(AGENPARL) - Roma, 4 Luglio 2026 - RAMALLAH – La situazione in Cisgiordania ha raggiunto un punto di rottura. Il portavoce della Presidenza Palestinese, Nabil Abu Rudeineh, ha denunciato oggi una “pericolosa escalation” di violenza, definendo le azioni delle bande di coloni contro i villaggi e le città di Jenin, Nablus, Gerusalemme e Hebron come un vero e proprio atto di “terrorismo organizzato”.
In una nota ufficiale, la Presidenza ha dettagliato la gravità di quanto sta accadendo sul terreno. Gli attacchi non si limitano a episodi isolati, ma rappresentano un’offensiva sistematica: aggressioni alle abitazioni, rogo di terreni agricoli, sradicamento di ulivi secolari, distruzione di proprietà private e il sistematico sequestro delle fonti d’acqua. Abu Rudeineh ha ribadito con fermezza che tali violenze avvengono sotto la protezione diretta e il supporto operativo dell’esercito israeliano, legando indissolubilmente queste dinamiche alla guerra in corso nella Striscia di Gaza.
Questa cruda realtà di violenza quotidiana si scontra frontalmente con l’immobilismo della diplomazia internazionale. Emblematica, in tal senso, è la postura adottata oggi dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in merito alla questione dei prodotti provenienti dalle colonie: tante parole, zero fatti. Mentre da Bruxelles si continua a navigare in un mare di dichiarazioni di principio, sul campo si consuma un’escalation di “genocidio e sfollamento forzato” che minaccia di rendere la situazione irreversibile.
La Presidenza palestinese ha quindi rivolto un appello urgente alla comunità internazionale, con un richiamo diretto all’amministrazione statunitense, affinché vengano adottate misure concrete per costringere la potenza occupante a rispettare il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la 2334 del Consiglio di Sicurezza.
L’avvertimento di Abu Rudeineh è netto: la regione sta affrontando un pericoloso punto di svolta storico. La continuazione delle guerre e il caos derivanti dalle politiche dell’occupazione, uniti alla mancata adesione alla legittimità internazionale, stanno spingendo l’area verso il disastro. Israele, conclude la nota, sarà considerato l’unico responsabile di questo deterioramento.
