(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - Il Governo sta investendo su un modello pericoloso e disfunzionale. Il rapporto di ActionAid e dell'Università di Bari, costruito sui dati dello stesso Ministero dell'Interno, dimostra che i CPR non producono gli effetti promessi. E nel frattempo da anni testimoniamo come producano violazioni gravissime dei diritti umani, autolesionismo e sofferenza portata all'estremo, morti lasciate cadere nel silenzio. Persone sottoposte un trattenimento potenzialmente lungo un anno e mezzo, in condizioni inaccettabili, per la sola assenza di documenti, e poi rimesse in strada in condizioni di estrema marginalità.
Come dimostra Action Aid a questo costo umano intollerabile corrisponde un investimento economico che non trova alcuna giustificazione nei dati: nel 2025 i CPR registrano il record di 6.835 ingressi, ma i rimpatri eseguiti dai centri crollano a 1.732, il 45% in meno rispetto al 2022. Viene rimpatriata una persona su quattro tra quelle trattenute. Intanto quasi due rimpatri forzati su tre avvengono senza passare dai CPR. Si aggiunge il fattore della completa mancanza di senso e di efficacia a quella che già è una vera e propria violenza di Stato.
Per ogni rimpatrio dai centri servono ormai circa 148 giornate di privazione della libertà, il doppio rispetto agli anni precedenti. La spesa detentiva per ogni rimpatrio è passata da circa 6.400 a oltre 16.500 euro in due anni. Tra il 2018 e il 2024, oltre duemila persone sono state rinchiuse pur appartenendo a nazionalità per le quali più del 95% delle espulsioni non viene mai eseguito. In dieci anni dai CPR sono partiti soltanto 9 rimpatri su 100. Sono dati che dovrebbero suscitare vergogna e una profonda inversione di rotta sulle politiche migratorie del Governo.
Il copione è lo stesso del CPR in Albania: l'efficacia del modello, che il Ministro dell'Interno si ostina a raccontare nelle sue dichiarazioni esiste solo laddove manca la trasparenza. Il Viminale continua sistematicamente a negare i dati sui rimpatri per nazionalità e persino quelli su diversi progetti per l'annunciata costruzione di nuovi CPR. Il tutto per "evitare l'interpretazione dei dati" o addirittura per non alimentare manifestazioni di dissenso sui territori. Depositerò un'interrogazione al ministro dell'Interni perché è evidente che siamo di fronte a un problema non solo pratico, ma anche democratico.
Roma 02 ottobre 2026