina per non incorrere nelle Fatwa (intesa nel senso restrittivo con cui è stata intesa nel linguaggio dei media che la riferirono alla condanna a morte in contumacia pronunciata nell’anno 1989 dall’Ayatollah Khomeinī contro lo scrittore indiano Salman Rushdie) di recente memoria. Sorprendente, anzi strabiliante, è la considerazione sul 112: “…un accesso diretto al 118 da parte dell’utenza porterebbe, oltre che ad un evidentissimo spreco di risorse a causa, ad esempio ma non solo, di una inutile ridondanza di tecnologia, al fallimento del sistema 112”. Che significa? Sono forse falliti i 112 delle altre nazioni in cui è rimasto disponibile l’accesso diretto dei cittadini al numero dell’emergenza sanitaria? Perché dovrebbe fallire in Italia, quando entrambi, 112 e 118, si gioverebbero della complementarietà e della reciproca collaborazione e si eviterebbe il notevole spreco di risorse economiche legate alla istituzione di mastodontiche CUR (è questa la ridondanza!), con l’ulteriore danno funzionale di perdere la ultraventennale esperienza degli infermieri operatori di Centrale 118? Come si può confondere ed accomunare il 112 laico con il 118 sanitario? Cosa c’è sotto? Non è forse il contrario, cioè che questa mezza verità sottende gli obiettivi reconditi di un 112, così come si vorrebbe imporlo in Italia, che mira a far fallire il 118 ed acquisirne il controllo, anche a costo di allungare i tempi degli interventi e renderli più complessi? Se non è vero questo, perché si sponsorizza un siffatto 112 a danno del 118, mentre si professa difensore degli infermieri dell’emergenza territoriale? ASSURDO!!! Si rigettano categoricamente, ancora una volta, le provocazioni immotivate e scomposte, già avanzate in precedenza e ripetute ora, sulla minore qualità sanitaria del Centro-Sud di Italia rispetto al Nord. Se proprio dobbiamo parlare di “fortuna” del Centro-Sud in occasione della recente epidemia del CoViD-19, l’unica vera “fortuna” è stata quella di avere propri modelli assistenziali. A proposito della recente epidemia, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra solidarietà ai popoli che hanno subito tale immane dramma, né ci siamo mai permessi di denigrare il lavoro oltre misura svolto dai sanitari delle aree interessate. Se nella circostanza dell’epidemia da CoViD-19 vi fossero state falle del sistema, a qualsiasi livello, è compito delle Autorità preposte effettuarne la valutazione: noi siamo sempre dalla parte del mondo sanitario, con le sue difficoltà ed i suoi disagi. Certo rispondiamo in modo appropriato, con dati ed evidenze documentabili, a chi attacca il nostro modello, a chi si permettere, senza cognizione di causa, di affermare con tanta approssimazione che vi siano realtà “evolute” e realtà ‘”arretrate”, solo perché queste ultime dicono NO ad un modello non condiviso, che ha molto poco – e sempre meno – di sanitario, e che non ritengono affatto adeguato ai bisogni dei propri cittadini, ma che a tutti i costi e in tutti i modi si tenta di imporre.Teniamo a precisare qualcosa sul ruolo degli infermieri, per quanto già ampiamente chiarito in precedenza, senza neanche considerare le solite affermazioni ingiuriose circa il modello del dipartimento ed alla “roba da prima repubblica” (la cui modernità, efficacia clinica ed economicità motiveremo in altra sede facendo confronti molto ben dettagliati rispetto ad altre faraoniche costosissime realtà), o al giudizio gratuito “visione, a nostro parere vetusta, lontana ed anacronistica…”. Gli infermieri della SIS118, che stanno in trincea, vogliono fare gli Infermieri con la “I” maiuscola e non essere impiegati come medici dilettanti per il piacere di qualcuno. Essi non intendono sostituire nessuno, ma esprimere la propria professionalità esclusiva e peculiare. Come contenuto nel DDL, l’infermiere del SET-118 deve potersi affermare sempre di più, occupando gli spazi di gestione e di autonomia che gli competono, senza conflitti e prevaricazioni, rapportati alle attività svolte e nel rispetto dei provvedimenti giuridici, formativi ed economici che lo riguardano. L’incitazione a compiere atti illeciti, non consentiti, non pertinenti e non necessari, lo esporrebbe a conseguenze personali e lederebbe i diritti del cittadino/paziente. Non è decoroso che tale incitazione provenga dall’interno della categoria, mancando di rispetto in maniera così esplicita all’intero sistema. Se l’obiettivo è quello di consentire a pochissimi “eletti” di fare carriera e raggiungere posti di potere al costo del sacrificio e dei rischi personali della maggior parte degli appartenenti alla categoria, noi esprimeremo tutta la nostra contrarietà. Evidentemente siamo portatori di due istanze completamente differenti dal punto di vista scientifico, la vostra SIIET, e quella della SIS118, fatta di sanitari e tecnici dove l’unico target e rivolto alle problematiche del paziente, e dove la componente infermieristica ha portato avanti anche la propria rappresentatività con tenacia dando come risultante una crescita interna di notevole entità, non solo nei numeri, ma anche nella rappresentatività sociale.Anche per il gruppo postosi in coalizione contro la SIS 118 non vi è alcun problema al confronto, a prescindere dalla effettiva rappresentatività dei singoli componenti e della loro attinenza con l’attività di emergenza extraospedaliera. La riforma della Senatrice Castellone in materia di emergenza? Bene, la senatrice si è affidata, semplicemente, a quanti negli ultimi 25 anni hanno fornito, con ampia evidenza di riscontro documentale, i contributi fondativi e di maggiore spessore culturale proprio nel settore specifico della Medicina di Emergenza Territoriale 118.Ringraziamo, quindi, vivamente la Senatrice Maria Vittoria Castellone e tutti i Parlamentari e Senatori per il lavoro che hanno svolto e che stanno svolgendo, determinante per il futuro dell’emergenza sanitaria extraospedaliera, al momento troppo esposto ad ingerenze ed opportunismi esterni”

Gino Bonanni – Infermiere – Gruppo Formazione SIS118