(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - La crisi nel Corno d’Africa entra in una fase più delicata mentre le forze filogovernative etiopi avanzano verso Mekelle, capitale del Tigray. Nelle ultime ore una milizia alleata del governo federale ha rivendicato la conquista dell’aeroporto Alula Aba Nega, sostenendo di avere iniziato le operazioni per prendere il controllo della città. La notizia non è stata però verificata in modo indipendente e il governo federale non ha ancora confermato la presa dello scalo.
L’avanzata arriva dopo una settimana di combattimenti tra le forze federali e un’alleanza guidata dal Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Gli scontri hanno riportato il Tigray al centro della crisi etiope a meno di quattro anni dalla fine della guerra precedente. La situazione sul terreno è cambiata rapidamente: le forze vicine ad Addis Abeba hanno riconquistato diverse posizioni nel nord e stanno spingendo verso Mekelle, mentre nella capitale regionale banche e negozi sono rimasti chiusi per il timore di nuovi combattimenti.
Il nuovo fronte militare si sovrappone a una crisi diplomatica che in pochi giorni ha coinvolto direttamente Etiopia, Eritrea ed Egitto. Il primo ottobre Addis Abeba ha chiuso la propria ambasciata ad Asmara ed espulso dieci diplomatici eritrei, accusando l’Eritrea di attività ostili e di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. Asmara ha risposto interrompendo le relazioni diplomatiche con l’Etiopia. Il giorno successivo anche lo scontro con l’Egitto ha assunto una dimensione diplomatica, con l’espulsione reciproca di rappresentanti dei due Paesi.
È uno sviluppo che aggiunge un livello regionale a un conflitto nato sul terreno interno. Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere, direttamente o indirettamente, le forze che combattono il governo federale. I tre Paesi respingono le accuse. Al momento non ci sono prove pubbliche sufficienti per confermare un coinvolgimento diretto di tutti gli Stati citati nel nuovo conflitto. Anche per questo l’Unione Africana ha invitato i tre governi alla massima moderazione e ha chiesto di mantenere aperti i canali diplomatici.
La posizione dell’Eritrea rende però la situazione particolarmente sensibile. Il Paese si trova immediatamente a nord del Tigray e i rapporti con Addis Abeba sono già segnati da una lunga storia di guerra e rivalità. La pace del 2018 aveva riaperto le relazioni tra i due Paesi dopo quasi vent’anni di ostilità, ma l’intesa si è progressivamente deteriorata. Le tensioni sono aumentate soprattutto attorno alla questione dell’accesso dell’Etiopia al Mar Rosso, che Addis Abeba considera un interesse strategico per un’economia priva di sbocchi sul mare.
È questo uno dei punti che possono trasformare la crisi del Tigray in qualcosa di più ampio. L’Etiopia dipende fortemente dal corridoio commerciale che attraversa il Gibuti, mentre la possibilità di ottenere un accesso diretto al Mar Rosso riguarda direttamente la sicurezza economica e strategica del Paese. L’Eritrea, che controlla la costa e i porti di Massaua e Assab, considera invece le ambizioni etiopi un possibile rischio per la propria sovranità.
Il quadro si complica ulteriormente guardando a ovest. Il Sudan è da oltre tre anni devastato dalla guerra tra esercito e Rapid Support Forces e Addis Abeba e Khartoum si sono scambiate accuse sul sostegno alle rispettive forze avversarie. Il Sudan confina con il Tigray e qualsiasi espansione del conflitto verso le aree di frontiera potrebbe quindi aggiungere un altro fronte a una guerra già regionale per i suoi effetti.
A sud-est, invece, rimane aperta la disputa tra Etiopia ed Egitto sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). La grande diga sul Nilo Azzurro è stata inaugurata nel 2025, ma Cairo e Addis Abeba non hanno ancora raggiunto un accordo vincolante sulle regole di gestione dell’acqua in caso di siccità. La questione del Nilo si sovrappone ora alla disputa sull’accesso al Mar Rosso, creando un intreccio di interessi che coinvolge sicurezza, energia, commercio e risorse idriche.
Il rischio, quindi, non riguarda soltanto la possibilità che riprenda una guerra su larga scala in Tigray. Il problema è che più crisi regionali potrebbero iniziare a influenzarsi reciprocamente. Il conflitto interno etiope tocca la frontiera con l’Eritrea, la guerra sudanese e la sicurezza del Mar Rosso; allo stesso tempo, la disputa con l’Egitto sul Nilo aggiunge un ulteriore elemento di pressione diplomatica.
Per ora non ci sono elementi sufficienti per parlare di una guerra regionale già in corso. Ma la distanza tra un conflitto interno e una crisi più ampia si è ridotta. L’avanzata verso Mekelle, la rottura tra Addis Abeba e Asmara e il contemporaneo deterioramento dei rapporti con il Cairo hanno creato una situazione nella quale un nuovo episodio militare potrebbe avere conseguenze ben oltre il Tigray.
Il punto decisivo sarà quindi capire se i combattimenti resteranno confinati al nord dell’Etiopia o se le rivalità già presenti attorno al Mar Rosso, al Nilo e al Sudan finiranno per convergere sullo stesso teatro. È questa sovrapposizione, più ancora della singola battaglia per Mekelle, a rendere la nuova escalation particolarmente delicata.
