(AGENPARL) - Roma, 21 Giugno 2024 - (AGENPARL) – ven 21 giugno 2024 GIUSTIZIA CLIMATICA, GREENPEACE ITALIA E RECOMMON FANNO RICORSO IN
CASSAZIONE NELL’AMBITO DELLA GIUSTA CAUSA CONTRO ENI
hanno deciso di ricorrere alle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte di
Cassazione per chiedere di dichiarare che nella Giusta Causa – il
contenzioso climatico avviato davanti al Tribunale di Roma dalle due
organizzazioni e 12 cittadine e cittadini nei confronti di ENI, del
Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e di Cassa Depositi e
Prestiti (CDP)
– è stata proposta un’azione giudiziaria su cui il giudice ordinario
italiano ha la giurisdizione, per cui gli compete la decisione.
Lo stesso giudice designato del Tribunale di Roma, poche settimane fa, dopo
la prima udienza tenutasi a metà febbraio, aveva comunicato alle parti in
causa un’ordinanza con cui fissava l’udienza del 13 settembre prossimo per
pronunciarsi sulle eccezioni preliminari sollevate da ENI, dal MEF e da
CDP. Questi ultimi hanno eccepito, tra l’altro, il cosiddetto “difetto
assoluto di giurisdizione”, in sostanza escludendo che sull’azione proposta
vi sia un giudice che possa decidere, con l’effetto che la citazione viene
dichiarata inammissibile e non si svolge il processo nel merito. Un tale
esito costituirebbe un pericoloso precedente che rischia di impedire ogni
possibilità futura di istruire una qualsiasi causa climatica in un
tribunale italiano, sia contro lo Stato sia contro imprese private.
Tale decisione si porrebbe in netto contrasto con la recente sentenza della
Grande Camera della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) del 9 aprile
scorso sul caso meglio noto come “Anziane svizzere per il clima”, nella
quale la CEDU ha dato ragione alle combattive signore, che avevano citato
lo Stato elvetico per la sua inadempienza nella lotta ai cambiamenti
climatici e quindi per non aver garantito l’accesso alla giustizia per i
danni derivanti alle ricorrenti dalla lesione di diritti umani fondamentali
connessi all’emergenza climatica, in primis la tutela della vita personale
e familiare.
«Il ricorso in Corte di Cassazione nasce dall’esigenza di definire al più
alto livello giudiziario se nel nostro Paese sia possibile procedere
legalmente per tutelare i diritti umani messi in pericolo dall’emergenza
climatica causata dalle attività umane», dichiarano Greenpeace Italia e
ReCommon. «Non possiamo più temporeggiare, serve agire subito. Per questo
abbiamo deciso di rivolgerci alle Sezioni Unite Civili della Cassazione per
avanzare con più forza la nostra richiesta di ottenere giustizia climatica.
Malgrado quanto dichiarato pubblicamente in più occasioni, infatti, ENI non
sembra avere alcuna intenzione di entrare nel merito delle accuse che le
abbiamo mosso nell’ambito della Giusta Causa sul suo impatto passato,
presente e futuro sul clima del Pianeta»
L’emergenza climatica è sempre più grave, per questo le organizzazioni si
dicono determinate a impiegare ogni strumento disponibile a livello legale
per fermare la strategia di ENI di continuare a investire sull’espansione
del petrolio e sul gas, ignorando ogni impegno sul clima. Per Greenpeace
Italia e ReCommon, l’azienda e i suoi azionisti pubblici di riferimento
devono cambiare profondamente l’attuale piano industriale, prima che sia
davvero troppo tardi.
Leggi il media briefing “Quel processo non s’ha da fare – Perché ENI vuole
bloccare la Giusta Causa
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