(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - Washington considera l’Islanda centrale per la sicurezza del Nord Atlantico. Sul tavolo anche infrastrutture, energia, tecnologia e le nuove tensioni nell’Artico.
REYKJAVIK – L’Islanda torna al centro della strategia americana nell’Artico. Il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio è arrivato a Reykjavik per una visita che Washington presenta come un’occasione per rafforzare la cooperazione con uno dei suoi più importanti alleati nel Nord Atlantico.
Il messaggio arrivato dalla capitale islandese è chiaro: gli Stati Uniti vogliono fare di più insieme a Reykjavik sul fronte della sicurezza, mentre l’Artico assume un’importanza crescente nella competizione geopolitica con Russia e Cina.
Rubio ha definito l’Islanda centrale per le questioni di sicurezza e difesa dell’area, sottolineando la posizione geografica del Paese tra Nord America, Europa e Artico. Secondo il segretario di Stato, le minacce nella regione stanno aumentando e comprendono non soltanto aspetti militari, ma anche rischi per le infrastrutture e gli interessi economici occidentali.
Più cooperazione militare
La novità più significativa riguarda la possibilità di rafforzare la cooperazione militare tra Washington e Reykjavik.
«C’è disponibilità a fare di più insieme», ha spiegato Rubio, ricordando che gli Stati Uniti hanno avuto per decenni una presenza militare permanente in Islanda. La base di Keflavík è stata chiusa nel 2006, quando Washington aveva deciso di spostare le proprie risorse verso altre aree considerate più strategiche.
Ma, secondo Rubio, il mondo è cambiato e con esso sono cambiate anche le priorità di sicurezza. L’Islanda, pur essendo membro della NATO, non dispone di forze armate permanenti e basa la propria sicurezza sulla cooperazione con l’Alleanza Atlantica e sul trattato di difesa con gli Stati Uniti del 1951.
Washington, ha precisato Rubio, non intende intraprendere alcuna iniziativa senza il consenso islandese. L’obiettivo è discutere con Reykjavik quali ulteriori forme di cooperazione possano essere sviluppate.
Cavi sottomarini e rotte artiche
Dietro la nuova attenzione americana per l’Islanda c’è soprattutto la trasformazione dell’Artico in uno dei principali teatri della competizione internazionale.
Rubio ha citato le cosiddette misure «irregolari» e «coperte», oltre alle minacce alle infrastrutture dei cavi sottomarinie alle rotte marittime.
Il controllo delle infrastrutture e delle vie di comunicazione del Nord Atlantico assume infatti un’importanza crescente in una regione dove l’apertura di nuove rotte e il progressivo interesse economico per le risorse artiche stanno modificando gli equilibri strategici.
L’Islanda occupa una posizione particolarmente delicata: si trova tra Europa e Nord America, a poca distanza dalla Groenlandia, ed è inserita in una delle principali direttrici strategiche dell’Atlantico settentrionale.
Il fantasma della Groenlandia
La visita di Rubio arriva inoltre dopo mesi di tensioni tra Washington e Reykjavik legate alle dichiarazioni dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia.
A settembre, un’immagine pubblicata da Donald Trump aveva rappresentato un’area comprendente anche l’Islanda con i colori degli Stati Uniti, provocando una reazione irritata da parte delle autorità islandesi. Il governo di Reykjavik aveva convocato l’ambasciatore americano per contestare l’iniziativa.
Anche alcune precedenti dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense designato in Islanda, Billy Long, avevano suscitato polemiche dopo una battuta sulla possibilità che il Paese diventasse il 52° Stato americano.
A Reykjavik, tuttavia, la ministra degli Esteri Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir ha scelto di abbassare i toni. «Guardiamo al futuro», è stato il messaggio del governo islandese, che considera ormai superate le tensioni più recenti.
Washington guarda anche all’economia
La partita non è soltanto militare.
Rubio ha indicato tra le priorità della relazione bilaterale anche energia, tecnologia e commercio. L’Islanda dispone di importanti risorse geotermiche e di competenze avanzate nei settori energetico e marino.
Gli Stati Uniti guardano inoltre alla possibilità di sviluppare nuove forme di collaborazione tecnologica. Rubio ha ricordato, per esempio, il ruolo del territorio islandese nell’addestramento legato alle missioni spaziali americane, comprese quelle del programma Artemis.
Il segretario di Stato ha inoltre escluso l’idea di puntare, nell’immediato, su nuovi grandi accordi multilaterali di libero scambio, preferendo discutere con Reykjavik un’intesa commerciale bilaterale basata sulla reciprocità.
Il nuovo equilibrio dell’Artico
La visita di Rubio va letta anche alla luce del recente accordo raggiunto tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia sulla sicurezza dell’isola artica.
L’intesa prevede un rafforzamento della presenza militare americana in Groenlandia e punta a impedire che potenze rivali, in particolare Russia e Cina, possano acquisire una posizione strategica nell’area.
In questo quadro, l’Islanda rappresenta un tassello complementare. Non soltanto per la sua posizione geografica, ma anche per la possibilità di monitorare rotte marittime, infrastrutture e collegamenti tra Nord America ed Europa.
È un ritorno di interesse che ricorda, per certi aspetti, la Guerra fredda. Non a caso Rubio ha incontrato la ministra degli Esteri islandese a Höfði House, il luogo dello storico vertice del 1986 tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. Quest’anno ricorrono quarant’anni da quell’incontro, considerato uno dei momenti simbolici della fase finale della Guerra fredda.
Reykjavik cerca un equilibrio
Per l’Islanda la sfida è mantenere l’alleanza con Washington senza rinunciare alla propria autonomia politica.
Il governo di Reykjavik ha ribadito di considerare molto seriamente la sicurezza dell’Artico e del Nord Atlantico e di voler rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la risposta alle recenti tensioni dimostra che l’Islanda intende mantenere una posizione netta sulla propria sovranità.
La visita di Rubio segna quindi un nuovo capitolo nei rapporti tra i due Paesi.
Dopo le tensioni provocate dalle dichiarazioni americane sulla Groenlandia e sull’Islanda, Washington prova a trasformare la nuova centralità dell’Artico in una cooperazione più stretta con Reykjavik.
E il messaggio americano è destinato ad avere un peso ben oltre l’Islanda: mentre il Nord si trasforma in uno dei principali terreni della competizione tra le grandi potenze, gli Stati Uniti vogliono assicurarsi che il corridoio strategico tra Europa e Nord America rimanga saldamente dentro il sistema di sicurezza occidentale.
