(AGENPARL) - Roma, 6 Settembre 2026 - Il quadro politico in Medio Oriente registra un’ulteriore e drastica accelerazione sul fronte della retorica governativa israeliana e dell’espansione territoriale. Nelle scorse ore, il ministro delle finanze Bezalel Smotrich è tornato a negare apertamente l’esistenza della Palestina (“ascolta l’intervento integrale sul profilo X ufficiale della fonte“, definendo l’intero riconoscimento dei diritti palestinesi come un’invenzione ostile e diffamatoria nei confronti del sionismo.
Le affermazioni giungono mentre prosegue la forte pressione militare e amministrativa sulle comunità palestinesi nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, alimentando il dibattito e la condanna da parte delle istituzioni internazionali.
Le motivazioni ideologiche e la negazione dell’identità palestinese
Nel corso del suo intervento, Smotrich ha ribadito con forza che «non esiste una cosa come un popolo palestinese», sostenendo che l’intera estensione territoriale appartiene esclusivamente al popolo israeliano. A supporto di questa tesi, il ministro ha fatto appello a principi religiosi e scritturali, fondando le proprie argomentazioni sull’ebraismo e sulla Torà.
Secondo l’esponente del governo, qualsiasi informazione o trattazione geopolitica che riconosca l’autodeterminazione o i diritti storici della popolazione locale risulterebbe priva di fondamento, etichettata pubblicamente come una “menzogna” orchestrata contro lo Stato di Israele.
Il nodo degli insediamenti e il controverso progetto E1
Le dichiarazioni di Smotrich si inseriscono in un momento di profonda trasformazione urbanistica e territoriale, legata in particolare all’accelerazione della politica degli insediamenti. Nel mirino della comunità internazionale c’è soprattutto il progetto E1, che prevede la costruzione di 3.400 nuove unità abitative nell’area compresa tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Maale Adumim.
Difendendo l’iniziativa, il ministro ha sottolineato l’obbligo morale e storico di abitare quei luoghi, definendoli sacri e rivendicando una presunta “percezione della giustizia”. Tuttavia, le reazioni globali non si sono fatte attendere: diverse organizzazioni internazionali e agenzie delle Nazioni Unite hanno bollato il piano E1 come un catalizzatore di pulizia etnica, capace di alterare in modo permanente e irreversibile la geografia politica e la continuità territoriale della Cisgiordania.
Le denunce di Amnesty International e la proposta su Gaza
Sul fronte dei diritti umani, la linea dura dell’esecutivo israeliano continua a suscitare condanne durissime. Peter Frankental, direttore degli affari economici di Amnesty International Regno Unito, ha denunciato apertamente che la popolazione palestinese nella Cisgiordania occupata è sottoposta a una sistematica campagna di sradicamento, definendo gli insediamenti il fulcro di un sistema di occupazione e apartheid.
A rincarare la dose si aggiunge la richiesta avanzata dallo stesso Smotrich nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il ministro delle finanze ha infatti esortato l’esecutivo a instaurare un governo militare permanente all’interno della Striscia di Gaza, accompagnato dalla riapertura di insediamenti ebraici nell’enclave devastata dal conflitto, una proposta che rischia di infiammare ulteriormente le tensioni diplomatiche globali.
