(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - La tensione nel Mar Nero cresce proprio lungo le rotte utilizzate dalla navigazione commerciale. In due giorni, tre mercantili sono rimasti coinvolti in due episodi distinti, davanti alle coste di Romania e Bulgaria. La vicinanza temporale e geografica sta facendo emergere una nuova preoccupazione: quanto è diventato rischioso attraversare il Mar Nero anche per le navi che non partecipano al conflitto?
Il primo episodio risale al 5 ottobre. La Royad Mammadov, mercantile di proprietà turca, ha preso fuoco e successivamente è affondata al largo della Romania. La nave trasportava mais proveniente dall’Ucraina ed era diretta verso l’Italia. Due membri dell’equipaggio sono morti e altri 11 sono stati soccorsi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha attribuito l’attacco a droni russi. Bucarest, però, non ha formalizzato questa ricostruzione e Mosca non ha rivendicato né commentato l’episodio.
Il giorno successivo la situazione si è ripetuta più a sud, nella zona economica esclusiva della Bulgaria. Due altri mercantili, la ALFA WATAN e la ABLE, entrambi di proprietà turca ma con bandiera rispettivamente del Togo e di Palau, sono stati colpiti dai droni.
La ALFA WATAN è affondata e le autorità bulgare hanno avviato le ricerche dell’equipaggio. La ABLE ha invece preso fuoco: i suoi 18 membri sono stati evacuati, 11 turchi e 7 indiani, con due persone ferite.
Anche in questo caso l’attribuzione non è definitiva. Una fonte della sicurezza marittima citata da Reuters ha indicato un probabile attacco russo, mentre il presidente bulgaro Rumen Radev ha mantenuto una posizione più prudente, sottolineando che non è ancora possibile stabilire con certezza da dove provenissero i droni.
È proprio questa cautela a rendere la vicenda particolarmente delicata. Non siamo davanti a tre attacchi ufficialmente attribuiti alla Russia, ma a due episodi ravvicinati nei quali le autorità ucraine o fonti di sicurezza hanno indicato una possibile responsabilità russa senza che questa sia stata formalmente accertata.
La Turchia al centro
C’è poi un elemento che merita più attenzione di quanto abbia ricevuto nei primi lanci: le tre navi coinvolte sono legate alla Turchia.
La Royad Mammadov era turca. ALFA WATAN e ABLE sono anch’esse di proprietà turca, anche se navigano sotto bandiere diverse. Le loro rotte collegavano porti della regione del Mar Nero con Turchia e Mediterraneo.
Questo significa che Ankara non è una spettatrice della crescente instabilità delle rotte commerciali. La Turchia è membro della NATO, controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli ed è uno dei principali attori economici e strategici del Mar Nero.
La questione diventa quindi più ampia della sicurezza delle singole navi. Se gli attacchi contro mercantili dovessero aumentare o avvicinarsi sistematicamente alle rotte commerciali internazionali, la pressione sulla Turchia potrebbe crescere rapidamente.
Ankara mantiene da anni una posizione particolare nel conflitto: è alleata dell’Ucraina, ma conserva contemporaneamente canali di dialogo con Mosca. Il Mar Nero è uno degli spazi nei quali questa politica di equilibrio viene messa alla prova nel modo più diretto.
Il problema della zona economica bulgara
Il secondo episodio presenta inoltre una caratteristica che lo distingue dai precedenti attacchi contro navi nelle aree direttamente coinvolte nel conflitto.
Le ALFA WATAN e ABLE sono state colpite nella zona economica esclusiva della Bulgaria, a decine di miglia dalla costa.
La ZEE non equivale alle acque territoriali: la Bulgaria non esercita su di essa la stessa sovranità che esercita entro le proprie 12 miglia nautiche. Ma si tratta comunque di uno spazio nel quale Sofia dispone di diritti economici riconosciuti dal diritto internazionale.
E soprattutto la Bulgaria è un Paese NATO.
Questo non significa che un attacco contro una nave commerciale nella ZEE bulgara costituisca automaticamente un attacco alla NATO. Sarebbe un salto logico che i fatti disponibili non consentono. Ma la geografia spiega perché l’episodio abbia attirato immediatamente l’attenzione di Bruxelles e delle autorità bulgare.
La preoccupazione è che il margine di sicurezza delle rotte commerciali si stia restringendo.
Il Mar Nero non è solo un campo di battaglia
La questione riguarda infatti anche il commercio.
Le navi coinvolte negli ultimi episodi non trasportavano armamenti. Erano mercantili impegnati in collegamenti commerciali tra Ucraina, Romania, Turchia e Mediterraneo.
La Royad Mammadov trasportava mais ucraino verso l’Italia. La ALFA WATAN era diretta verso Sulina, in Romania, mentre la ABLE procedeva dalla Romania verso Istanbul.
Sono rotte che fanno parte della rete commerciale costruita intorno al Mar Nero e che assumono un’importanza particolare per l’esportazione dei prodotti agricoli ucraini.
Ogni attacco a una nave civile introduce quindi un costo ulteriore: non soltanto il rischio per gli equipaggi, ma anche assicurazioni più care, rotte da modificare e maggiore prudenza da parte degli armatori.
È questo il passaggio che può trasformare una serie di incidenti militari in un problema economico regionale.
Una nuova linea di rischio
Gli episodi del 5 e 6 ottobre non dimostrano ancora l’esistenza di una campagna sistematica contro le navi turche. Sarebbe prematuro dirlo.
Dimostrano però qualcosa di più circoscritto e già rilevante: la navigazione commerciale nel settore occidentale del Mar Nero è diventata più esposta e gli attacchi stanno avvenendo sempre più vicino alle aree di interesse diretto dei Paesi NATO.
La domanda ora è se si tratti di episodi isolati oppure dell’inizio di una fase nella quale le infrastrutture e le rotte commerciali entreranno stabilmente nel calcolo militare del conflitto.
Per la Turchia, la Bulgaria e la Romania non è una questione astratta. Il Mar Nero è davanti alle loro coste, attraversato quotidianamente da navi commerciali e collegato ai principali corridoi energetici e alimentari della regione.
E se la navigazione civile comincia a essere considerata parte del rischio strategico, il problema non riguarda più soltanto Ucraina e Russia: riguarda la sicurezza dell’intero Mar Nero.
