(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2026 - Al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, Teheran ribadisce la disponibilità a ripristinare il transito marittimo in sette giorni, ma il negoziato con Washington resta aperto. Sul tavolo anche la risoluzione sulla guerra del 2025 e il ruolo diplomatico dei Paesi del Golfo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rilanciato il piano Hormuz a Baghdad, durante la 52ª sessione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC), ribadendo che Teheran è pronta a ripristinare il normale transito marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz entro sette giorni, qualora vengano soddisfatte le condizioni necessarie. Intervenendo il 17 ottobre davanti ai rappresentanti dei Paesi membri, il capo della diplomazia iraniana ha confermato che la proposta è stata trasmessa agli Stati Uniti attraverso la mediazione del Qatar, attribuendo a Washington la responsabilità della prossima decisione. Non si tratta tuttavia di un’iniziativa presentata per la prima volta al vertice: il piano risale a settembre ed è già stato oggetto di scambi diplomatici tra le due parti. La novità emersa a Baghdad è la scelta di Teheran di riportarlo al centro del confronto multilaterale, mentre proseguono le divergenze sulle condizioni e sulla sequenza delle misure necessarie per ridurre le tensioni.
La posizione iraniana si inserisce in un negoziato che nelle ultime settimane ha registrato contatti, risposte e nuove valutazioni, senza arrivare a un’intesa definitiva. Il 30 settembre, secondo quanto riferito da Reuters sulla base delle informazioni fornite da un funzionario informato sui colloqui, Araghchi aveva ricevuto attraverso i mediatori qatarioti un riscontro statunitense sulla proposta. Il documento iraniano prevedeva un periodo di sette giorni destinato a ricostruire la fiducia tra Washington e Teheran, con l’obiettivo di riprendere un percorso negoziale più ampio. Già allora il principale punto di contrasto riguardava l’ordine con cui affrontare le questioni sul tavolo, comprese la sicurezza della navigazione e il programma nucleare iraniano. Il 12 ottobre il ministero degli Esteri di Teheran aveva confermato che la risposta americana era ancora in fase di esame e che un’ulteriore comunicazione sarebbe stata trasmessa attraverso i canali diplomatici una volta conclusa la valutazione.
Il nodo della sicurezza marittima e delle condizioni negoziali
Nel suo intervento a Baghdad, Araghchi ha collegato esplicitamente la possibilità di ripristinare il traffico marittimo alla necessità di ottenere condizioni di sicurezza considerate sufficienti da Teheran. Il ministro ha sostenuto che la normalizzazione della navigazione non possa essere separata dal quadro militare e politico regionale, insistendo sulla necessità di garanzie credibili. Si tratta della posizione del governo iraniano, non di un principio già condiviso da tutti i soggetti coinvolti nel negoziato. Da parte statunitense, infatti, il confronto comprende anche richieste relative al programma nucleare iraniano, che Washington intende affrontare fin dalle prime fasi delle trattative. Teheran preferisce invece concentrare inizialmente il negoziato sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sulle condizioni necessarie per ristabilire la sicurezza delle rotte commerciali.
Questa divergenza aiuta a spiegare perché una proposta già discussa a settembre non abbia ancora prodotto una soluzione operativa. Le parti non si confrontano soltanto sulla possibilità di riaprire il passaggio marittimo, ma anche sulle garanzie reciproche e sulla successione degli impegni. Per Washington, un accordo limitato alla navigazione potrebbe risultare insufficiente se non accompagnato da progressi su altre questioni di sicurezza. Per Teheran, al contrario, subordinare il ripristino dei traffici a un’intesa preliminare sul dossier nucleare rischierebbe di ampliare il negoziato prima ancora di aver affrontato l’emergenza marittima. La proposta dei sette giorni costituisce quindi uno strumento diplomatico già noto, il cui rilancio a Baghdad mira a mantenere aperta la possibilità di un’intesa e a rafforzare la visibilità internazionale della posizione iraniana.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Prima dell’attuale conflitto, attraverso questa rotta transitava circa un quinto degli scambi globali di queste risorse energetiche. La sua rilevanza non riguarda esclusivamente gli Stati produttori del Golfo, ma anche le economie importatrici dell’Asia e dell’Europa, le compagnie di navigazione, gli assicuratori e gli operatori dei mercati internazionali. La persistenza di condizioni di insicurezza può incidere sui costi di trasporto e sulle decisioni commerciali anche quando una parte del traffico continua a essere garantita. Per questo motivo, un’eventuale intesa sulla navigazione avrebbe conseguenze economiche che andrebbero oltre il confronto bilaterale tra Iran e Stati Uniti.
Il rilancio della proposta non equivale però alla riapertura dello Stretto né alla conclusione delle trattative. Affinché la navigazione possa tornare a condizioni regolari, gli impegni politici dovrebbero tradursi in disposizioni operative verificabili, capaci di offrire garanzie agli equipaggi e agli operatori commerciali. L’orizzonte temporale dei sette giorni indicato da Teheran resta pertanto condizionato al raggiungimento di un’intesa preliminare. Presentarlo come una scadenza già concordata significherebbe attribuire al negoziato un avanzamento che, sulla base delle informazioni disponibili, non risulta ancora acquisito.
L’OIC e la risoluzione sulla guerra del 2025
Il confronto sullo Stretto di Hormuz si svolge nel quadro della riunione ministeriale dell’OIC, organizzata a Baghdad il 17 e 18 ottobre con la partecipazione dei rappresentanti dei Paesi membri. L’incontro affronta diverse crisi regionali, dalla questione palestinese alle tensioni nel Golfo, e offre alle delegazioni l’occasione di intensificare i contatti bilaterali. Per l’Iran, il vertice rappresenta anche una sede nella quale riproporre le conseguenze politiche e diplomatiche della guerra di dodici giorni combattuta nel 2025.
A margine della sessione, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato all’agenzia IRNA che l’organizzazione è chiamata a riconfermare una risoluzione adottata durante una precedente riunione straordinaria, convocata in seguito al conflitto del 2025. Secondo il rappresentante iraniano, le decisioni assunte nelle sessioni di emergenza e negli incontri preparatori devono essere sottoposte nuovamente all’approvazione del Consiglio ordinario dei ministri degli Esteri. La risoluzione relativa alla guerra rientra in questo percorso, insieme ai documenti riguardanti la Palestina e alle relazioni presentate dal segretario generale dell’organizzazione.
Gharibabadi ha precisato che l’esito complessivo della sessione sarà raccolto in un documento conclusivo indicato come Baghdad Report. Le sue dichiarazioni descrivono dunque una procedura di approvazione prevista nell’ambito dei lavori ministeriali, non l’adozione già accertata di una nuova risoluzione. La distinzione è importante perché il significato diplomatico del vertice dipenderà anche dal contenuto effettivo dei documenti approvati e dalle posizioni che i Paesi membri decideranno di assumere formalmente.
La discussione sulla guerra del 2025 si collega al tentativo iraniano di mantenere la crisi regionale nell’agenda delle organizzazioni multilaterali. Attraverso la riconferma delle decisioni precedenti, Teheran cerca di dare continuità alle posizioni espresse dall’OIC durante la fase di emergenza. Il confronto ministeriale offre tuttavia spazio anche ad altre priorità dei Paesi membri, che comprendono la sicurezza del Golfo, la situazione palestinese, le tensioni tra Arabia Saudita e movimento Houthi nello Yemen e la necessità di rafforzare gli strumenti di mediazione regionale.
Qatar e Oman, i canali della diplomazia regionale
La mediazione del Qatar costituisce uno degli elementi centrali del negoziato sullo Stretto di Hormuz. Doha ha svolto un ruolo nella trasmissione delle proposte e delle risposte tra Iran e Stati Uniti, contribuendo a mantenere attivo il dialogo nonostante il permanere delle divergenze. Il 30 settembre, secondo Reuters, i mediatori qatarioti avevano comunicato ad Araghchi il riscontro ricevuto da Washington, permettendo a Teheran di avviare una nuova valutazione. Il riferimento al Qatar contenuto nel discorso pronunciato a Baghdad conferma quindi la continuità di un canale diplomatico già utilizzato nelle settimane precedenti.
Accanto a Doha emerge il ruolo dell’Oman, Paese che occupa una posizione geografica direttamente collegata allo Stretto di Hormuz e mantiene relazioni diplomatiche con i principali interlocutori regionali. Gharibabadi ha riferito che era stato programmato un incontro nel Sultanato per discutere un’intesa tra Iran e Oman riguardante lo Stretto, con particolare attenzione a una possibile tabella di marcia sulle rotte di ingresso e di uscita. L’incontro non si è svolto, ma il viceministro ha assicurato che i contatti con i Paesi vicini proseguono attraverso altri canali e a livelli diplomatici elevati.
Il 17 ottobre sono emerse ulteriori indicazioni sulla continuità delle interlocuzioni indirette. Un componente della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera ha riferito che i contatti con gli Stati Uniti proseguono attraverso la mediazione di Qatar e Oman e che entrambe le parti hanno presentato le proprie condizioni. La dichiarazione conferma l’esistenza di un confronto ancora aperto, ma non consente di concludere che le distanze tra Washington e Teheran siano state superate. Il negoziato resta infatti condizionato alla valutazione delle rispettive richieste e alla possibilità di individuare una sequenza di impegni accettabile per entrambi.
A Baghdad, Araghchi ha inoltre incontrato rappresentanti di altri Paesi della regione, tra cui i ministri degli Esteri di Turchia ed Egitto. Il confronto con Ankara ha riguardato anche gli sviluppi nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, confermando che la questione della sicurezza marittima interessa un insieme di attori più ampio rispetto ai due governi direttamente coinvolti nelle trattative. La molteplicità dei contatti riflette la dimensione regionale della crisi, nella quale la libertà di navigazione, la sicurezza energetica e la stabilità politica sono strettamente collegate.
Le prospettive dopo il vertice di Baghdad
La riunione dell’OIC non modifica automaticamente lo stato del negoziato tra Iran e Stati Uniti, ma offre a Teheran un’occasione per ribadire pubblicamente le proprie condizioni e coinvolgere maggiormente i partner regionali. Il rilancio del piano dei sette giorni assume significato soprattutto alla luce della sua storia recente: la proposta è stata avanzata a settembre, Washington ha trasmesso un riscontro attraverso i mediatori e, ancora il 12 ottobre, il governo iraniano dichiarava di essere impegnato nella valutazione della risposta americana. L’intervento di Araghchi del 17 ottobre si colloca dunque in una fase di confronto già avviata, non all’inizio di un nuovo percorso diplomatico.
Nei prossimi giorni, gli elementi decisivi saranno l’eventuale risposta iraniana alle osservazioni statunitensi, la disponibilità delle parti a concordare l’ordine delle misure previste e la definizione di garanzie concretamente applicabili alla navigazione. Anche il documento conclusivo dell’OIC potrà chiarire quale posizione comune i ministri degli Esteri avranno assunto sulle crisi regionali e sulla risoluzione relativa alla guerra del 2025. Fino a quel momento, le dichiarazioni diffuse a Baghdad devono essere considerate per ciò che sono: segnali di continuità diplomatica e di disponibilità condizionata al negoziato, non la conferma di un accordo già raggiunto.
Per il commercio internazionale, la questione centrale resta la possibilità di ripristinare condizioni di transito stabili e prevedibili nello Stretto di Hormuz. Il piano iraniano offre un possibile percorso temporale, ma il suo successo dipenderà da decisioni politiche e garanzie di sicurezza che non risultano ancora concordate. Il vertice di Baghdad ha riportato il tema al centro dell’agenda regionale, mostrando quanto la sicurezza delle rotte energetiche sia ormai inseparabile dal più ampio confronto diplomatico e strategico tra Teheran, Washington e i Paesi del Golfo.
