(AGENPARL) - Roma, 16 Ottobre 2025 - (AGENPARL) – Thu 16 October 2025 16 Ottobre 2025
DAZI: COLDIRETTI, CROLLA AD AGOSTO L’EXPORT AGROALIMENTARE IN USA (-23%)
E’ il primo mese di applicazione delle tariffe al 15%, l’81% degli italiani chiede all’Ue di riaprire le trattative ed essere più incisiva
I dazi al 15% fanno crollare l’export agroalimentare italiano negli Stati Uniti con un calo ad agosto del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat del commercio estero, il primo mese dell’applicazione delle tariffe aggiuntive conferma le previsioni negative delle scorse settimane sull’andamento di alcuni settori, a partire dal vino, dove si stima una percentuale superiore al 30%.
L’export in Usa ha superato nei primi otto mesi il valore di 5 miliardi di euro, in linea con lo stesso periodo del 2024, frutto però di un andamento discontinuo. Dopo un primo trimestre dell’anno dove le esportazioni agroalimentari negli States hanno visto una crescita media in valore dell’11%, nei primi tre mesi di applicazione dei dazi aggiuntivi al 10% si è passati al +1,3% di aprile, al +0,4% di maggio, e al -2,9% di giugno, per poi arrivare al – 10% di luglio e al crollo di agosto.
Con le tariffe passate al 15% la crescita si è di fatto azzerata anche se saranno i prossimi mesi a far capire se l’inversione di tendenza sarà strutturale o se si tratta solo di una fase di assestamento.
Con gli Usa che rappresentano il primo mercato Extra Ue in valore per le esportazioni agroalimentari nazionali non sorprende che ben l’81% degli italiani ritenga essenziale che la Ue avvii nuove trattative con Trump per ottenere esenzioni dai dazi in settori chiave, come ad esempio il vino, secondo il rapporto Coldiretti/Censis.
E c’è anche un’aspettativa di maggiore incisività da parte della Ue poiché il 79% degli italiani si aspetta che nel prossimo eventuale round di negoziati la Commissione europea sia più determinata. Per gli italiani quindi si poteva e si dovrà fare di più nel rapporto con gli Usa, perché l’approccio troppo friendly di fatto ha penalizzato aziende e comunità italiane e degli altri Paesi.
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