(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - La tutela del patrimonio architettonico e la necessità di adeguare le città alle nuove esigenze abitative, economiche e ambientali non devono necessariamente entrare in conflitto. Una delle soluzioni che sta attirando maggiore attenzione è la riqualificazione degli edifici esistenti attraverso ampliamenti e sopraelevazioni in legno, capaci di aumentare gli spazi disponibili limitando il consumo di suolo e l’impatto sulle strutture storiche.
Il tema assume particolare rilevanza nel dibattito sulla legislazione edilizia e sulla protezione dei monumenti. Da una parte architetti, urbanisti, conservatori e accademici chiedono garanzie adeguate per evitare che la semplificazione delle procedure comprometta il patrimonio culturale; dall’altra, amministrazioni e operatori del settore sottolineano la necessità di procedure più rapide per consentire alle città di rispondere alla domanda di abitazioni e alla trasformazione delle attività economiche.
La questione, tuttavia, non può essere ridotta a una scelta tra conservare oppure costruire. La sfida consiste nel trasformare il patrimonio edilizio esistente senza cancellarne l’identità.
Riqualificare invece di demolire
La riconversione degli edifici esistenti può rappresentare una componente importante delle strategie di sostenibilità urbana. Demolire una struttura e sostituirla con una nuova comporta infatti la produzione di rifiuti, l’impiego di ulteriori materie prime e nuovi consumi energetici.
Conservare quanto può ancora essere utilizzato permette invece di mantenere una parte dell’energia e delle risorse già incorporate nell’edificio. A questo si aggiunge un beneficio urbanistico e culturale: gli immobili storici contribuiscono all’identità di quartieri e centri cittadini e il loro recupero consente di mantenerli attivi anziché trasformarli in strutture inutilizzate.
Una riqualificazione ben progettata può quindi prolungare la vita dell’edificio, migliorarne le prestazioni e introdurre nuove funzioni senza rinunciare alle caratteristiche architettoniche che ne determinano il valore.
Costruire verso l’alto per limitare il consumo di suolo
Una delle possibilità più interessanti è rappresentata dalle sopraelevazioni.
Aggiungere nuovi piani a edifici già esistenti permette di creare abitazioni, uffici e spazi commerciali senza occupare nuove superfici ai margini delle città. Il vantaggio è particolarmente evidente nelle aree urbane dense, dove il terreno edificabile è scarso e costoso.
Secondo l’architetto Petr Stanjura, ampliare gli edifici storici in altezza o lateralmente può contribuire a contrastare l’espansione urbana verso la campagna, sfruttando infrastrutture e servizi già disponibili.
L’operazione richiede però grande attenzione. Una sopraelevazione non deve essere valutata soltanto sulla base dei metri quadrati aggiuntivi: proporzioni, materiali, visuali, caratteristiche della strada e rapporto con il tessuto circostante sono elementi essenziali.
La nuova architettura deve quindi instaurare un dialogo con quella preesistente, evitando sia l’imitazione artificiale del passato sia interventi completamente estranei all’identità dell’edificio.
Perché il legno può essere decisivo
È proprio in questo campo che le moderne tecnologie costruttive in legno stanno assumendo un ruolo crescente.
Il principale vantaggio è il peso relativamente contenuto della struttura. Gli edifici storici non sono stati progettati per sostenere necessariamente uno o più piani aggiuntivi e una struttura tradizionale particolarmente pesante potrebbe rendere necessario un complesso rafforzamento delle fondazioni e degli elementi portanti.
Le strutture lignee consentono invece di contenere i carichi aggiuntivi.
«È proprio il peso ridotto delle strutture in legno massiccio che spesso determina la fattibilità di un ampliamento di un edificio storico», sottolinea Stanislav Müller di DMC Group.
Un ruolo particolare è svolto dal CLT, Cross Laminated Timber, costituito da pannelli di legno massiccio formati da strati sovrapposti e incrociati. La prefabbricazione permette di produrre in stabilimento elementi con dimensioni e aperture definite dal progetto e successivamente assemblarli rapidamente in cantiere.
Per una riqualificazione nel centro di una città questo aspetto può essere determinante: meno lavorazioni in loco significano cantieri potenzialmente più brevi e una riduzione delle interferenze con le attività circostanti.
I casi di Opava e Brno
Due esperienze nella Repubblica Ceca mostrano le possibilità offerte da questo approccio.
A Opava, la ristrutturazione di un grande magazzino risalente alla Prima Repubblica cecoslovacca ha consentito di ricavare nuovi spazi commerciali attraverso l’impiego di strutture lignee.
A Brno, invece, l’ampliamento di un hotel nel centro cittadino ha permesso di realizzare due appartamenti duplex al settimo e all’ottavo piano.
In entrambi i progetti sono stati utilizzati pannelli CLT del sistema NOVITOP. L’elevato livello di prefabbricazione ha consentito di assemblare in pochi giorni le principali strutture portanti in legno.
Gli interventi mostrano soprattutto come una sopraelevazione possa essere utilizzata non soltanto come espediente tecnico per aumentare la superficie disponibile, ma come elemento di una strategia più ampia di rigenerazione del patrimonio costruito.
Il vantaggio economico della seconda vita degli edifici
La riqualificazione può avere anche una dimensione economica significativa.
Un edificio storico inutilizzato o sottoutilizzato rappresenta infatti un patrimonio immobiliare che non esprime pienamente il proprio valore. Inserire nuove funzioni e aumentare la superficie utilizzabile può contribuire a rendere economicamente sostenibile il recupero dell’intero immobile.
Jiří Oslizlo, presidente del consiglio di amministrazione di AGROP NOVA, sottolinea come interventi quali quelli di Opava e Brno consentano di sfruttare più efficacemente il patrimonio esistente, evitando parte dei costi associati alla demolizione e alla ricostruzione e creando contemporaneamente nuovi spazi commerciali o residenziali.
La sostenibilità, in questo senso, assume tre dimensioni: ambientale, economica e urbana.
Da Anversa a Londra, le esperienze europee
Il fenomeno non riguarda soltanto la Repubblica Ceca.
Ad Anversa, in Belgio, un edificio storico risalente al periodo tra XIX e XX secolo è stato interessato da un ampliamento con una struttura lignea leggera alta 26 metri. La parte in CLT, comprese le finestre, è stata realizzata in appena dieci giorni.
La rapidità di montaggio può essere particolarmente importante nei centri urbani, dove cantieri prolungati significano rumore, polvere, limitazioni alla mobilità e conseguenze sulle attività commerciali.
Un’altra esperienza indicata come significativa è quella della Print Building di Londra, inserita nel progetto Timber Square. L’intervento punta a standard ambientali particolarmente elevati, con obiettivi legati alle certificazioni BREEAM Outstanding e NABERS 5*, e rappresenta un esempio dell’impiego del CLT nell’edilizia commerciale britannica.
Questi progetti indicano una tendenza più ampia: il legno ingegnerizzato non viene più considerato esclusivamente un materiale destinato alle abitazioni di piccole dimensioni, ma può entrare in programmi complessi di rigenerazione urbana.
Tutela del patrimonio e transizione ecologica
Il recupero degli edifici storici può diventare parte integrante della transizione verso città più sostenibili.
L’approccio basato sul riuso parte da un principio semplice: prima di consumare nuovo territorio e nuovi materiali, valutare quanto sia possibile recuperare, trasformare e ampliare ciò che esiste già.
Ciò non significa che ogni edificio debba essere necessariamente conservato o sopraelevato. La fattibilità dipende dallo stato delle strutture, dal valore storico, dalle caratteristiche del contesto urbano, dalle norme di tutela e dalle esigenze funzionali.
Negli edifici sottoposti a vincoli, inoltre, ogni intervento richiede un equilibrio particolarmente delicato. La sostenibilità ambientale di una soluzione non può diventare automaticamente una giustificazione per alterare elementi di rilevanza culturale.
Per questo il progetto deve nascere dall’integrazione di più competenze.
Una collaborazione tra architetti, restauratori e ingegneri
La riqualificazione del patrimonio storico richiede il coinvolgimento coordinato di architetti, ingegneri strutturali, restauratori, urbanisti, amministrazioni pubbliche, imprese, investitori e comunità locali.
La tecnologia può ampliare le possibilità di intervento, ma non sostituisce la qualità della progettazione.
Materiali leggeri, prefabbricazione, modellazione digitale e sistemi costruttivi avanzati consentono oggi operazioni che in passato sarebbero state tecnicamente difficili o economicamente poco convenienti. La questione fondamentale rimane però stabilire come e dove utilizzarli senza compromettere il valore storico dell’edificio.
È proprio questa combinazione tra conservazione e innovazione a delineare una possibile nuova fase della rigenerazione urbana europea.
Gli edifici storici, anziché essere considerati esclusivamente testimonianze da preservare immutate o ostacoli alla trasformazione delle città, possono continuare a essere spazi vivi. Le sovrastrutture leggere in legno rappresentano una delle tecnologie attraverso cui aggiungere nuove funzioni, abitazioni e attività economiche mantenendo una parte sostanziale del patrimonio costruito.
La città sostenibile del futuro, dunque, potrebbe non essere soltanto quella che costruisce edifici nuovi e più efficienti, ma anche quella capace di dare una seconda vita agli edifici che possiede già, intervenendo con misura e rispettandone storia, identità e valore culturale.
