(AGENPARL) - Roma, 17 Agosto 2026 - La crescita vertiginosa dell’intelligenza artificiale sta trasformando l’energia in una delle risorse strategiche più importanti dell’economia digitale. Data center sempre più grandi, cluster di GPU e infrastrutture dedicate all’addestramento e all’esecuzione dei modelli di IA richiedono quantità enormi di elettricità, mettendo sotto pressione reti che in molte aree degli Stati Uniti sono già congestionate.
In questo scenario, le grandi aziende tecnologiche stanno guardando con crescente interesse alle celle a combustibile, considerate una possibile soluzione per produrre elettricità direttamente nei pressi dei data center, riducendo la dipendenza dalla rete e soprattutto abbreviando i tempi necessari per mettere in funzione nuova capacità energetica.
Secondo le stime di Goldman Sachs Research, entro il 2030 le celle a combustibile potrebbero arrivare a fornire tra 8 e 20 gigawatt di capacità destinata ai data center, trasformandosi da tecnologia relativamente di nicchia a componente importante dell’infrastruttura energetica dell’era dell’intelligenza artificiale.
L’IA sta trasformando il problema energetico dei data center
La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto semiconduttori, modelli linguistici e capacità di calcolo. Dietro ogni nuovo centro di elaborazione c’è infatti un problema molto più concreto: trovare abbastanza elettricità per alimentarlo.
I moderni data center dedicati all’IA concentrano enormi quantità di capacità computazionale in spazi relativamente ridotti. Questo comporta non soltanto consumi elettrici elevati, ma anche la necessità di disporre di energia stabile e continua.
Per le aziende tecnologiche, attendere anni per nuove linee di trasmissione, sottostazioni o centrali può diventare incompatibile con la velocità della competizione nel settore.
È proprio qui che le celle a combustibile stanno acquistando rilevanza.
Questa tecnologia converte direttamente l’energia chimica di un combustibile in elettricità attraverso un processo elettrochimico, anziché attraverso la combustione convenzionale. I sistemi possono utilizzare differenti combustibili, tra cui idrogeno, gas naturale e biogas.
La possibilità di installare sistemi modulari direttamente presso il data center consente inoltre di adottare una configurazione cosiddetta “behind the meter”, nella quale una parte significativa dell’elettricità viene generata in loco.
Goldman Sachs: fino a 20 GW entro il 2030
Goldman Sachs considera l’aumento dei consumi dei data center uno dei fenomeni energetici più importanti dei prossimi anni.
Michele Della Vigna, responsabile della ricerca sulle risorse naturali EMEA presso Goldman Sachs Research, ha descritto l’incremento della domanda elettrica proveniente dai data center come potenzialmente uno dei più significativi dalla rivoluzione industriale.
Secondo le valutazioni della banca, le celle a combustibile potrebbero soddisfare tra il 6% e il 15% della domanda incrementale di energia dei data center e rappresentare tra il 25% e il 50% della loro futura generazione elettrica dietro il contatore.
In termini di capacità installata, significherebbe un mercato potenziale compreso tra 8 e 20 GW entro la fine del decennio.
Uno dei principali vantaggi riguarda i tempi.
Un sistema modulare a celle a combustibile potrebbe essere installato in meno di un anno. I tempi di consegna delle grandi turbine a gas, al contrario, si sono allungati in alcuni casi oltre i cinque anni.
Per un settore in cui un ritardo nell’apertura di un centro IA può significare perdere terreno rispetto ai concorrenti, la differenza è fondamentale.
Efficienza, emissioni e consumo d’acqua
Le celle a combustibile presentano anche caratteristiche particolarmente interessanti per infrastrutture digitali che devono funzionare ininterrottamente.
Secondo Goldman Sachs, possono raggiungere livelli di efficienza superiori del 10-30% rispetto alle turbine a gas, oltre a produrre meno rumore e a evitare le emissioni di NOx e monossido di carbonio associate alla combustione nel punto di generazione.
Il loro utilizzo non rende però automaticamente un data center “a zero emissioni”: l’impatto climatico complessivo dipende dal combustibile impiegato e dalla sua filiera. Se il sistema utilizza gas naturale, rimangono emissioni di CO2 e vanno considerate anche quelle associate alla produzione e al trasporto del combustibile.
Il vantaggio strategico per le Big Tech consiste quindi soprattutto nella combinazione di rapidità di installazione, efficienza, modularità, affidabilità e minore dipendenza dalle infrastrutture elettriche tradizionali.
A questo si aggiunge il consumo idrico, questione sempre più importante perché i grandi data center possono incontrare opposizione nelle regioni caratterizzate da scarsità d’acqua.
Oracle sceglie Bloom Energy
Il passaggio dalla sperimentazione all’impiego commerciale è già iniziato.
Bloom Energy sta implementando la propria tecnologia a celle a combustibile presso alcuni data center di Oracle Cloud Infrastructure negli Stati Uniti.
Per Oracle, la soluzione permette di avvicinare i tempi di disponibilità dell’energia alla velocità con cui l’industria dell’IA vuole sviluppare nuova capacità computazionale.
Il principio è semplice: anziché costruire un enorme centro dati e aspettare successivamente che la rete sia in grado di fornirgli tutta l’elettricità necessaria, una parte della capacità energetica può essere realizzata direttamente presso il sito.
Si tratta di un cambiamento potenzialmente profondo nel rapporto tra industria digitale e settore elettrico.
Equinix utilizza le celle a combustibile da anni
Anche Equinix ha sviluppato una collaborazione di lungo periodo con Bloom Energy.
Le celle a combustibile dell’azienda integrano l’approvvigionamento dalla rete in 19 data center Equinix IBX distribuiti in sei Stati americani.
Secondo Equinix, l’utilizzo della tecnologia avrebbe consentito di evitare circa 285.000 tonnellate di CO2 equivalente e un consumo di circa 382 miliardi di galloni d’acqua, sulla base delle metodologie utilizzate dall’azienda per il confronto con fonti alternative.
L’interesse di Equinix non si limita comunque alle celle a combustibile. L’operatore sta esplorando un portafoglio energetico molto più ampio, comprendente anche tecnologie nucleari di nuova generazione attraverso accordi con società come Oklo, Radiant, ULC-Energy e Stellaria.
La strategia mostra come il settore dei data center stia cercando di diversificare radicalmente le proprie fonti di approvvigionamento.
L’obiettivo non è più semplicemente acquistare elettricità dalla rete, ma assicurarsi direttamente la capacità necessaria per sostenere l’espansione dell’IA.
FuelCell Energy prepara progetti fino a 380 MW
Un’altra società che punta direttamente sulla crescita dei data center è FuelCell Energy.
Nel 2026 l’azienda ha annunciato un accordo strategico con Fit Energy per sviluppare fino a 380 MW di capacità di generazione in loco destinata ai centri dati.
Il presidente e amministratore delegato di FuelCell Energy, Jason Few, ha descritto la strategia come un modo per estendere virtualmente la rete fino al data center, consentendo ai clienti di accelerare la disponibilità dell’energia e ridurre la dipendenza da infrastrutture di trasmissione congestionate.
È un concetto particolarmente importante.
La scarsità energetica dell’era dell’IA non deriva necessariamente dall’assenza assoluta di capacità di generazione. In molti casi il problema riguarda la possibilità di trasportare l’elettricità nel luogo e nel momento in cui serve.
Costruire nuove linee ad alta tensione può richiedere anni tra autorizzazioni, progettazione, approvvigionamento delle apparecchiature e lavori.
Produrre elettricità direttamente accanto al data center può aggirare almeno una parte di questi ostacoli.
Il collo di bottiglia si sposta dalla rete alla produzione
Le celle a combustibile non sono però prive di limiti.
Goldman Sachs individua nella capacità produttiva uno dei principali ostacoli alla loro diffusione su larga scala. Se la domanda dei data center dovesse crescere rapidamente verso diversi gigawatt all’anno, i produttori dovrebbero ampliare sensibilmente fabbriche, supply chain e capacità di installazione.
La competizione per l’energia potrebbe quindi generare una nuova corsa industriale.
Dopo GPU, trasformatori elettrici, turbine a gas e apparecchiature per l’alta tensione, anche le celle a combustibile potrebbero diventare un componente strategico della catena di approvvigionamento dell’intelligenza artificiale.
L’espansione prevista della produzione negli Stati Uniti e in Asia potrebbe contribuire a ridurre questo vincolo, ma la velocità con cui il settore riuscirà ad aumentare la capacità sarà determinante.
Dall’“AI computing” all’“AI energy”
La conseguenza più importante potrebbe essere una trasformazione del modello stesso del data center.
Storicamente, gli operatori sceglievano un sito e si collegavano alla rete elettrica locale. Con carichi che possono raggiungere centinaia di megawatt e, nei progetti più ambiziosi, avvicinarsi alla scala del gigawatt, questo approccio diventa sempre più difficile.
I futuri campus dedicati all’intelligenza artificiale potrebbero essere progettati come ecosistemi energetici autonomi o semi-autonomi, combinando rete pubblica, celle a combustibile, batterie, energie rinnovabili, generatori di emergenza e, nel lungo periodo, nuove tecnologie nucleari.
L’energia diventerebbe quindi parte integrante dell’architettura informatica.
Non basterà più chiedersi quale processore utilizzare o quanti acceleratori installare: sarà altrettanto importante stabilire come produrre, trasportare e garantire centinaia di megawatt di elettricità 24 ore su 24.
La corsa all’IA diventa anche una corsa all’energia
La crescente attenzione verso le celle a combustibile evidenzia una realtà destinata a caratterizzare la prossima fase dello sviluppo dell’intelligenza artificiale: la disponibilità di potenza computazionale dipenderà sempre più dalla disponibilità di energia.
Per Oracle, Equinix e gli altri grandi operatori digitali, poter mettere in funzione nuova capacità elettrica in mesi anziché anni può rappresentare un vantaggio competitivo considerevole.
Parallelamente, aziende come Bloom Energy e FuelCell Energy potrebbero ritrovarsi in una posizione strategica all’interno di un mercato nato dall’incontro fra due industrie che fino a pochi anni fa sembravano relativamente distanti: tecnologia digitale ed energia.
Se le previsioni di Goldman Sachs si avvicineranno alla realtà e le celle a combustibile raggiungeranno 8-20 GW di capacità al servizio dei data center entro il 2030, il boom dell’intelligenza artificiale avrà creato non soltanto una nuova domanda di chip e infrastrutture cloud, ma anche un nuovo e importante mercato per la generazione distribuita di elettricità.
La prossima frontiera dell’IA potrebbe quindi non essere determinata esclusivamente da chi possiede i modelli più avanzati o il maggior numero di GPU. Potrebbe dipendere anche da chi riesce a procurarsi più rapidamente l’energia necessaria per farle funzionare.