(AGENPARL) - Roma, 30 Giugno 2023 - (AGENPARL) – ven 30 giugno 2023 Aderente a
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COMUNICATO STAMPA
Rinnovo contratto medici, CIMO si prepara alla mobilitazione
Il Presidente del sindacato Guido Quici: «Ci chiedono di lavorare di più e in condizioni peggiori, mettendo
in pericolo la tutela della salute. La fuga dagli ospedali è un’emergenza nazionale. È così che si intende
frenarla?»
Roma, 30 giugno 2023 – Il sindacato dei medici CIMO si prepara alla mobilitazione e incontrerà i propri
iscritti per far conoscere loro le implicazioni dell’ultima bozza del contratto collettivo nazionale che si sta
discutendo in Aran. Dopo cinque mesi di trattativa, infatti, sono state accolte solo alcune richieste dei
sindacati, peggiorando al contempo la formulazione di altri articoli più rilevanti. Emerge dunque con
chiarezza la direzione che si intende dare alla contrattazione e al futuro dei medici dipendenti e del servizio
sanitario pubblico: nonostante i numerosi tentativi di mediazione dell’Aran, le Regioni, che hanno
realmente in mano il pallino e sono alle prese con una grave carenza di personale sanitario, pur di
garantire i servizi intendono far lavorare di più e in condizioni peggiori i pochi camici bianchi rimasti,
inficiando la qualità delle cure e incentivando la fuga dagli ospedali verso il privato e le cooperative.
Per fare alcuni esempi: nonostante il testo sancisca la volontà di migliorare “l’armonizzazione della vita
privata e familiare” dei medici, di fatto la nuova formulazione dell’orario di lavoro non elimina il rischio di
dover lavorare senza limiti orari per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, prevedendo, per le ore
eccedenti, una retribuzione attraverso il fondo di risultato che vale in media 3.000 € l’anno, pari a circa 57
€ a settimana. In concreto nulla di diverso rispetto a quanto previsto dal testo vigente che ha svuotato gli
ospedali. Basti pensare che per un turno di 12 ore un medico a gettone può guadagnare fino a 1.700 euro.
Inoltre, l’eccessivo numero di guardie notturne e festive e di pronte disponibilità impedisce una reale
continuità assistenziale, rallenta la normale attività di elezione nei reparti e penalizza la crescita
professionale dei giovani medici, che rischiano di essere relegati a guardiani di posti letto.
Viene introdotta la possibilità che un direttore di dipartimento possa delegare alcune delle proprie funzioni
da primario ad un medico di un altro reparto, determinando il rischio che ad esempio alcuni compiti del
primario di pneumologia siano affidati ad un gastroenterologo.
Viene poi istituito il servizio fuori sede, per cui un medico che lavora in una azienda composta da diversi
presidi potrà essere chiamato, senza alcun preavviso, a prestare la propria attività in uno di essi, che può
essere distante anche decine di chilometri dalla propria sede di lavoro. Si introduce così la figura del
medico itinerante.
«La nostra non è una mera rivendicazione di categoria, perché la sempre più evidente carenza di medici
negli ospedali è un’emergenza nazionale che mette in pericolo la tutela della salute dei cittadini – dichiara
Guido Quici, Presidente CIMO -. Considerata l’unanime volontà politica di frenare, a parole, la fuga dagli
ospedali, ci siamo illusi che il rinnovo del contratto potesse rappresentare uno strumento utile a rendere
gli ospedali nuovamente attrattivi. L’attuale bozza invece va nella direzione contraria rispetto a quella
prospettata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che più volte ha dichiarato di voler migliorare le
condizioni di lavoro del personale sanitario, e a cui chiediamo un sostegno. CIMO continuerà a partecipare
alla trattativa con l’obiettivo di ottenere un miglioramento sostanziale del testo», conclude Quici.
Per informazioni:
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