(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - L’esperto Luciano Dissegna lancia la proposta a Excalibur: «Basta tasse cieche. Il fisco
deve calcolare il rischio reale e tutelare l’equità sostanziale, non solo quella formale».
In un contesto macroeconomico segnato da profonde crisi, in
cui i grandi gruppi multinazionali prosperano mentre il tessuto locale rischia il collasso,
emerge la necessità di un cambio di paradigma radicale. Nasce così la proposta della
Tassazione Inversa, un modello di riforma fiscale orientato all’equità sostanziale e
progettato a invarianza di gettito per lo Stato. L’obiettivo è redistribuire il carico tributario
partendo dall’analisi oggettiva del rischio economico e della fragilità lavorativa,
proteggendo in particolare le micro e piccole imprese.
«La tassazione inversa non è una semplice riduzione delle aliquote, ma una rivoluzione
concettuale», spiega il dottor Luciano Dissegna, ideatore del modello, nel corso di
un’intervista rilasciata a Excalibur. «Fino a oggi il fisco è stato un peso cieco. La vera
uguaglianza non è quella formale, ma quella sostanziale, che consiste nel trattare in modo
diverso situazioni diverse. Chi opera in contesti precari o ad alto rischio deve godere di un
alleggerimento fiscale, fino all’ipotesi di imposte negative (contributi), mentre chi gode di
posizioni protette deve sostenere una quota maggiore».
Il cuore del meccanismo si muove su binari matematici per evitare discrezionalità politiche.
Attraverso l’uso delle moderne banche dati e dell’intelligenza artificiale, il sistema applica
la “Metrica dell’Uscita”, calcolando il tasso di abbandono involontario di una determinata
categoria (fallimenti, cessazioni, licenziamenti e dimissioni, escludendo eventi fisiologici
come i pensionamenti). Più una categoria è fragile e instabile, meno viene tassata. I
contribuenti vengono così suddivisi incrociando dati anagrafici, geografici, di settore e
dimensione aziendale.
Un focus imprescindibile è rivolto alla piccola impresa, considerata il pilastro della
democrazia economica e della vitalità dei territori. «Guardando l’Italia dall’alto, oggi si nota
la desertificazione del tessuto piccolo imprenditoriale», conclude Dissegna. «La piccola
impresa è fatta di famiglie e coraggio. Difendere questa realtà, insieme ai lavori più gravosi
e umili, significa tutelare la persona e contrastare il crollo demografico. Se non rimettiamo
al centro l’uomo e la famiglia, il Paese è destinato a morire».
La Tassazione Inversa si propone quindi come uno scudo protettivo per chi produce valore
in condizioni di incertezza, trasformando il fisco da apparato burocratico a strumento di
coesione sociale e di rilancio della natalità d’impresa.
Intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=6XGiBDsFNvw
Giuseppe Spinelli
retearil21@gmail.com
