(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2026 - La manifestazione del 17 ottobre riunisce sindacati, opposizioni e società civile. Al centro della protesta il deterioramento delle condizioni economiche, le restrizioni alle libertà pubbliche e la concentrazione dei poteri presidenziali
Le proteste in Tunisia hanno registrato una nuova e significativa mobilitazione sabato 17 ottobre, quando migliaia di persone hanno attraversato il centro di Tunisi per contestare il presidente Kaïs Saïed, l’aumento del costo della vita e le restrizioni alle libertà pubbliche denunciate dalle organizzazioni della società civile. La manifestazione, considerata una delle più partecipate degli ultimi anni contro il capo dello Stato, è stata promossa dall’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), insieme a organizzazioni della società civile e forze politiche. Il corteo ha riunito sindacalisti, avvocati, medici, giornalisti, disoccupati, esponenti dell’opposizione e cittadini preoccupati per il deterioramento delle condizioni economiche. Secondo una stima riportata dall’AFP, i partecipanti erano oltre 3.000, mentre APAnews riferisce valutazioni che arrivano a circa 6.000 persone. Non essendo disponibile un conteggio indipendente definitivo, il dato più attendibile resta quello di una partecipazione nell’ordine delle migliaia.
La mobilitazione è partita dall’area della sede dell’UGTT e ha attraversato la capitale lungo l’avenue Habib Bourguiba, uno dei luoghi simbolici delle proteste che nel 2011 contribuirono alla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali. Centinaia di agenti di polizia sono stati dispiegati nella capitale, mentre i manifestanti scandivano slogan contro la concentrazione del potere e chiedevano maggiori garanzie democratiche. Il corteo ha riunito esponenti di forze politiche differenti, comprese organizzazioni che negli ultimi anni hanno mantenuto posizioni divergenti su numerosi aspetti della vita istituzionale tunisina. La partecipazione comune ha rappresentato un elemento significativo della giornata, in un contesto nel quale le divisioni dell’opposizione avevano spesso limitato la capacità di organizzare grandi manifestazioni.
La protesta ha assunto una dimensione contemporaneamente economica e politica. I manifestanti hanno denunciato la perdita di potere d’acquisto, le difficoltà occupazionali e il peggioramento dei servizi pubblici, collegando queste criticità alla richiesta di un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sociali nelle decisioni nazionali. Accanto alle rivendicazioni sul costo della vita sono emerse quelle relative alla libertà di espressione, ai diritti sindacali e alla liberazione delle persone detenute che le opposizioni considerano prigionieri politici. La presenza di lavoratori, professionisti e rappresentanti della società civile ha conferito al corteo un carattere più ampio rispetto a una manifestazione organizzata esclusivamente dai partiti.
Il carovita e il deterioramento dei servizi pubblici
La situazione economica costituisce uno dei principali fattori di insoddisfazione nella società tunisina. Le difficoltà delle famiglie riguardano il costo dei beni essenziali, la disoccupazione e la qualità dei servizi pubblici. Reuters riferisce che il Paese continua a confrontarsi con interruzioni ricorrenti dell’erogazione di acqua ed elettricità, oltre a carenze di medicinali e altri prodotti di prima necessità. Problemi che incidono direttamente sulla vita quotidiana e alimentano le contestazioni nei confronti delle autorità. Le rivendicazioni economiche hanno quindi occupato uno spazio centrale nella manifestazione, accanto alle richieste di cambiamento politico.
Tra i partecipanti intervistati da Reuters figurava Yassine Gharseli, arrivato da Sfax, città situata a circa 250 chilometri a sud della capitale. Il manifestante ha richiamato le continue difficoltà nell’accesso all’acqua e all’elettricità, descrivendole come parte di una successione di crisi che colpiscono la popolazione. La sua testimonianza evidenzia come la mobilitazione non riguardi soltanto gli abitanti di Tunisi, ma raccolga anche preoccupazioni provenienti da altre aree del Paese. Il malcontento si inserisce in un quadro economico nel quale le richieste di miglioramento dei redditi si accompagnano alla domanda di servizi pubblici più affidabili.
Un ulteriore elemento di tensione riguarda le questioni ambientali. Durante il corteo sono comparsi cartelli contro l’inquinamento, mentre APAnews ha richiamato le preoccupazioni legate alle attività industriali nella regione di Gabès. La questione ambientale si aggiunge così alle difficoltà economiche e sociali che attraversano il Paese. Le proteste locali contro l’inquinamento e le mobilitazioni nazionali contro il carovita non coincidono necessariamente per organizzazione e obiettivi, ma mettono in evidenza una richiesta comune: una maggiore attenzione delle istituzioni alle condizioni concrete di vita della popolazione.
Il ruolo dell’UGTT e la partecipazione delle opposizioni
L’Unione generale tunisina del lavoro ha avuto un ruolo centrale nell’organizzazione della manifestazione del 17 ottobre, insieme a organizzazioni della società civile e partiti politici. Il corteo ha visto la partecipazione di rappresentanti di diversi schieramenti, oltre a esponenti del mondo professionale e associativo. Secondo il resoconto video diffuso da Reuters, tra i gruppi presenti figuravano sostenitori del Movimento del Popolo, di Ennahda e del Fronte di salvezza nazionale. La partecipazione di queste componenti non implica l’esistenza di una piattaforma politica unitaria su tutte le questioni nazionali, ma documenta una convergenza sulle rivendicazioni espresse durante la giornata.
Nel corso della manifestazione, il dirigente sindacale Salah Eddine Salmi ha criticato la concentrazione del potere nelle mani di una sola persona e ha sostenuto la necessità di difendere gli spazi di confronto pubblico. Il suo intervento ha richiamato il ruolo delle organizzazioni sindacali nella rappresentanza delle richieste sociali, soprattutto in una fase caratterizzata da difficoltà economiche e tensioni istituzionali. Le rivendicazioni dell’UGTT hanno riguardato anche la tutela dei diritti dei lavoratori e la possibilità di esercitare l’attività sindacale senza restrizioni.
La presenza delle opposizioni ha dato alla manifestazione un significato politico più ampio. I partecipanti hanno ripreso slogan associati alla rivoluzione del 2011, chiedendo un cambiamento nella gestione del Paese e la liberazione dei critici del presidente attualmente detenuti. Tra le parole d’ordine riportate da Reuters figuravano richiami alla sovranità popolare e alla condizione economica dei cittadini. Il riferimento al 2011 ha assunto un valore simbolico particolare, perché la Tunisia fu il punto di partenza delle rivolte che successivamente interessarono numerosi Paesi del mondo arabo.
Il confronto sulle istituzioni e sulle libertà pubbliche
La manifestazione si inserisce nel confronto politico aperto dalle decisioni adottate dal presidente Kaïs Saïed a partire dal 25 luglio 2021. In quella fase il capo dello Stato sospese il Parlamento e avviò una trasformazione dell’assetto istituzionale. Successivamente il Parlamento fu sciolto e nel 2022 entrò in vigore una nuova Costituzione che rafforzò i poteri presidenziali. Le opposizioni e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato questi sviluppi come un indebolimento dei meccanismi di controllo democratico e della separazione dei poteri.
Le critiche riguardano anche i procedimenti contro esponenti politici, giornalisti e rappresentanti della società civile. Secondo le organizzazioni per i diritti umani citate da Reuters, negli ultimi anni si è intensificata la pressione sulle voci critiche nei confronti delle autorità. Il presidente Saïed respinge le accuse di autoritarismo e sostiene che le proprie iniziative siano necessarie per affrontare i problemi dello Stato. Ha inoltre accusato i suoi oppositori di contribuire ad alimentare le tensioni economiche e sociali. La distanza tra queste posizioni continua a caratterizzare il dibattito politico tunisino.
Il corteo del 17 ottobre ha riportato tali questioni al centro dell’attenzione pubblica. I manifestanti hanno chiesto la liberazione dei critici del governo detenuti e hanno denunciato quelle che considerano limitazioni ai diritti sindacali e alle libertà fondamentali. La partecipazione di avvocati, giornalisti e associazioni civiche ha evidenziato il legame tra le richieste di tutela dei diritti e le contestazioni relative al funzionamento delle istituzioni. Per le organizzazioni presenti, la possibilità di affrontare i problemi economici del Paese è strettamente collegata all’esistenza di spazi di confronto e partecipazione.
Una nuova fase della mobilitazione sociale
La protesta del 17 ottobre non costituisce un episodio isolato. Secondo il resoconto AFP/Reuters, il 20 agosto si era già svolta a Tunisi una manifestazione contro l’aumento dei prezzi e la scarsità di beni essenziali. Nel mese successivo, i lavoratori del trasporto dei carburanti avevano inoltre organizzato uno sciopero di due giorni per rivendicazioni relative ai salari e alle condizioni di lavoro. Questi precedenti mostrano come il malcontento economico abbia continuato a esprimersi attraverso iniziative differenti, promosse da gruppi sociali e professionali diversi.
La manifestazione di sabato ha tuttavia presentato una caratteristica particolare: la convergenza tra rivendicazioni sindacali, richieste di miglioramento delle condizioni di vita e contestazioni di natura politica. La partecipazione di migliaia di persone ha mostrato la capacità delle organizzazioni promotrici di mobilitare settori differenti della società tunisina, pur senza consentire di trarre conclusioni sul sostegno complessivo alle diverse forze politiche. Il dato rilevante è la presenza, nello stesso corteo, di soggetti che condividono alcune richieste immediate ma mantengono storie e orientamenti differenti.
Per le autorità tunisine, la mobilitazione pone nuovamente al centro la necessità di rispondere alle difficoltà economiche e alle richieste di confronto avanzate da sindacati e organizzazioni civiche. Per i promotori della protesta, il passaggio successivo sarà verificare se la partecipazione registrata nella capitale potrà tradursi in ulteriori iniziative e in un dialogo sulle rivendicazioni presentate. Al momento non emergono elementi sufficienti per attribuire alla manifestazione conseguenze immediate sulle decisioni del governo.
Il 17 ottobre rappresenta quindi un nuovo capitolo delle proteste in Tunisia, in una fase segnata dall’intreccio tra difficoltà economiche, trasformazioni istituzionali e contestazioni sulle libertà pubbliche. La giornata ha riportato nelle strade della capitale le richieste di una parte della società tunisina, confermando la persistenza di tensioni che attraversano il Paese da diversi anni. Il seguito della mobilitazione dipenderà dalle iniziative delle organizzazioni coinvolte e dalle risposte delle autorità alle questioni economiche e politiche sollevate.
