(AGENPARL) - Roma, 10 Settembre 2026 - L’avanzata fulminea delle forze yemenite allineate con l’Iran lungo la costa del Mar Rosso — culminata nella presa della città portuale di Mocha e nell’offensiva contro le isole Hanish — sta trasformando una crisi locale in un confronto geopolitico regionale ad alto rischio. Mentre il governo internazionalizzato arretra verso sud a Dhubab per riorganizzare la difesa dello stretto di Bab el-Mandeb, la tensione diplomatica si sposta bruscamente su Islamabad, chiamata a valutare il peso del suo nuovo patto di difesa strategica con Riyadh.
L’avanzata sul Mar Rosso e il collasso difensivo
La caduta di Mocha nelle mani dei ribelli Houthi segna un punto di non ritorno per gli equilibri marittimi del quadrante meridionale. Con il ripiegamento delle forze governative verso posizioni chiave come Dhubab e l’isola di Perim, il controllo della “Porta delle Lacrime” — il corridoio vitale per il petrolio del Golfo in transito verso il Canale di Suez — risulta gravemente compromesso.
- Centinaia di civili, tra cui donne e bambini, sono fuggiti da Mocha verso le province di Lahj e Aden per sfuggire agli scontri.
- Oltre 20.000 persone sono state complessivamente sfollate nelle ultime due settimane tra le province di Taiz e al-Hodeidah.
- La campagna aerea della coalizione a guida saudita, intensificatasi con raid mirati a Jawaf, Marib, Saada, Taiz e al-Hodeidah, non è riuscita a bloccare l’espansione dei miliziani.
Teheran e il messaggio di Islamabad
Mentre sul terreno si registrano migliaia di sfollati e un ritorno a ostilità su vasta scala che ricordano la fase più acuta della guerra civile iniziata nel 2015, la diplomazia internazionale cerca di frenare una pericolosa spirale regionale.
- Il ruolo del Pakistan: Islamabad ha trasmesso un severo avvertimento saudita all’Iran affinché freni gli alleati Houthi. La mossa riaccende i riflettori sull’accordo di difesa congiunto firmato il mese scorso tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita, che prevede che un attacco armato a uno dei tre Paesi sia considerato un’aggressione comune.
- La posizione pakistana: Il portavoce del ministero degli Esteri Sajjad Haider Khan ha precisato che al momento non vi sono discussioni su una reazione militare immediata di Islamabad, pur ribadendo che il Paese agirà quando “sarà il momento”.
- Il coinvolgimento iraniano: Sebbene un alto funzionario di Teheran abbia replicato che “l’Iran non controlla gli Houthi”, fonti interne rivelano che la leadership iraniana avrebbe spinto i ribelli a intensificare gli attacchi contro l’Arabia Saudita, promettendo nuovi fondi e armi e inviando comandanti dei Guardiani della Rivoluzione per coordinare le operazioni.
Con i mercati energetici globali nuovamente scossi dal rischio di una chiusura dei passaggi marittimi e le infrastrutture saudite bersagliate da droni e missili, la crisi yemenita si conferma il crocevia più infiammabile della sicurezza mediorientale.
