(AGENPARL) - Roma, 6 Settembre 2026 - Il panorama politico e ambientale dell’Argentina registra una forte mobilitazione internazionale. Nelle ultime ore, i leader delle comunità originarie del Paese hanno lanciato un allarme drammatico attraverso una conferenza stampa virtuale, denunciando un’offensiva coordinata promossa dall’esecutivo guidato da Javier Milei. L’obiettivo delle nuove politiche governative, secondo i rappresentanti indigeni, sarebbe lo spoglio sistematico delle terre ancestrali a favore dei grandi latifondisti e delle multinazionali straniere.
Lo smantellamento delle tutele istituzionali e l’asse del governo
Da quando è insediato alla presidenza nel dicembre 2023, Milei ha impresso una svolta radicale che ha incrementato l’insicurezza giuridica e fisica delle popolazioni native. I partecipanti alla conferenza hanno ricordato che l’attuale amministrazione ha iniziato depotenziando l’Istituto nazionale per gli affari indigeni (INAI), privato della sua autonomia originaria, per poi procedere con lo scioglimento del Comitato del Senato sui popoli aborigeni e la cancellazione del registro nazionale delle comunità indigene. In chiave simbolica, l’esecutivo ha persino ridenominato la Sala dei Popoli Indigeni all’interno del palazzo presidenziale, intitolandola agli Eroi delle Falkland.
Questo indirizzo politico ha trovato sponda anche sul piano internazionale e legislativo. Nel novembre 2024, l’Argentina è stata l’unica nazione a votare contro la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata alla protezione dei diritti dei popoli indigeni. Pochi mesi prima, inoltre, il governo aveva decretato la fine dello stato di emergenza territoriale, una misura che congelava gli sfratti in attesa del completamento degli studi sulle terre tradizionali. Per l’amministrazione, tale regime normativo creava un’intollerabile incertezza giuridica lesiva della proprietà privata, pilastro fondamentale sancito anche nell’Acta de Mayo firmata nel luglio 2024 insieme a diciotto governatori provinciali.
Nuove leggi sugli sfratti e pressioni dell’estrattivismo
Al centro della denuncia c’è il tentativo dell’esecutivo di imporre la legge sull’inviolabilità della proprietà privata, un meccanismo accelerato che consente l’espulsione immediata delle comunità prima ancora che i tribunali si esprimano nel merito delle controversie territoriali. Come sottolineato dall’attivista mapuche Moira Millan, il rischio concreto è che intere comunità vengano sradicate dopo secoli di presenza documentata per fare spazio agli interessi minerari e alle nuove frontiere dell’estrattivismo.
La pressione sul campo è già una realtà tangibile. Tra agosto e settembre si sono registrati ripetuti tentativi di sgombero ai danni delle comunità Lof Melo e Lof Kinxikew, nei pressi di Bariloche e all’interno del Parco Nazionale Nahuel Huapi, rivendicate da interessi immobiliari e privati. Nonostante la resistenza di oltre un centinaio di attivisti e la successiva sospensione ordinata dai giudici per vizi procedurali, la tensione rimane altissima.
Dalle risorse idriche al litio: una questione globale
La posta in gioco, avvertono i rappresentanti indigeni, va ben oltre la mera proprietà della terra e investe la tutela delle risorse naturali strategiche, a cominciare dall’acqua potabile e dai minerali critici. Mauro Millan, della comunità di Pillán Mahuiza, ha denunciato l’arrivo di magnati globali del capitale e della tecnologia interessati a installare centri dati nelle regioni ricche d’acqua della Patagonia, oltre allo sfruttamento intensivo del nord del Paese.
Le province di Jujuy e Salta, infatti, rientrano nel cosiddetto “triangolo del litio”, un’area che custodisce l’ottantacinque per cento delle riserve mondiali di questo metallo essenziale per la transizione energetica. Per questo motivo, i leader indigeni paragonano la difesa della Patagonia alla salvaguardia dell’Amazzonia, definendola una causa vitale per l’intera umanità e confermando l’intenzione di portare la battaglia legale e politica direttamente davanti alla Corte interamericana dei diritti umani.
