(AGENPARL) - Roma, 11 Luglio 2026 - Il Primo Ministro ad interim dello Yemen, Mohammed Ahmed Miftah, ha lanciato un segnale di sfida che riecheggia ben oltre i confini della capitale. Dichiarando “irreversibile” la decisione del suo Paese di porre fine al blocco aereo e marittimo che ne soffoca l’economia da anni, Miftah ha indicato nell’alleanza con l’Iran il perno fondamentale di questo cambio di passo.
La dichiarazione, pronunciata durante una manifestazione a Sana’a, non è solo una retorica politica, ma si fonda su un dato concreto: l’arrivo recente di un aereo iraniano nell’aeroporto della capitale, avvenuto nonostante le minacce della coalizione a guida saudita. Per il governo di Sana’a, questo atterraggio rappresenta la prova tangibile che l’isolamento imposto dal 2015 può essere infranto.
Il gioco delle due rotte Per comprendere la portata di questa mossa, è necessario distinguere tra i due “blocchi” che definiscono la strategia yemenita in questo momento:
- Il blocco subito: Da anni, le aree sotto il controllo Houthi subiscono un blocco stretto imposto dalla coalizione saudita, che limita l’importazione di beni essenziali e l’accesso allo spazio aereo. Il supporto iraniano funge qui da ancora di salvezza logistica e diplomatica.
- Il blocco agito: Parallelamente, lo Yemen sta utilizzando la sua posizione strategica sullo stretto di Bab al-Mandab — il passaggio obbligato tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano — per imporre un proprio blocco alle navi dirette in Israele o riconducibili a interessi israeliani. Un’azione giustificata da Sana’a come solidarietà al popolo palestinese a Gaza.
L’avvertimento di Miftah Il Primo Ministro ha usato toni fermi anche nei confronti della sicurezza interna, mettendo in guardia contro qualsiasi attacco agli aeroporti o alle infrastrutture civili, promettendo una risposta immediata a eventuali tentativi di ostacolare questo processo di “liberazione” dai vincoli imposti dall’estero.
Mentre l’attenzione globale è puntata sulle tensioni nello Stretto di Hormuz, lo Yemen si riafferma come un attore che, pur sotto assedio, continua a detenere il controllo su una delle arterie marittime più vitali del pianeta. La partita di Sana’a si gioca dunque su un doppio binario: quello della propria sopravvivenza logistica e quello della pressione geopolitica verso Israele, con Teheran che continua a fungere da garante di questa proiezione di forza
