(AGENPARL) - Roma, 7 Agosto 2026 - Per far fronte alla flessione dell’import russo, il Tagikistan riorganizza le proprie catene di approvvigionamento energetico. A luglio, il paese ha triplicato le importazioni di carburante da Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan rispetto a giugno, raggiungendo un totale di 34.000 tonnellate acquistate dai partner regionali.
L’impatto della crisi russa
L’aumento dell’interscambio, ripreso dal Moscow Times, è guidato da una contrazione delle forniture provenienti dalla Russia, attualmente colpita da una crisi del settore causata dagli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie di petrolio.
I dati di luglio evidenziano la frenata dei flussi russi diretti in Tagikistan:
- Benzina: scesa della metà a 14.000 tonnellate rispetto a giugno.
- Gasolio: calato del 2% a 30.000 tonnellate.
- Cherosene per l’aviazione: azzerato del tutto (nessuna spedizione registrata).
In risposta, i flussi dai paesi limitrofi sono cresciuti rapidamente: la benzina è passata da 8.400 a 13.800 tonnellate, il diesel da 2.400 a 17.600 tonnellate e il carburante per aerei è balzato da 316 a 2.500 tonnellate.
La ricerca di nuovi mercati e l’aumento dei prezzi
Il 6 agosto, il Ministero dei Trasporti del Tagikistan ha confermato la ricerca di fonti alternative, puntando sul Kazakistan come sbocco principale e avviando negoziati anche con Cina, Turkmenistan, Iran e Bielorussia. A inizio luglio il ministro dell’Energia e delle risorse idriche, Daler Juma, aveva già avviato le trattative, menzionando anche le “operazioni militari in Medio Oriente” come ulteriore elemento di pressione sulle catene di fornitura.
Nel frattempo, le variazioni nei canali di approvvigionamento si riflettono parzialmente sui listini al dettaglio:
- Benzina AI-92: salita a 12-12,5 somoni al litro (circa 1,10-1,15 dollari) ad agosto, rispetto agli 11-11,2 somoni di inizio giugno.
- Diesel: aumentato fino a una forbice di 16,5-18,5 somoni (circa 1,52-1,71 dollari).
Una tendenza regionale: Kirghizistan e Mongolia
La necessità di diversificare non riguarda solo il Tagikistan. Il Kirghizistan ha richiesto consegne mensili di 20.000 tonnellate di carburante all’Uzbekistan, avviando colloqui con Bielorussia, Cina, Azerbaigian e Turchia. In Mongolia, dove il 95% del carburante dipende tradizionalmente dalla Russia, le autorità hanno invece introdotto un rigido razionamento della benzina.
Le difficoltà della filiera russa derivano dai danni strutturali subiti dall’industria: l’Ucraina è riuscita a colpire circa il 45% della capacità nominale di raffinazione del petrolio della Russia e un terzo della capacità di lavorazione offline. Secondo The Insider, a seguito degli attacchi, ben 16 raffinerie russe hanno interrotto parzialmente o totalmente le operazioni
