(AGENPARL) - Roma, 21 Agosto 2026 - La crisi energetica provocata dalle tensioni in Medio Oriente e dalle interruzioni dei flussi petroliferi sta producendo conseguenze che vanno ben oltre il mercato del greggio. L’aumento e soprattutto la volatilità dei prezzi dei carburanti stanno modificando le scelte degli automobilisti, rafforzando l’interesse verso i veicoli elettrici e trasformando la sicurezza energetica in uno dei principali motori dell’elettrificazione dei trasporti.
I dati più recenti indicano che il fenomeno è già visibile. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha rilevato una forte ripresa delle vendite di auto elettriche nel secondo trimestre del 2026: +35% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, con livelli record raggiunti in 50 Paesi. Complessivamente, più di 90 Paesi hanno registrato una crescita su base annua nella prima metà del 2026.
Il risultato sta modificando anche le previsioni per l’intero anno. L’IEA stima ora che le auto elettriche possano rappresentare circa il 29% delle vendite mondiali di automobili nel 2026, un punto percentuale in più rispetto alla previsione pubblicata nel Global EV Outlook di maggio.
Dal caro benzina alla sicurezza energetica
La relazione tra crisi petrolifera ed elettrificazione è relativamente semplice: quando benzina e diesel diventano più costosi e imprevedibili, il vantaggio economico di un veicolo che utilizza elettricità tende ad aumentare.
Secondo l’IEA, i veicoli stradali assorbono quasi la metà del consumo mondiale di petrolio. Il trasporto su strada è quindi particolarmente vulnerabile alle interruzioni dell’offerta e alla volatilità dei prezzi del greggio.
L’aumento dei prezzi petroliferi determinato dal conflitto in Medio Oriente ha già incrementato il risparmio potenziale associato all’utilizzo di un’auto elettrica. Utilizzando i prezzi medi del petrolio di aprile come riferimento, l’IEA ha calcolato che nell’Unione Europea il risparmio annuale sui costi energetici derivante dall’utilizzo di un EV è aumentato del 35% rispetto al 2025.
Per le flotte aziendali, i taxi, i veicoli commerciali e gli automobilisti con percorrenze elevate l’effetto può essere ancora maggiore, perché il costo energetico rappresenta una componente più importante del costo totale di possesso.
La conseguenza è che la transizione elettrica non viene più valutata esclusivamente attraverso la lente della decarbonizzazione. Sta diventando anche una questione di protezione dagli shock petroliferi.
Wood Mackenzie e lo scenario dello “shock elettrico”
È proprio questa possibilità a essere analizzata da Wood Mackenzie.
La società di consulenza energetica ipotizza uno scenario particolarmente accelerato nel quale tre forze agiscono contemporaneamente: governi intenzionati a ridurre la vulnerabilità alle crisi petrolifere, consumatori sempre più sensibili al prezzo della benzina e progressi tecnologici capaci di migliorare ulteriormente competitività e autonomia delle automobili elettriche.
In questo scenario, definito “Electric Shock”, l’adozione globale degli EV potrebbe accelerare fino al 50% rispetto allo scenario di riferimento indicato dalla società.
Non significa necessariamente che metà delle automobili mondiali diventerà improvvisamente elettrica. Il dato descrive piuttosto quanto più rapidamente potrebbe crescere la penetrazione degli EV rispetto alla traiettoria considerata normale prima dello shock energetico.
La differenza è fondamentale perché il parco automobilistico mondiale viene sostituito lentamente. Anche quando le auto elettriche conquistano una quota molto elevata delle nuove immatricolazioni, sono necessari anni perché tale trasformazione modifichi radicalmente l’intera flotta circolante.
Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta
I numeri dell’IEA mostrano quanto rapidamente stia comunque cambiando il mercato.
Nel 2025 sono state vendute più di 20 milioni di auto elettriche, con una crescita globale del 20%. Un’auto nuova su quattro venduta nel mondo era già elettrica. Per il 2026 l’agenzia prevedeva inizialmente circa 23 milioni di unità, equivalenti al 28% delle vendite mondiali.
La successiva accelerazione del secondo trimestre ha però spinto l’IEA a portare la quota prevista al 29%.
Il fenomeno è particolarmente significativo perché arriva in un momento difficile per il mercato automobilistico generale. Nella prima metà del 2026, le vendite globali complessive di automobili sono diminuite di circa il 5% su base annua, soprattutto a causa della debolezza di Cina e Stati Uniti. Nonostante questo contesto, gli EV hanno registrato una vigorosa ripresa nel secondo trimestre.
La crisi petrolifera sembra quindi aver contribuito a riportare al centro delle decisioni dei consumatori una domanda molto concreta: quanto costerà alimentare un’automobile nei prossimi cinque o dieci anni?
Europa, Asia e America Latina accelerano
La crescita, tuttavia, non è uniforme.
Nel primo trimestre del 2026 le vendite europee di auto elettriche sono aumentate di quasi il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nell’Asia-Pacifico esclusa la Cina l’incremento è stato dell’80%, mentre in America Latina ha raggiunto il 75%.
Nel secondo trimestre il quadro è diventato ancora più interessante.
In mercati automobilistici rilevanti come Australia, Brasile, India, Corea del Sud e Vietnam, le vendite sono approssimativamente raddoppiate tra marzo e giugno rispetto allo stesso periodo del 2025.
È un cambiamento importante perché per anni l’elettrificazione automobilistica mondiale è stata dominata soprattutto da Cina, Europa e, in misura inferiore, Stati Uniti.
La diffusione degli EV nei mercati emergenti potrebbe aprire una seconda fase della transizione.
Cina ancora epicentro mondiale dell’auto elettrica
La Cina rimane comunque il gigante del settore.
Secondo BloombergNEF, nel 2025 il mercato cinese rappresentava il 63% delle vendite mondiali di auto elettriche. Anche nel 2030 il Paese dovrebbe mantenere più della metà del mercato globale.
La scala dell’industria cinese produce un ulteriore effetto: permette ai costruttori di ridurre i costi attraverso enormi volumi produttivi, una catena di approvvigionamento delle batterie altamente sviluppata e una crescente competizione interna.
Se Pechino decidesse di utilizzare ancora più aggressivamente incentivi fiscali, politiche industriali e misure finalizzate a ridurre il consumo petrolifero, l’accelerazione potrebbe diventare ancora maggiore.
La questione è strategica. La Cina importa grandi quantità di greggio e una maggiore elettrificazione del trasporto significa trasformare una parte della domanda energetica automobilistica da petrolio importato a elettricità prodotta attraverso un mix domestico di carbone, nucleare, idroelettrico, solare, eolico e gas.
L’auto elettrica diventa così anche uno strumento di sicurezza nazionale.
Gli Stati Uniti rischiano di perdere terreno
Il quadro statunitense appare differente.
Nel 2025 gli EV rappresentavano poco meno del 10% delle vendite automobilistiche americane e la fine degli incentivi fiscali ha coinciso con una contrazione delle vendite nella parte finale dell’anno.
BloombergNEF sottolinea inoltre che le differenti politiche adottate nei grandi mercati stanno producendo traiettorie sempre più divergenti. La società ha rivisto leggermente al ribasso la propria prospettiva di lungo periodo anche in conseguenza dell’arretramento normativo negli Stati Uniti e della maturazione del mercato cinese.
Il rischio per Washington non riguarda soltanto il numero di EV venduti.
Batterie, raffinazione dei minerali, componentistica, elettronica di potenza e infrastrutture di ricarica stanno diventando settori industriali strategici. Un rallentamento prolungato potrebbe quindi tradursi in un divario industriale rispetto all’Asia.
L’effetto sul petrolio potrebbe diventare enorme
L’altra faccia della rivoluzione elettrica riguarda naturalmente l’industria petrolifera.
Se gli shock energetici accelerassero strutturalmente l’abbandono dei motori a combustione, una crisi nata dalla scarsità di petrolio potrebbe finire per ridurre permanentemente la domanda futura di petrolio.
È il paradosso di Hormuz.
Nel breve periodo un’interruzione dell’offerta può spingere il greggio e i carburanti verso l’alto. Ma prezzi elevati mantenuti abbastanza a lungo incentivano consumatori, imprese e governi a investire in tecnologie che utilizzano meno petrolio.
Secondo lo scenario accelerato indicato da Wood Mackenzie, la domanda mondiale di greggio potrebbe scendere verso 99 milioni di barili al giorno entro il 2040, circa 5 milioni di barili al giorno in meno rispetto al suo scenario di riferimento.
Una contrazione di queste dimensioni avrebbe conseguenze profonde per produttori petroliferi, raffinerie e commercio internazionale dei carburanti.
Wood Mackenzie stima che il rallentamento della domanda di carburanti stradali potrebbe contribuire alla chiusura anticipata di circa 40 raffinerie nel mondo.
Il vero limite: batterie, minerali e reti elettriche
Una crescita molto più veloce degli EV comporterebbe però nuovi problemi.
Ridurre la dipendenza dal petrolio significa aumentare la dipendenza da batterie, reti elettriche, rame, litio, grafite, nichel e altri materiali.
L’elettrificazione non elimina quindi le catene di approvvigionamento strategiche: le trasforma.
E le dimensioni degli investimenti necessari sono enormi.
BloombergNEF calcola che la domanda elettrica mondiale degli EV, pari a circa 367 TWh nel 2025, potrebbe superare 2.700 TWh entro il 2040. Per integrare questa nuova domanda sarebbero necessari più di 800 miliardi di dollari di investimenti nelle reti elettriche entro il 2040.
A ciò devono aggiungersi colonnine pubbliche, ricarica domestica, reti di distribuzione, accumulo, nuove centrali elettriche e capacità produttiva per batterie e componenti.
BloombergNEF stima inoltre circa 524 miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture di ricarica entro il 2035.
BloombergNEF: il 27% delle vendite mondiali già nel 2026
Anche le previsioni indipendenti di BloombergNEF confermano la dimensione strutturale del fenomeno.
Il suo Electric Vehicle Outlook 2026 prevede oltre 23 milioni di EV passeggeri venduti quest’anno, con una crescita dell’11% rispetto al 2025. La quota delle auto elettriche dovrebbe raggiungere il 27% delle vendite globali, contro appena il 9% di cinque anni fa.
Entro il 2035, secondo BNEF, oltre la metà delle auto passeggeri vendute nel mondo — circa il 52% — sarà elettrica.
Le differenze rispetto alle stime IEA derivano da metodologie, definizioni e momenti di aggiornamento differenti, ma la direzione generale è la stessa: l’elettrificazione del trasporto stradale sta diventando una trasformazione industriale globale.
Hormuz potrebbe accelerare una trasformazione già in corso
È importante, tuttavia, distinguere correlazione e causalità. L’espansione degli EV precede l’attuale crisi mediorientale ed è alimentata da molti fattori: riduzione del costo delle batterie, politiche climatiche, normative sulle emissioni, concorrenza cinese, ampliamento dell’offerta di modelli e miglioramento delle infrastrutture.
La stessa IEA osserva che gli effetti completi della crisi energetica richiederanno tempo per emergere, anche perché esiste un intervallo tra l’ordine e la consegna di un’automobile.
Hormuz può però funzionare da acceleratore.
Quanto più a lungo consumatori e governi percepiranno il petrolio come costoso, volatile o geopoliticamente vulnerabile, tanto maggiore sarà l’incentivo economico e strategico a ridurne l’utilizzo nei trasporti.
Ed è qui che lo shock del 2026 potrebbe lasciare un’eredità duratura.
Le crisi petrolifere del passato spinsero governi e industrie a migliorare l’efficienza energetica, diversificare gli approvvigionamenti e sviluppare risorse alternative. Quella attuale si verifica invece in un momento nel quale esiste già una tecnologia commercialmente disponibile capace di eliminare quasi completamente il consumo diretto di petrolio dalle automobili: la propulsione elettrica.
Se l’attuale accelerazione dovesse consolidarsi, la crisi di Hormuz potrebbe quindi produrre un risultato paradossale: nel tentativo di affrontare uno dei più gravi shock petroliferi degli ultimi anni, il mondo potrebbe accelerare proprio la tecnologia destinata a ridurre strutturalmente il peso del petrolio nel trasporto stradale.
