(AGENPARL) - Roma, 26 Agosto 2026 - Una partnership strategica tra Baku e Tashkent per superare i colli di bottiglia del Mar Caspio e rivoluzionare i traffici commerciali tra Asia ed Europa.
I piani delineati da Azerbaigian e Uzbekistan per la creazione di una flotta navale congiunta nel Mar Caspio rappresentano una delle risposte più concrete finora concepite per sbloccare il potenziale del Corridoio Medio. A differenza delle dichiarazioni di intenti puramente politiche, l’introduzione di navi dedicate punta a incidere direttamente sui costi di spedizione, sulla frequenza dei collegamenti e sui tempi effettivi di consegna delle merci.
La spinta verso questa integrazione nasce da una crescita dei volumi che non può più essere ignorata. Il traffico di transito tra Uzbekistan e Azerbaigian ha toccato quota 1,4 milioni di tonnellate nel 2025, registrando un ulteriore incremento del 12,2% su base annua nella prima metà del 2026, attestandosi a 675.000 tonnellate. Durante il vertice di agosto a Tashkent, il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ha impresso una forte accelerazione al progetto, aprendo al contempo alla creazione di una joint venture tra la compagnia uzbeka Uztemiryulkargo e l’azzera ASCO.
L’accesso al mare per un Paese “double-landlocked”
Il progetto riveste un valore esistenziale per l’Uzbekistan, uno dei soli due Stati al mondo a “doppio sbocco sul mare”, le cui merci devono attraversare almeno due confini internazionali prima di raggiungere un porto marittimo. Lungo il Corridoio Medio, i carichi viaggiano via ferrovia attraverso il Kazakistan (verso Aktau o Kuryk) o il Turkmenistan (verso Turkmenbashi), per poi attraversare il Caspio e proseguire via Alat, Georgia e Turchia verso i mercati europei.
Questa catena multimodale espone gli esportatori a enormi incertezze: un ritardo dei traghetti sul Caspio è sufficiente a compromettere l’intera programmazione ferroviaria sulla sponda occidentale. Una flotta congiunta consentirebbe a Tashkent di riservare spazi certi, pianificare le partenze su orari regolari e svincolarsi dalla volatilità del mercato spot.
Oltre le navi: la sfida dell’infrastruttura “morbida”
Nonostante la portata dell’iniziativa, gli analisti concordano sul fatto che le imbarcazioni da sole non bastino a trasformare la rotta in un corridoio perfettamente competitivo. L’OCSE evidenzia come la congestione nei porti e ai valichi di frontiera possa aggiungere dai 10 ai 15 giorni — e in alcuni casi fino a 30 — ai tempi di percorrenza.
Per massimizzare l’efficacia della flotta, la joint venture dovrà puntare su tonnellaggi mirati, privilegiando traghetti ferroviari, navi portacontainer e Ro-Ro operativi su calendari stabili, piuttosto che un generico aumento del naviglio. Parallelamente, l’Azerbaigian sta potenziando le proprie infrastrutture terrestri e portuali: la capacità della ferrovia Baku-Tbilisi-Kars è in fase di raddoppio a 5 milioni di tonnellate, mentre il porto di Alat punta a gestire fino a 25 milioni di tonnellate annue.
Il vero discrimine tra il successo e il fallimento del progetto risiederà nell’integrazione operativa. Senza tariffe unificate, procedure doganali digitalizzate, documenti elettronici e una sincronizzazione rigorosa tra treni e traghetti, il rischio concreto è che le nuove navi si limitino a spostare la coda d’attesa dal mare alle banchine portuali o ai terminal ferroviari.
La sfida energetica e il fattore gas
Se il trasporto merci e i container rappresentano il volto commerciale di questa intesa, sullo sfondo resta la partita più complessa: l’energia. Mentre il petrolio dell’Asia Centrale ha già trovato canali operativi consolidati attraverso il Caspio e l’oleodotto BTC, il vero banco di prova per il futuro sarà il gas naturale. Il Turkmenistan, forte di alcune delle riserve più grandi al mondo, guarda da anni alla diversificazione delle esportazioni oltre il mercato cinese. Collegare le risorse turkmene alle infrastrutture azere e al Corridoio del Gas Meridionale aprirebbe una rotta strategica verso l’Europa, sebbene, a differenza del greggio, il trasporto su larga scala del gas richieda investimenti infrastrutturali e accordi interstatali ancora tutti da costruire.
Una nuova geometria geoeconomica
Per l’Azerbaigian, l’accordo consolida il ruolo centrale di cerniera logistica tra Asia centrale ed Europa, garantendo flussi stabili alle proprie infrastrutture. Per l’Uzbekistan, si tratta di uno strumento di diversificazione fondamentale per proteggere il proprio export dalle crisi geopolitiche.
Se i due governi sapranno coniugare l’investimento navale con una decisa riforma dei processi logistici — come stimato dalla Banca Mondiale, che prevede un raddoppio o triplicamento dei volumi entro il 2030 in presenza di riforme adeguate —, il Mar Caspio potrà finalmente trasformarsi dall’anello più debole del Corridoio Medio nel suo pilastro di stabilità più solido.
