(AGENPARL) - Roma, 8 Ottobre 2026 - La Francia ha convocato l’ambasciatore iraniano a Parigi in risposta alle accuse di Teheran sulla gestione delle proteste studentesche, denunciando una campagna di disinformazione condotta dalle autorità iraniane sul movimento dei liceali.
La convocazione, disposta dal ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri Jean-Noël Barrot, arriva un giorno dopo che Teheran aveva convocato l’ambasciatore francese in Iran, accusando Parigi di un trattamento violento dei manifestanti e di gravi violazioni dei diritti umani.
Il Quai d’Orsay ha definito «assolutamente inaccettabili» i contenuti diffusi online dagli account ufficiali del ministero degli Esteri iraniano e ha giudicato «infondata» la convocazione del diplomatico francese a Teheran. Parigi ha chiesto inoltre la fine di quelle che ha definito «provocazioni indegne».
La risposta alle accuse di Baqaei
Lo scontro diplomatico è iniziato quando il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha accusato la Francia di usare la forza contro i manifestanti e di violare i loro diritti durante le proteste che da settimane interessano numerose scuole francesi.
Teheran ha contestato in particolare la risposta delle forze di sicurezza agli studenti, sostenendo che Parigi non possa denunciare la repressione delle proteste in Iran mentre tollera, secondo la versione iraniana, l’uso della forza contro i manifestanti sul proprio territorio.
Le proteste francesi sono effettivamente accompagnate da critiche sulla gestione della sicurezza. Organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un uso sproporzionato della forza contro gli studenti, mentre il governo francese ha sospeso l’impiego delle granate stordenti dopo il grave ferimento di un quindicenne durante gli scontri.
La mobilitazione, intanto, continua. Giovedì gli studenti hanno nuovamente bloccato diversi licei e manifestato in varie città francesi, mentre il governo promette interventi sulle condizioni delle scuole e sulla carenza di insegnanti.
Il contraccolpo sulla repressione iraniana
Le accuse iraniane arrivano però in un contesto completamente diverso per dimensioni e gravità: la repressione delle proteste antigovernative esplose in Iran alla fine del 2025 e culminate l’8 e il 9 gennaio 2026.
Secondo Iran Human Rights, organizzazione con sede in Norvegia, sono 4.219 le persone che l’organizzazione ha identificato come uccise durante le proteste, quasi tutte nelle giornate dell’8 e 9 gennaio. Lo stesso gruppo avverte che il bilancio reale potrebbe essere significativamente più alto.
Amnesty International ha documentato l’uso di armi da fuoco e di altre forme di forza letale da parte delle forze di sicurezza iraniane, parlando di una repressione di portata senza precedenti. L’organizzazione ha inoltre denunciato arresti arbitrari, torture e il rischio di nuovi processi ed esecuzioni contro i manifestanti.
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Il ricorso alla pena di morte è diventato uno degli aspetti più contestati della repressione, come evidenziato ieri da agenparl. Amnesty ha documentato numerose condanne a morte legate alle proteste di gennaio e ha denunciato l’accelerazione dei procedimenti giudiziari e il ricorso a processi gravemente iniqui.
Due accuse contrapposte
È su questo terreno che la risposta francese a Teheran assume un significato più ampio.
L’Iran accusa Parigi di violare i diritti dei manifestanti nelle strade francesi. Le organizzazioni per i diritti umani, tuttavia, hanno effettivamente contestato alcuni metodi utilizzati dalla polizia francese e il governo ha adottato una prima misura, sospendendo l’impiego delle granate stordenti.
La Francia, allo stesso tempo, respinge le accuse iraniane e sostiene che Teheran stia manipolando la vicenda attraverso i propri canali ufficiali. Il confronto non cancella quindi le critiche sulla gestione delle proteste francesi, ma le inserisce in una disputa diplomatica nella quale i due Paesi si accusano reciprocamente di violazioni dei diritti umani.
A rendere particolarmente delicato lo scontro è il diverso contesto nel quale le accuse vengono formulate: mentre in Francia le proteste studentesche continuano e il governo ha avviato un confronto sulle modalità della risposta della polizia, in Iran la repressione delle manifestazioni di gennaio ha prodotto migliaia di vittime secondo le organizzazioni per i diritti umani e ha portato a nuove condanne a morte ed esecuzioni.
La convocazione dell’ambasciatore iraniano segna così un nuovo passaggio nella crisi tra Parigi e Teheran, trasformando una disputa sulla gestione delle proteste francesi in un confronto diplomatico più ampio sul rispetto dei diritti umani.
