(AGENPARL) - Roma, 19 Gennaio 2024 - (AGENPARL) – ven 19 gennaio 2024 *COMUNICATO STAMPA “LE PIANTE UTILIZZATE DALL’UOMO NON SONO
SUFFICIENTEMENTE PROTETTE A LIVELLO GLOBALE”L’allarme in una ricerca
condotta dal UN Environment Programme World Conservation Monitoring Centre
(UNEP-WCMC) e dai Royal Botanic Gardens, Kew, in collaborazione con
l’Università di Torino e altri partner accademiciIn una ricerca pubblicata
oggi, venerdì 19 gennaio, sulla rivista Science, gli scienziati del World
Conservation Monitoring Centre del Programma delle Nazioni Unite per
l’Ambiente e dei Royal Botanic Gardens, Kew, in collaborazione con
l’Università di Torino e altri partner accademici, hanno quantificato per
la prima volta la distribuzione globale delle piante utilizzate dall’uomo.
L’analisi ha rivelato che le maggiori concentrazioni di piante si trovano
ai tropici, “hotspot bioculturali” che dovrebbero essere aree prioritarie
per la conservazione ma, ad oggi, sono in gran parte non protette. Le
piante rendono possibile la vita e hanno permesso all’umanità di
svilupparsi e prosperare. Oltre a nutrire gli esseri umani e il bestiame, a
fornire medicinali vitali, carburante e materiali per l’abbigliamento e le
infrastrutture, la diversità delle piante può fornire soluzioni ai problemi
globali attuali e futuri, come la fame, le malattie e i cambiamenti
climatici. Il team ha analizzato la distribuzione di 35.687 specie di
piante con usi documentati da parte dell’uomo, che coprono 10 categorie,
tra cui cibo umano e foraggio per animali, materiali, combustibili e
medicinali.L’analisi ha utilizzato oltre 11 milioni di osservazioni di
specie vegetali registrate da botanici di tutto il mondo e algoritmi di
apprendimento automatico all’avanguardia per prevedere la distribuzione
geografica delle specie vegetali utilizzate e la loro rarità. La ricerca ha
identificato l’America centrale, le Ande tropicali, il Golfo di Guinea,
l’Africa meridionale, l’Himalaya, il Sud-Est asiatico e la Nuova Guinea
come centri eccezionali di specie vegetali rare e con alta diversità di
piante utilizzate dall’uomo.Nonostante la rete globale di aree protette
copra il 16% delle terre emerse e delle acque interne della Terra, i
modelli mostrano che c’è una maggiore probabilità che le piante utilizzate
dall’uomo – in particolare le specie rare – si trovino al di fuori delle
aree protette. Ciò è particolarmente evidente in aree ecologiche delle
Americhe, dell’Africa meridionale, del Sud-est asiatico e dell’Australia.
La ricerca ha anche rilevato che un numero sproporzionato di specie
vegetali utilizzate è presente in molti territori indigeni dell’America
centrale, del Corno d’Africa, dell’Asia meridionale e sudorientale.Le aree
indigene che contengono una diversità vegetale eccezionalmente elevata
dovrebbero essere considerate prioritarie, sia per la conservazione della
natura che per la protezione delle conoscenze tradizionali. Sebbene i
governi di tutto il mondo si siano impegnati a proteggere il 30% della
Terra entro il 2030, rimangono ancora degli interrogativi su come le nuove
aree protette possano garantire la conservazione a lungo termine della
diversità vegetale e dei suoi contributi alle persone.I risultati
evidenziano la necessità di trovare modi per proteggere la biodiversità
preservando al contempo la sussistenza, il benessere e le conoscenze
tradizionali delle persone. La pianificazione della conservazione deve
considerare meglio la diversità vegetale e il suo contributo alle
popolazioni nella futura pianificazione della conservazione basata sulle
aree, soprattutto nell’ambito dell’ambizioso obiettivo 3 del
Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework della COP 15 di aumentare le
aree protette e conservate per coprire il 30% della terra, delle acque
interne e degli oceani del mondo entro il 2030.“Il risultato di questo
lavoro collaborativo – dichiara Tiziana Ulian, docente del Dipartimento di
Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e
senior research leader del Royal Botanic Gardens, Kew – è un passo
importante per comprendere meglio l’enorme diversità delle piante
utilizzate dall’uomo, la loro importanza culturale e la distribuzione in
tutto il mondo. Proteggendo le aree con un’elevata diversità delle piante
possiamo non solo contribuire ad affrontare la crisi globale che affligge
la biodiversità, ma anche aiutare a sostenere la transizione verso un
futuro sostenibile per l’umanità sul pianeta. Questa alta diversità
vegetale può aiutarci a sviluppare Nature-based solutions (NBS) per
affrontare sfide globali, come il cambiamento climatico, la sicurezza
alimentare. la salute umana e la gestione del rischio di calamità
ambientali”.*
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Area Relazioni Esterne e con i Media
Università degli Studi di Torino
Settore Relazioni con i Media
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