(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2026 - Il segretario di Stato Marco Rubio chiarisce la scelta della Casa Bianca di sospendere l’applicazione delle nuove misure previste dal Graham Act. Washington vuole esaminare le conseguenze sull’economia americana e sui mercati mondiali. Il provvedimento non cancella le sanzioni precedenti e non stabilisce una scadenza automatica per le deroghe.
Donald Trump intende utilizzare fino a 60 giorni per valutare le conseguenze economiche delle nuove sanzioni contro la Russia, prima di decidere se e come applicare le misure restrittive previste dal Graham Act. A chiarire la posizione della Casa Bianca è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha spiegato come il presidente voglia esaminare l’impatto dei provvedimenti non soltanto sull’economia russa, ma anche sugli Stati Uniti e sul sistema economico internazionale. Le dichiarazioni, rese sabato 17 ottobre e diffuse nelle prime ore di domenica da Reuters, arrivano dopo la firma di un ordine esecutivo con cui Trump ha sospeso l’applicazione di numerose disposizioni della nuova legge sulle sanzioni. La decisione apre una fase di valutazione politica ed economica, senza comportare l’eliminazione delle restrizioni precedentemente imposte a Mosca.
Rubio ha spiegato ai giornalisti, prima della partenza per una missione diplomatica in Asia centrale, che l’amministrazione americana considera necessario approfondire le conseguenze delle nuove sanzioni e dei dazi previsti dalla legislazione approvata a settembre. La valutazione riguarda soprattutto gli effetti indiretti delle misure, che potrebbero colpire non soltanto le esportazioni russe, ma anche i Paesi che acquistano petrolio e gas dalla Federazione Russa. È proprio questa dimensione internazionale a rendere particolarmente complessa la decisione della Casa Bianca: un irrigidimento delle restrizioni potrebbe aumentare la pressione economica su Mosca, ma produrre contemporaneamente ripercussioni sui mercati energetici e sui rapporti commerciali degli Stati Uniti con alcuni partner strategici.
Il Graham Act e la decisione della Casa Bianca
Il 16 ottobre Trump ha firmato un ordine esecutivo per l’attuazione del Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, la legge approvata il mese precedente con l’obiettivo di rafforzare la pressione economica sulla Russia. Il provvedimento prevede un insieme di sanzioni, restrizioni e dazi destinati a colpire diversi settori dell’economia russa e alcune attività commerciali collegate alle esportazioni energetiche di Mosca. Tra le disposizioni figurano aumenti tariffari sulle merci russe e misure nei confronti dei Paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas di origine russa.
L’ordine esecutivo introduce tuttavia deroghe che sospendono l’applicazione di una parte sostanziale delle nuove misure. Trump ha utilizzato la facoltà prevista dalla stessa legge di concedere esenzioni quando ritenga che siano giustificate dagli interessi nazionali degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha comunicato di aver trasmesso al Congresso la certificazione richiesta dalla normativa per motivare il ricorso a questa possibilità. Si tratta quindi di una decisione assunta attraverso un meccanismo previsto dal Graham Act, non dell’abrogazione della legge da parte del presidente.
Un elemento importante riguarda la durata delle deroghe. Sebbene Rubio abbia indicato un periodo di valutazione di 60 giorni, il testo dell’ordine esecutivo non prevede che le esenzioni decadano automaticamente al termine di tale intervallo. Il provvedimento stabilisce invece che resteranno in vigore fino a quando il presidente o il segretario di Stato, in consultazione con le altre autorità competenti, non riterranno necessario adottare ulteriori decisioni. I 60 giorni rappresentano dunque l’orizzonte temporale indicato dall’amministrazione per esaminare le conseguenze economiche delle misure, mentre la durata giuridica della sospensione dipenderà da successivi interventi dell’esecutivo.
La distinzione assume rilievo anche per comprendere la portata effettiva della decisione americana. L’ordine del 16 ottobre precisa che le deroghe non modificano le sanzioni già in vigore in base ad altri provvedimenti adottati per contrastare determinate attività del governo russo. Washington non ha quindi cancellato l’intero sistema di restrizioni nei confronti della Federazione Russa, ma ha deciso di non applicare, almeno per il momento, specifiche disposizioni aggiuntive introdotte dal Graham Act.
Energia, dazi e rapporti con i partner commerciali
Uno degli aspetti più delicati della nuova legislazione riguarda i dazi destinati ai Paesi che acquistano risorse energetiche russe. Il Graham Act non si limita infatti a prevedere misure direttamente rivolte alla Federazione Russa, ma introduce strumenti che possono incidere sulle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e altri governi. Il meccanismo mira a rendere economicamente più oneroso il mantenimento di determinati rapporti energetici con Mosca, ampliando così la pressione oltre i confini dell’economia russa.
Rubio ha richiamato esplicitamente il caso dell’India, uno dei principali partner commerciali degli Stati Uniti e un importante acquirente di petrolio russo. Nuovi dazi sulle merci provenienti dai Paesi importatori di energia russa potrebbero complicare le relazioni economiche con Nuova Delhi e incidere su settori non direttamente collegati al conflitto in Ucraina. La valutazione americana riguarda quindi un equilibrio complesso tra l’obiettivo di esercitare pressione su Mosca e la necessità di preservare rapporti commerciali considerati strategici.
L’ordine esecutivo prevede, tra le altre disposizioni, un aumento del 500 per cento dei dazi sulle merci provenienti dalla Russia e incrementi del 100 per cento per determinate categorie di Paesi coinvolti negli acquisti di energia russa o nell’aggiramento delle sanzioni. L’applicazione di queste misure è però soggetta alle deroghe introdotte nello stesso documento. Di conseguenza, le aliquote indicate rappresentano la struttura tariffaria prevista dal provvedimento, non necessariamente dazi già applicati alle importazioni interessate.
Il tema assume particolare importanza in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati energetici internazionali. Le decisioni sulle sanzioni possono influenzare le aspettative degli operatori, le strategie di approvvigionamento e i costi delle importazioni. Un sistema di restrizioni che coinvolga anche i Paesi terzi potrebbe inoltre produrre effetti sulle catene commerciali globali, aumentando l’incertezza per le imprese che operano tra mercati diversi. È questo il quadro nel quale l’amministrazione Trump intende collocare la propria valutazione economica dei prossimi due mesi.
Le reazioni di Kiev e il confronto politico americano
La decisione della Casa Bianca ha suscitato critiche in Ucraina e negli Stati Uniti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha contestato la sospensione delle nuove misure, sostenendo che una riduzione della pressione economica possa favorire la posizione negoziale di Mosca e indebolire gli strumenti utilizzati dai partner occidentali per contrastare la guerra. La posizione di Kiev riflette l’importanza attribuita alle sanzioni come parte della strategia internazionale di sostegno all’Ucraina.
Anche all’interno del Congresso americano sono emerse obiezioni alla scelta del presidente. Il Graham Act era stato sostenuto da parlamentari favorevoli a un rafforzamento delle restrizioni contro la Russia e la decisione di sospenderne l’applicazione ha aperto un confronto sull’efficacia della politica sanzionatoria statunitense. Le critiche riguardano soprattutto il rischio che l’utilizzo delle deroghe riduca l’impatto di una legislazione concepita per aumentare il costo economico della prosecuzione della guerra.
Dal punto di vista dell’amministrazione, la valutazione annunciata da Rubio risponde invece alla necessità di considerare le conseguenze complessive delle misure. L’imposizione di nuovi dazi può produrre effetti su prezzi, importazioni e rapporti con i partner commerciali, rendendo necessaria una verifica delle possibili ricadute sull’economia americana. La discussione si concentra quindi non soltanto sull’opportunità politica delle sanzioni, ma anche sulla loro capacità di raggiungere gli obiettivi previsti senza determinare costi eccessivi per gli Stati Uniti.
Trump, parlando ai giornalisti a Mar-a-Lago, ha lasciato aperta la questione della decisione definitiva, senza indicare quale sarà l’esito della valutazione. Le sue dichiarazioni confermano che l’amministrazione non considera concluso il processo decisionale. Il periodo indicato da Rubio servirà a esaminare le possibili conseguenze dell’applicazione delle nuove misure, mentre le deroghe introdotte il 16 ottobre continueranno a essere disciplinate dall’ordine esecutivo.
I prossimi passaggi della politica americana
La questione delle sanzioni contro la Russia resta quindi aperta su due piani distinti. Il primo è politico e riguarda la scelta dell’amministrazione Trump di valutare per un periodo fino a 60 giorni gli effetti delle nuove restrizioni. Il secondo è giuridico e riguarda le deroghe già introdotte attraverso l’ordine esecutivo, la cui durata non coincide automaticamente con il termine indicato da Rubio.
Nei prossimi mesi sarà importante verificare se la Casa Bianca deciderà di mantenere le esenzioni, modificarle oppure procedere con l’applicazione delle misure previste dal Graham Act. Un ruolo significativo sarà svolto anche dalle valutazioni del Dipartimento di Stato, del Tesoro e delle autorità competenti per la politica commerciale ed energetica, chiamate a monitorare gli acquisti di risorse russe e le possibili conseguenze delle restrizioni.
Per l’Europa e per i partner internazionali degli Stati Uniti, la decisione rappresenta un elemento da seguire con attenzione. L’eventuale applicazione di dazi nei confronti di Paesi terzi potrebbe modificare le condizioni degli scambi commerciali e incidere sui rapporti economici con Washington. Allo stesso tempo, la sospensione delle nuove misure potrebbe alimentare un confronto politico sulla coerenza e sull’efficacia della pressione economica esercitata nei confronti di Mosca.
La novità del 18 ottobre non consiste dunque nell’abolizione delle sanzioni americane contro la Russia, ma nella conferma, da parte del segretario di Stato, di un periodo di valutazione destinato a orientare le prossime scelte della Casa Bianca. I 60 giorni indicati da Rubio costituiscono una finestra politica di analisi, non una scadenza automatica delle deroghe. È su questa distinzione che si concentreranno le prossime decisioni dell’amministrazione Trump e il confronto con il Congresso e gli alleati internazionali.
