(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - La prossima grande frontiera dell’energia geotermica potrebbe trovarsi non sulla terraferma, ma a migliaia di metri sotto la superficie degli oceani, nelle aree in cui vulcani e sorgenti idrotermali liberano enormi quantità di calore proveniente dall’interno della Terra.
È su questa possibilità che sta lavorando Endurance Energy, startup di Seattle impegnata nello sviluppo di sistemi capaci di trasformare il calore delle sorgenti idrotermali sottomarine in elettricità. A settembre, la società prevede di installare un generatore geotermico da 100 kilowatt sul fondale marino al largo dell’Oregon, in prossimità di una sorgente idrotermale dove le temperature possono raggiungere circa 750 gradi Fahrenheit, equivalenti a circa 400 °C.
Sarà il quinto progetto pilota dell’azienda e rappresenterà un nuovo banco di prova per capire se l’energia geotermica offshore possa passare dalla sperimentazione a una tecnologia commercialmente competitiva.
L’obiettivo è particolarmente ambizioso: sfruttare una risorsa energetica disponibile 24 ore su 24, indipendente dal sole e dal vento, evitando contemporaneamente alcuni dei principali ostacoli che rallentano la costruzione di grandi infrastrutture energetiche sulla terraferma.
Endurance Energy punta al calore nascosto sotto l’oceano
L’idea alla base del progetto è relativamente semplice, anche se la sua realizzazione ingegneristica è estremamente complessa.
Le zone vulcanicamente attive dei fondali oceanici possono ospitare sorgenti idrotermali caratterizzate da temperature elevatissime. L’acqua penetra nelle fratture della crosta terrestre, viene riscaldata dalle rocce e dal magma sottostante e successivamente ritorna verso il fondale.
Endurance Energy vuole intercettare parte di questa enorme risorsa termica e trasformarla in elettricità.
Il fondatore e amministratore delegato della società, Andrew Redd, vede nell’energia una delle infrastrutture fondamentali per lo sviluppo economico e sociale e considera la geotermia oceanica una possibile soluzione su larga scala.
GeekWire: il progetto di Endurance Energy sui vulcani sottomarini
Se i progetti pilota riuscissero a dimostrare affidabilità tecnica e sostenibilità economica, in prospettiva sistemi molto più grandi potrebbero essere installati vicino alle aree vulcaniche marine e collegati alle reti elettriche costiere.
Perché la geotermia sta attirando così tanto interesse
L’energia geotermica presenta una caratteristica fondamentale che la distingue da molte altre tecnologie a basse emissioni: può produrre elettricità continuamente.
Un impianto solare dipende dall’irraggiamento, mentre una turbina eolica dipende dalla disponibilità del vento. Per compensare queste variazioni servono sistemi di accumulo, reti più flessibili oppure altre fonti di generazione.
La geotermia, invece, può teoricamente funzionare giorno e notte e fornire quella che nel settore energetico viene definita produzione programmabile o di base.
Questa caratteristica sta diventando particolarmente importante mentre i sistemi elettrici devono assorbire quantità crescenti di produzione eolica e solare e, contemporaneamente, soddisfare nuovi consumi caratterizzati da un’elevata continuità.
Tra questi ultimi spiccano i data center, il cui sviluppo sta accelerando con la diffusione dell’intelligenza artificiale.
Dal geyser al vulcano sottomarino
La geotermia convenzionale presenta però un limite storico: la geologia.
Gli impianti tradizionali sono economicamente convenienti soprattutto nelle regioni dove temperature elevate, fluidi e rocce sufficientemente permeabili si trovano relativamente vicino alla superficie.
È il motivo per cui la geotermia ha avuto particolare successo in territori geologicamente favorevoli.
I vulcani sottomarini rappresentano un’estensione naturale di questo principio. In alcune zone degli oceani esistono quantità immense di calore concentrate vicino al fondale.
La difficoltà consiste nel raggiungerle e sfruttarle in maniera affidabile.
Le apparecchiature devono operare in condizioni estreme: elevata pressione, acqua salata altamente corrosiva, temperature molto alte e località difficilmente accessibili per manutenzione e riparazioni.
L’energia prodotta deve inoltre essere trasportata dal fondale alla costa attraverso infrastrutture elettriche sottomarine.
La tecnologia, dunque, non deve semplicemente funzionare. Deve funzionare abbastanza a lungo e a costi sufficientemente bassi da rendere conveniente l’investimento.
Il vantaggio dell’offshore: niente competizione per il terreno
La costruzione in mare comporta costi maggiori, ma offre anche un vantaggio strategico sempre più importante negli Stati Uniti: riduce la competizione per l’utilizzo dei terreni.
Nuove linee elettriche, impianti solari, parchi eolici e altre grandi infrastrutture incontrano frequentemente opposizione da parte delle comunità locali.
È il fenomeno generalmente indicato con l’acronimo NIMBY — “Not In My Backyard”, cioè “non nel mio cortile”.
Anche quando una comunità sostiene in linea generale la transizione energetica, può opporsi alla costruzione di infrastrutture nelle proprie vicinanze per ragioni paesaggistiche, ambientali, economiche o legate al valore degli immobili.
Un impianto geotermico collocato sul fondale e lontano dalla costa potrebbe ridurre almeno una parte di questi conflitti.
Ciò non significa che i progetti offshore siano privi di ostacoli autorizzativi e ambientali. Gli sviluppatori dovrebbero comunque valutare attentamente gli effetti sugli ecosistemi marini, sulle attività di pesca, sulla navigazione e sulle altre utilizzazioni dell’oceano.
Il prezzo da pagare: costruire sott’acqua costa di più
Il principale svantaggio è economico.
Installare un sistema energetico sul fondo dell’oceano significa utilizzare navi specializzate, robot sottomarini, cavi elettrici marini e apparecchiature progettate per resistere a condizioni molto più difficili rispetto a quelle terrestri.
Anche un guasto relativamente semplice può diventare costoso.
Sulla terraferma un tecnico può raggiungere un componente danneggiato con mezzi convenzionali. Sul fondale oceanico potrebbe invece essere necessario mobilitare un’imbarcazione specializzata e veicoli telecomandati.
Per Endurance Energy e per eventuali concorrenti, quindi, uno dei parametri decisivi sarà il costo complessivo dell’elettricità prodotta durante l’intera vita dell’impianto.
La seconda rivoluzione: la geotermia potenziata
La geotermia sottomarina non è però l’unica tecnologia che potrebbe trasformare il settore.
Parallelamente stanno avanzando i cosiddetti Enhanced Geothermal Systems (EGS), o sistemi geotermici potenziati.
In questo caso l’obiettivo è superare il vincolo geografico della geotermia tradizionale.
Grazie a tecniche avanzate di perforazione e gestione del sottosuolo, alcune delle quali derivano dall’esperienza accumulata dall’industria petrolifera e del gas, gli sviluppatori cercano di raggiungere rocce estremamente calde a grandi profondità e creare sistemi attraverso i quali trasferire il calore verso la superficie.
La conseguenza potenziale è enorme: la geotermia potrebbe non essere più limitata esclusivamente alle regioni dotate naturalmente delle condizioni geologiche ideali.
Il Dipartimento dell’Energia vede un potenziale enorme
Washington considera ormai la geotermia di nuova generazione una componente potenzialmente importante del futuro sistema energetico americano.
Secondo le prospettive del Dipartimento dell’Energia statunitense, le tecnologie geotermiche di nuova generazione potrebbero arrivare a fornire energia equivalente al fabbisogno di circa 65 milioni di abitazioni negli Stati Uniti entro la metà del secolo.
U.S. Department of Energy: Next-Generation Geothermal Power
La possibilità di produrre energia nazionale e continua presenta inoltre implicazioni che vanno oltre la decarbonizzazione.
Una risorsa geotermica sviluppata negli Stati Uniti dipenderebbe relativamente poco dalle importazioni internazionali di combustibili e potrebbe contribuire alla diversificazione della produzione elettrica.
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare il grande acceleratore
Uno dei fattori più interessanti riguarda la crescita dei data center.
L’espansione dell’intelligenza artificiale sta determinando investimenti giganteschi nelle infrastrutture digitali, ma ogni nuovo centro di elaborazione necessita di grandi quantità di elettricità.
Per le aziende tecnologiche non conta soltanto disporre di energia a basse emissioni: serve soprattutto una fornitura continua e affidabile.
È precisamente il tipo di domanda a cui la geotermia potrebbe adattarsi.
Secondo una stima del Rhodium Group citata nel materiale fornito, una rapida espansione della geotermia potrebbe soddisfare fino al 64% della crescita prevista della domanda elettrica dei data center già nei primi anni del 2030.
La percentuale dipende naturalmente dall’effettiva velocità con cui potranno essere sviluppati nuovi progetti, dalle autorizzazioni, dalla disponibilità di capitali e dalla capacità dell’industria di ridurre i costi.
Ma aiuta a spiegare perché Silicon Valley e investitori energetici stiano osservando il settore con crescente attenzione.
Offshore ed EGS potrebbero seguire strade differenti
Le due tecnologie non devono necessariamente competere.
La geotermia sottomarina potrebbe risultare particolarmente interessante per città e distretti industriali costieri situati relativamente vicino a zone vulcanicamente attive.
La geotermia potenziata terrestre, invece, punta a rendere disponibile il calore del sottosuolo in un numero molto maggiore di regioni.
La prima cerca enormi concentrazioni naturali di energia in luoghi difficili da raggiungere; la seconda utilizza tecnologie avanzate per rendere accessibile il calore in aree dove la geotermia convenzionale non sarebbe economicamente sfruttabile.
Entrambe puntano però allo stesso risultato: trasformare il calore terrestre in una fonte elettrica continua e scalabile.
Il test dell’Oregon sarà piccolo, ma strategicamente importante
Un generatore da 100 kilowatt è minuscolo rispetto alle dimensioni di una moderna centrale elettrica. Il valore del progetto Endurance Energy non risiede quindi nella quantità di elettricità che produrrà.
Il punto è verificare sul campo la tecnologia.
Il quinto progetto pilota dovrà fornire informazioni sull’efficienza della conversione energetica, sulla resistenza dei materiali, sull’affidabilità delle apparecchiature e sui problemi operativi che emergono durante un funzionamento prolungato in ambiente marino.
Se questi esperimenti daranno risultati positivi, la sfida successiva sarà la scalabilità: passare da centinaia di kilowatt a megawatt e, eventualmente, a impianti sufficientemente grandi da contribuire realmente alla rete elettrica.
Una risorsa enorme, ma ancora tutta da conquistare
I vulcani sottomarini non diventeranno improvvisamente la principale fonte energetica mondiale. Le difficoltà tecnologiche, ambientali ed economiche rimangono considerevoli.
Eppure il contesto energetico sta cambiando rapidamente.
La crescente elettrificazione dell’economia, l’espansione dei data center, la ricerca di fonti programmabili a basse emissioni e le difficoltà autorizzative incontrate dalle infrastrutture terrestri stanno aumentando il valore di tecnologie che fino a pochi anni fa potevano sembrare di nicchia.
La geotermia offshore possiede proprio alcune di queste caratteristiche: produzione continua, enorme densità energetica e assenza di consumo diretto di territorio sulla terraferma.
Il vero interrogativo è economico e ingegneristico: quanto costerà estrarre questa energia in condizioni reali e quanto saranno affidabili gli impianti nel corso degli anni?
Il progetto che Endurance Energy prevede di collocare al largo dell’Oregon rappresenta quindi molto più di un generatore sperimentale da 100 kilowatt. È un piccolo test per un’idea molto più grande: trasformare il calore nascosto sotto gli oceani in una nuova fonte di elettricità per le città e le infrastrutture digitali del futuro.
