(AGENPARL) - Roma, 4 Luglio 2026 - CARACAS – La gestione delle conseguenze dei potenti terremoti che hanno devastato il Venezuela sta diventando una prova critica per la presidente in carica, Delcy Rodríguez. Con oltre 2.295 vittime accertate e più di 11.000 feriti, l’emergenza umanitaria ha fatto emergere una frattura politica profonda, proprio mentre il mandato ad interim di 180 giorni di Rodríguez è giunto a scadenza questo venerdì.
La guerra dei dati e il vuoto di Stato
Mentre il governo non fornisce aggiornamenti ufficiali su morti e feriti da mercoledì, l’opposizione guidata dalla Nobel per la pace María Corina Machado ha lanciato un allarme senza precedenti: il suo database digitale indica oltre 36.000 persone disperse. Machado, dal suo esilio a Panama, accusa il governo di una “totale assenza dello Stato” e insiste sul fatto che il Paese abbia bisogno di “riferimenti di cui fidarsi”, proponendo il proprio rientro come fattore di stabilizzazione.
Il dilemma geopolitico di Washington
La posizione degli Stati Uniti, finora solida a sostegno di Rodríguez, si sta facendo ambivalente. Sebbene l’amministrazione Trump apprezzi le riforme favorevoli agli affari (specialmente nel settore petrolifero) attuate dalla presidente, la frustrazione cresce. Fonti diplomatiche confermano che gli USA hanno scoraggiato il rientro di Machado, temendo che la sua presenza possa alimentare proteste di massa, distogliendo l’attenzione dalle operazioni di soccorso. Washington, pur non potendo impedire il rientro di Machado, ha chiarito di non poterlo facilitare.
Blocco aereo e crisi costituzionale
La tensione ha raggiunto il picco con la chiusura del traffico aereo commerciale su Caracas; una mossa che il governo giustifica con la gestione dell’emergenza, ma che l’opposizione legge come un tentativo di impedire il rientro di Machado. La situazione è precipitata in una crisi istituzionale: il mandato ad interim di 180 giorni è scaduto e non è ancora chiaro come l’Assemblea Nazionale intenda procedere per coprire la vacanza di potere.
Un unico spiraglio
In questo scenario di macerie politiche e materiali, il salvataggio del 43enne Hernán Alberto Gil Flores, estratto vivo giovedì dopo quasi otto giorni sotto le macerie di un seminterrato, rimane l’unico punto di luce in una delle settimane più nere della storia recente del Venezuela.
