(AGENPARL) - Roma, 22 Agosto 2026 - Il Tagikistan punta a diversificare rapidamente le proprie forniture energetiche e guarda all’Iran come possibile alternativa alla crescente incertezza delle importazioni dalla Russia. Dushanbe ha chiesto a Teheran la disponibilità a fornire complessivamente 2,55 milioni di tonnellate di petrolio greggio e prodotti petroliferi, un volume considerevole per l’economia centroasiatica e indicativo delle preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Secondo il Ministero dei Trasporti tagiko, la richiesta comprende 2 milioni di tonnellate di petrolio greggio, 300.000 tonnellate di gasolio, 150.000 tonnellate di benzina e 100.000 tonnellate di carburante per aviazione. Per movimentare quantitativi di questa portata sarebbero necessari circa 51.000 vagoni cisterna ferroviari.
Ministero dei Trasporti del Tagikistan
La proposta è stata discussa a Teheran il 15 agosto durante un incontro tra il ministro dei Trasporti tagiko Azim Ibrohim e la ministra iraniana delle Strade e dello Sviluppo Urbano Farzaneh Sadegh. Al momento, tuttavia, si tratta di una richiesta e non di un contratto definitivo: non sono stati comunicati pubblicamente prezzi, calendario delle consegne o società incaricate delle forniture.
Il problema della dipendenza dalla Russia
Dietro l’apertura verso Teheran c’è soprattutto la necessità del Tagikistan di ridurre la propria vulnerabilità nei confronti della Russia, che rimane il principale fornitore di carburanti del Paese.
Nel 2025 il Tagikistan ha importato circa 1,7 milioni di tonnellate di carburanti e lubrificanti, oltre 1,2 milioni delle quali provenienti dalla Russia. Ancora nella prima metà del 2026, Mosca avrebbe rappresentato oltre il 70% delle forniture tagike di prodotti petroliferi.
Una concentrazione così elevata ha trasformato le difficoltà del settore russo della raffinazione in un problema diretto per Dushanbe. Le interruzioni della produzione e la necessità di Mosca di garantire innanzitutto il proprio mercato interno hanno infatti aumentato i timori sulla continuità delle esportazioni verso l’Asia centrale.
La situazione è diventata particolarmente evidente durante l’estate, quando in alcune stazioni di servizio tagike si sono registrate difficoltà nella disponibilità di gasolio e limitazioni alle vendite. A luglio il governo aveva indicato riserve sufficienti per circa due mesi, accelerando parallelamente i colloqui con potenziali fornitori alternativi.
Oltre all’Iran, Dushanbe ha quindi esplorato possibilità di approvvigionamento dalla Cina, dal Kazakistan, dal Turkmenistan e dall’Iraq. La trattativa iraniana, tuttavia, si distingue per le dimensioni.
Una richiesta enorme rispetto al mercato tagiko
I 2,55 milioni di tonnellate richiesti all’Iran superano infatti l’intero volume di carburanti e lubrificanti importato dal Tagikistan nel 2025.
Il confronto deve però essere interpretato con cautela. Ben 2 milioni di tonnellate della proposta riguardano petrolio greggio e non prodotti raffinati immediatamente utilizzabili da automobilisti, imprese e settore dell’aviazione.
Questo elemento suggerisce che Dushanbe non stia pensando soltanto a una soluzione temporanea per compensare eventuali carenze russe. Il progetto potrebbe inserirsi in una strategia più ampia finalizzata alla creazione di una catena energetica nazionale, nella quale una maggiore quantità di greggio importato venga raffinata direttamente sul territorio tagiko.
Ed è proprio qui che emerge una delle maggiori difficoltà dell’operazione.
La raffineria di Dangara torna al centro della strategia
La principale infrastruttura di raffinazione del Tagikistan si trova nella zona economica franca di Dangara. Costruita con investimenti cinesi ed entrata in funzione nel 2018, la raffineria non è mai riuscita a esprimere pienamente il proprio potenziale soprattutto a causa della scarsissima produzione nazionale di greggio e delle difficoltà nell’assicurarsi forniture estere regolari.
La prima fase dell’impianto dispone di una capacità di lavorazione di circa 500.000 tonnellate all’anno, mentre a pieno sviluppo potrebbe raggiungere approssimativamente 1,2 milioni di tonnellate annue.
Si tratta di numeri importanti per comprendere la portata della proposta iraniana. Se tutti i 2 milioni di tonnellate di greggio richiesti fossero destinati a Dangara, non potrebbero essere lavorati nell’arco di un singolo anno nemmeno con l’impianto operante alla sua capacità massima prevista.
Le forniture dovrebbero quindi essere distribuite su più anni, accompagnate da un aumento della capacità industriale oppure destinate, almeno in parte, ad altri impieghi.
Il possibile accordo con l’Iran potrebbe comunque fornire ciò che finora è mancato alla strategia tagika: una fonte sufficientemente grande e relativamente stabile di materia prima con cui alimentare la raffinazione nazionale.
La sfida logistica: Iran e Tagikistan non confinano
Portare milioni di tonnellate di greggio e carburanti dall’Iran al Tagikistan rappresenterebbe inoltre un’operazione logistica complessa.
I due Paesi non condividono una frontiera terrestre e qualsiasi collegamento ferroviario deve necessariamente attraversare Stati terzi.
Dushanbe ha quindi chiesto a Teheran di contribuire alla creazione di treni cisterna dedicati e di un cosiddetto “corridoio verde”, attraverso il quale attribuire priorità alle spedizioni tagike di carburante sulla rete ferroviaria iraniana.
La stima di circa 51.000 carri cisterna necessaria per movimentare l’intero quantitativo mostra la scala dell’operazione. Non sarebbe sufficiente raggiungere un’intesa commerciale con le compagnie iraniane: servirebbero accordi sul transito ferroviario, disponibilità di materiale rotabile, capacità dei terminali e coordinamento doganale tra più Paesi.
Di conseguenza, un’intesa energetica tra Teheran e Dushanbe sarebbe inevitabilmente anche un progetto infrastrutturale regionale.
L’ostacolo delle sanzioni statunitensi
Alla complessità logistica si aggiunge una questione ancora più delicata: le sanzioni statunitensi contro il settore petrolifero iraniano.
Le transazioni significative riguardanti acquisto, vendita, trasporto e commercializzazione di petrolio iraniano possono comportare esposizione alle misure restrittive americane. Il problema non riguarda esclusivamente il governo tagiko o l’eventuale acquirente del greggio.
Un’operazione di queste dimensioni potrebbe coinvolgere banche, società ferroviarie, intermediari commerciali, assicuratori e operatori logistici.
Per Dushanbe diventa quindi essenziale stabilire non soltanto quanto petrolio l’Iran possa fornire, ma anche come pagarlo, assicurarlo e trasportarlo senza compromettere altre relazioni finanziarie e commerciali.
La pressione politica di Washington potrebbe rendere ancora più complesso il calcolo economico del Tagikistan, soprattutto se le restrizioni sul commercio energetico iraniano dovessero essere ulteriormente rafforzate.
Per Teheran un’opportunità verso l’Asia centrale
Dal punto di vista iraniano, il dossier presenta contemporaneamente opportunità economiche e strategiche.
L’Iran potrebbe trovare un nuovo mercato terrestre per una parte della propria produzione energetica e approfondire i rapporti economici con l’Asia centrale. La posizione geografica iraniana offre inoltre a Paesi senza sbocco sul mare come il Tagikistan un potenziale collegamento verso le infrastrutture e i porti del Golfo e dell’Oceano Indiano.
Per Teheran, quindi, petrolio, ferrovie e corridoi commerciali possono diventare elementi di una stessa strategia regionale.
Il Tagikistan, dal canto suo, potrebbe ridurre progressivamente la dipendenza quasi strutturale dalle forniture provenienti da nord, creando un secondo asse energetico verso sud.
Diversificazione, più che rottura con Mosca
La richiesta all’Iran non significa necessariamente che Dushanbe voglia sostituire la Russia come principale partner energetico.
Mosca conserva vantaggi logistici, economici e commerciali difficili da replicare rapidamente. Il problema per il Tagikistan è piuttosto la concentrazione del rischio: quando un singolo Paese rappresenta la grande maggioranza delle importazioni di carburante, qualsiasi difficoltà produttiva, politica o logistica del fornitore si trasmette direttamente all’economia nazionale.
L’apertura contemporanea di trattative con Iran, Cina, Kazakistan, Turkmenistan e altri potenziali fornitori indica quindi una strategia di diversificazione.
La proposta iraniana assume però una dimensione particolare perché combina prodotti raffinati destinati al consumo immediato e grandi quantità di greggio potenzialmente utilizzabili per sviluppare la raffinazione domestica.
Una partita che va oltre il petrolio
Il progetto potrebbe infine avere conseguenze più ampie sugli equilibri commerciali dell’Asia centrale.
Se un corridoio energetico Iran-Tagikistan diventasse economicamente sostenibile, potrebbe favorire ulteriori investimenti nelle connessioni ferroviarie regionali e rafforzare l’asse commerciale nord-sud tra Asia centrale, Iran e mercati marittimi meridionali.
Ma tra la richiesta di Dushanbe e l’effettivo arrivo di milioni di tonnellate di petrolio rimangono numerosi ostacoli.
Occorre raggiungere un accordo sul prezzo, identificare i fornitori, organizzare il transito internazionale, garantire migliaia di vagoni cisterna, trovare modalità di pagamento praticabili e gestire il rischio delle sanzioni. A ciò si aggiunge la questione della capacità di raffinazione tagika.
La proposta da 2,55 milioni di tonnellate deve quindi essere considerata innanzitutto come un segnale della crescente urgenza con cui il Tagikistan sta cercando di rafforzare la propria sicurezza energetica.
La Russia rimane centrale, ma Dushanbe non vuole più dipendere quasi esclusivamente da Mosca. L’Iran rappresenta una possibile alternativa, sebbene decisamente più complessa sotto il profilo finanziario e logistico.
Se i negoziati dovessero trasformarsi in contratti concreti, il risultato potrebbe andare ben oltre una risposta temporanea alla carenza di carburante: potrebbe contribuire alla nascita di un nuovo corridoio energetico tra Iran e Asia centrale e modificare gradualmente la geografia degli approvvigionamenti del Tagikistan.
