(AGENPARL) - Roma, 21 Agosto 2026 - Il Mar Cinese Meridionale, un’area vitale da cui transita circa un terzo della navigazione commerciale mondiale e flussi energetici cruciali per Pechino, si avvia verso una nuova trasformazione tecnologica e militare. Stando a quanto emerso da una proposta avanzata dai ricercatori dell’Accademia della Guardia Costiera cinese e pubblicata sulla rivista specializzata Command Control & Simulation, la Repubblica Popolare Cinese mira a convertire le isole e le barriere coralline contese nella regione in veri e propri avamposti robotizzati.
La rete di difesa a tre anelli
Il progetto prevede l’impiego di una rete multilivello basata su sciami di droni coordinati per presidiare gli avamposti insulari, riducendo la vulnerabilità dei sistemi tradizionali controllati dall’uomo. Il piano strategico si articola su tre cerchi concentrici di difesa:
- Primo anello (approcci lontani): Sfrutta UAV di ricognizione e dattacco insieme a barche prive di equipaggio (USV) per intercettare le minacce e monitorare i punti ciechi attorno alle barriere coralline.
- Secondo anello (prossimità della costa): Prevede l’impiego di piccoli droni, UAV kamikaze e veicoli subacquei autonomi.
- Sistemi di comando integrati: I dati raccolti da tutti i dispositivi vengono combinati per valutare il livello di minaccia e coordinare una risposta automatizzata multidominio (aria, superficie e subacquea).
La Cina dispone già di alcune piattaforme operative in questa direzione, come la barca senza pilota UB1 Sharp Shark 10, capace di toccare i 40 nodi e armata con una mitragliatrice da 12,7 mm.
Il contesto di attrito e la lezione della guerra moderna
La spinta verso l’automazione arriva su uno sfondo di tensioni croniche nelle acque contese, dove si registrano regolarmente episodi di attrito tra le navi cinesi e quelle di altri Stati rivieraschi, in particolare le Filippine. La situazione vede il coinvolgimento indiretto ma costante degli Stati Uniti, legati a Manila da un trattato di mutua difesa e protagonisti di imponenti esercitazioni congiunte come i test del sistema antinave mobile NMESIS.
Gli esperti militari sottolineano che l’adozione di difese robotiche risponde a due esigenze strategiche primarie:
- Riduzione del rischio d’immagine e perdite umane: Presidiare isole remote con guarnigioni fisse espone al rischio di isolamento o cattura, un grave colpo politico per Pechino. La difesa automatizzata permette di fare in modo che “il primo colpo sia preso dalle macchine”.
- Adattamento ai conflitti contemporanei: L’esperienza dei conflitti moderni mostra la vulnerabilità di mezzi costosi di fronte a sciami di droni economici.
Nonostante la forte spinta tecnologica, gli analisti evidenziano che i sistemi senza equipaggio non possono ancora sostituire del tutto le forze convenzionali: per un’eventuale conquista territoriale resterà comunque necessario lo sbarco di truppe, le quali dovranno affrontare le difese combinate dell’avversario. Il modello di difesa robotica studiato da Pechino, tuttavia, apre nuovi scenari strategici che potrebbero presto trovare applicazione anche in altri contesti complessi, come la sorveglianza e la protezione delle aree remote dell’Artico e dell’Estremo Oriente.
