(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - La moneta unica scende ai minimi da 17 mesi mentre aumenta la pressione sui titoli di Stato francesi. Debito pubblico, instabilità politica e costo del finanziamento riportano Parigi al centro delle preoccupazioni europee
La Francia torna sotto pressione sui mercati finanziari e il primo segnale arriva dall’euro, sceso fino a 1,1161 dollari, il livello più basso da maggio 2025. Contemporaneamente, gli investitori stanno chiedendo un premio sempre maggiore per acquistare titoli di Stato francesi rispetto ai Bund tedeschi.
Il differenziale sul decennale francese ha raggiunto livelli che non si vedevano da anni, mentre il rendimento dell’OAT decennale si è avvicinato alla soglia del 5%. Il movimento riflette una preoccupazione che ormai va oltre le oscillazioni quotidiane dei mercati: la sostenibilità dei conti pubblici francesi.
Un debito che continua a crescere
I dati dell’INSEE fotografano la dimensione del problema. Alla fine del secondo trimestre del 2026 il debito pubblico francese aveva raggiunto 3.595,5 miliardi di euro, pari al 119% del PIL.
Nel solo secondo trimestre l’incremento è stato di 59,6 miliardi di euro. A trainare la crescita è stato soprattutto lo Stato, mentre anche la componente legata alla sicurezza sociale ha continuato ad aumentare.
Il problema per Parigi non è soltanto l’ammontare del debito accumulato. A pesare è anche il costo necessario per continuare a finanziarlo in un momento in cui gli investitori pretendono rendimenti più elevati.
Più salgono i rendimenti, infatti, più costoso diventa per lo Stato rifinanziare le obbligazioni in scadenza e finanziare il nuovo fabbisogno.
La pressione dei mercati
La stampa economica francese registra da settimane il progressivo deterioramento del clima finanziario.
La Tribune ha evidenziato l’aumento della diffidenza degli investitori nei confronti della capacità di Parigi di mettere sotto controllo il bilancio pubblico, mentre Le Parisien ha sottolineato come il rendimento dell’OAT decennale sia arrivato ai livelli più elevati dall’inizio degli anni Duemila.
Il tema è quindi diventato anche politico. Gli investitori non stanno soltanto valutando quanto sia elevato il debito, ma soprattutto se la Francia disponga di una strategia credibile per stabilizzarlo.
La “regola d’oro” di Le Pen
Nel dibattito politico è intervenuta anche Marine Le Pen, proponendo una vera e propria “regola d’oro” per i conti pubblici.
La proposta prevede di rendere vincolante una riduzione del deficit di almeno 0,5 punti percentuali di PIL ogni anno. L’obiettivo indicato è portare il disavanzo dal 5,4% previsto per il 2026 al 2,9% nel 2032.
Il piano punta inoltre a una riduzione della spesa pubblica di circa 125 miliardi di euro in cinque anni e richiama il modello tedesco del freno al debito. Eventuali deroghe alla regola dovrebbero essere sottoposte a condizioni particolarmente restrittive.
La proposta rappresenta il tentativo di offrire ai mercati un percorso di rientro dei conti pubblici, ma apre contemporaneamente una questione politica: quanto spazio rimarrebbe per la spesa pubblica e per le politiche sociali in presenza di un vincolo fiscale così rigido?
È un tema destinato a diventare centrale in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Il problema diventa europeo
La Francia, però, non è un Paese qualsiasi dell’Eurozona. È una delle sue maggiori economie e uno dei principali emittenti di debito pubblico.
Per questo un aumento persistente del premio di rischio sui titoli francesi può avere conseguenze che vanno oltre Parigi.
Per ora non siamo di fronte a una nuova crisi dell’euro. Ma il deterioramento delle condizioni di finanziamento francesi arriva in un momento nel quale anche altri Paesi europei devono gestire livelli elevati di debito e ingenti esigenze di rifinanziamento.
Il rischio che osservano i mercati è quello di un progressivo allargamento delle tensioni: se la Francia dovesse pagare sempre di più per finanziarsi, il problema potrebbe trasformarsi da questione nazionale in una nuova fonte di instabilità per l’intera area euro.
La BCE davanti a un equilibrio delicato
La situazione mette inoltre la Banca centrale europea davanti a un equilibrio complesso.
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari rappresenta già un irrigidimento delle condizioni finanziarie, anche senza una modifica dei tassi ufficiali. Se la pressione sui titoli francesi dovesse continuare, la BCE dovrebbe tenere conto non soltanto dell’andamento dell’inflazione, ma anche delle conseguenze di una crescente frammentazione dei mercati obbligazionari europei.
Il punto centrale rimane quindi politico prima ancora che monetario: la Francia deve convincere gli investitori di avere una traiettoria credibile per deficit e debito.
Con il rapporto debito/PIL al 119%, un costo di finanziamento in aumento e una campagna elettorale che si avvicina, Parigi si trova davanti a una delle sfide economiche più delicate degli ultimi anni.
E il mercato ha già iniziato a mandare il proprio segnale: la pazienza degli investitori non è infinita.
