(AGENPARL) - Roma, 5 Settembre 2026 - "Quanto accaduto a Calenzano non è soltanto un terribile fatto di cronaca nera, ma un atto di pura barbarie. Lorena Isceri è stata aggredita nel garage di casa, privata della libertà, rinchiusa nel bagagliaio di un'auto, trasportata come un oggetto e infine gettata dal viadotto dell'A1. La morte del responsabile estingue l'azione penale, ma non cancella il nostro dovere di comprendere e prevenire. Non bastano pene più severe: occorre contrastare la cultura del possesso che trasforma una donna libera in una proprietà della quale disporre. A chi sostiene che il femminicidio non esista o sia un omicidio come gli altri risponde la brutalità stessa di Calenzano. Lorena non è morta durante una rapina o una rissa. È stata uccisa perché un uomo non accettava la fine della loro relazione e la sua libertà. Il diritto deve saper dare un nome alle cose. Parlare di femminicidio non significa introdurre un privilegio o una discriminazione, ma riconoscere una precisa dinamica criminale: quella di chi considera la donna non più come una persona, ma come un oggetto da controllare, sequestrare e annientare. È questa cultura proprietaria che dobbiamo colpire, sul piano penale, educativo e sociale. Ed è questo, credo, anche il senso profondo dell'appello di Franco Isceri, il papà di Lorena, al quale va tutta la mia vicinanza e che chiede di anzitutto di comprendere, e poi di agire". Lo dichiara Cristina Rossello, avvocato e deputata di Forza Italia.
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