(AGENPARL) - Roma, 6 Settembre 2026 - È in corso una svolta storica a livello globale: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a grande maggioranza per archiviare formalmente la classica proiezione di Mercatore — lo standard cartografico introdotto nel XVI secolo — a favore di alternative più fedeli alle reali proporzioni terrestri, come la proiezione Equal Earth del 2018.
La spinta decisiva è arrivata dal Togo, che ha presentato il testo per conto dell’Unione Africana. Al centro della discussione non c’è solo la geometria, ma la percezione globale del potere e della dignità dei popoli. Per secoli, la mappa di Mercatore ha gonfiato artificiosamente i territori dell’emisfero settentrionale e rimpicciolito quelli vicini all’equatore. Il risultato visivo ha finito per imporre una visione del mondo fortemente sbilanciata: la Groenlandia, ad esempio, appare grande quasi quanto l’Africa, sebbene il continente africano sia in realtà circa quattordici volte più esteso.
L’impatto culturale e la presa di posizione della Francia
«Questo problema va ben oltre la semplice sfera della creazione di mappe», ha dichiarato il ministro degli Esteri del Togo, Robert Dussey, sottolineando come le rappresentazioni cartografiche influenzino la memoria storica, l’istruzione e la giustizia cognitiva collettiva.
Inoltre, sulla stessa linea si è mossa la diplomazia francese: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato che Parigi abbandonerà ufficialmente l’uso della proiezione di Mercatore nei documenti ministeriali, rimarcando come le distorsioni visive finiscano per radicarsi profondamente nella percezione comune.
La dura opposizione degli Stati Uniti e le divisioni globali
Sebbene le risoluzioni dell’Assemblea Generale non siano vincolanti, il peso politico del voto è notevole e ha fatto emergere profonde spaccature. Gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese a votare formalmente contro il provvedimento, bollandolo senza mezzi termini come parte di un “progetto ideologico più ampio e radicale” camuffato da semplice aggiornamento cartografico.
Nel motivare la propria opposizione, la delegazione di Washington ha affondato il colpo contro la deriva strategica dell’Assemblea Generale, dichiarando che iniziative di questo tipo sono il motivo principale per cui l’organizzazione “sta perdendo la sua credibilità” e non viene più presa sul serio a livello globale.
La visione politica e le astensioni internazionali
Questa ferma reazione degli Stati Uniti non è isolata, ma si inserisce in una chiara coerenza politica con la visione del mondo del presidente Donald Trump. Sotto la sua amministrazione, gli Stati Uniti hanno impresso una forte spinta nazionalista alla gestione dei nomi e delle rappresentazioni geografiche, come dimostrato dalla decisione di ribattezzare unilateralmente il Golfo del Messico in “Golfo d’America” e il Lago Ontario in “Lago America”. La difesa della proiezione tradizionale diventa così, per la Casa Bianca, un baluardo contro il tentativo di imporre narrazioni globaliste percepite come ostili agli interessi nazionali.
D’altra parte, astenute dal voto sono state invece sei nazioni — Ucraina, Serbia, Estonia, Lituania, Georgia e Moldavia — molte delle quali gravate da questioni aperte o contenziosi territoriali legati ai confini e alle secessioni. Al contempo, anche il Pakistan ha votato a favore, pur sottolineando la propria lettura legata agli equilibri geopolitici regionali.
La posizione pragmatica dell’India
Nel frattempo, l’India ha scelto una via di mediazione pragmatica nel dibattito. Pur sostenendo la necessità di superare le inesattezze dimensionali, la delegazione indiana ha precisato di non vincolarsi esclusivamente al modello Equal Earth, ma di appoggiare in senso più ampio le “proiezioni di area uguale”.
Infatti, Delhi ha ricordato che ogni mappa risponde a esigenze tecniche differenti e che la scelta della rappresentazione ideale spetta ai singoli cartografi e governi in base agli scopi specifici, evitando di imporre un unico modello universale.
La sfida alle grandi piattaforme digitali
Infine, un capitolo centrale della risoluzione riguarda il digitale e i colossi della tecnologia. Applicazioni di navigazione quotidiana come Google Maps e Apple Maps si affidano storicamente alla proiezione Web Mercator, ottimizzata per mantenere angoli retti e facilitare le indicazioni stradali di tipo turn-by-turn.
Di conseguenza, il documento dell’ONU esorta ora i giganti tech e le piattaforme globali ad avviare un dialogo costruttivo per promuovere standard cartografici più trasparenti e rispettosi delle reali dimensioni continentali. Anche se la transizione digitale richiederà tempo e soluzioni tecniche complesse, il voto segna un punto di svolta culturale: la fine dell’era in cui il mondo veniva osservato attraverso una lente geometricamente eurocentrica
