(AGENPARL) - Roma, 6 Agosto 2026 - Nel 2026 il nucleare mondiale sta entrando in una fase di espansione che non si vedeva da trent’anni. Secondo l’International Energy Agency, ci sono 78 GW di capacità nucleare in costruzione in quindici Paesi, metà dei quali in Cina. La capacità operativa globale resta stabile a 420 GW, ma la geografia del settore sta cambiando rapidamente: la Cina è ormai vicina ai 60 GW installati e punta ai 100 GW entro il 2030, mentre gli Stati Uniti e la Francia, storici leader, mantengono un parco più ampio ma molto più vecchio. La Russia continua a costruire e ad esportare tecnologia, consolidando una posizione strategica che va oltre l’energia e tocca la geopolitica.
Il dato più significativo è che il 94% dei reattori avviati negli ultimi dieci anni è di tecnologia cinese o russa. Questo significa che la capacità industriale, la filiera tecnologica e la leadership nella progettazione dei reattori avanzati si stanno spostando verso l’Asia. Gli Stati Uniti mantengono un ruolo importante, ma la loro capacità di costruire nuovi reattori è rallentata da costi elevati, opposizione politica e infrastrutture datate. L’Europa, invece, si trova in una posizione ancora più fragile: Francia e Regno Unito costruiscono nuovi impianti, ma Germania, Belgio e altri Paesi hanno chiuso reattori senza sostituirli, riducendo la capacità complessiva del continente.
Il divario infrastrutturale è evidente. La Cina costruisce reattori in serie, con tempi medi di realizzazione inferiori a sette anni, grazie a una filiera industriale integrata e a un forte sostegno statale. La Russia mantiene una capacità di progettazione e costruzione che le consente di esportare centrali chiavi in mano in Egitto, Turchia e altri Paesi emergenti. Gli Stati Uniti puntano sugli small modular reactors, ma la tecnologia è ancora in fase pre‑commerciale e non esiste un impianto SMR operativo su scala industriale. L’Europa, invece, ha un parco nucleare che invecchia rapidamente: l’età media dei reattori francesi supera i 35 anni, e i nuovi progetti EPR hanno accumulato ritardi e costi elevati.
Se l’Europa non aggiornerà le sue infrastrutture nucleari, le conseguenze saranno molteplici. La prima riguarda la sicurezza energetica: senza nuovi reattori o SMR, il continente rischia di dipendere sempre più da importazioni di gas e da tecnologie nucleari extra‑UE. La seconda riguarda la competitività industriale: Cina e Russia stanno costruendo una filiera nucleare completa, che include ricerca, produzione di combustibile, gestione dei rifiuti e sviluppo dei reattori avanzati. L’Europa, invece, rischia di perdere competenze tecniche e capacità produttiva, con effetti diretti sulla sua autonomia strategica. La terza riguarda la decarbonizzazione: senza nucleare, l’Europa dovrà compensare con rinnovabili e accumuli, ma la variabilità delle fonti e la lentezza nella costruzione delle infrastrutture di rete rendono difficile raggiungere gli obiettivi climatici al 2050.
Il divario tra USA, Cina, Russia ed Europa non è solo quantitativo, ma qualitativo. La Cina opera già un SMR terrestre, la Russia un SMR marino, e entrambi hanno cantieri attivi per nuovi reattori modulari. Canada, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti sono vicini all’avvio dei primi cantieri SMR, ma l’Europa non ha ancora un progetto industriale definito. Questo significa che il continente rischia di arrivare tardi alla tecnologia che potrebbe rivoluzionare il settore, rendendo più difficile la costruzione di impianti in aree industriali, porti, distretti energetici e regioni con domanda crescente.
In sintesi, i dati ufficiali dell’IEA e dell’IAEA PRIS mostrano che il mondo sta entrando in una nuova fase nucleare, guidata dall’Asia. Se l’Europa non aggiornerà rapidamente le sue infrastrutture, rischia di perdere autonomia energetica, capacità industriale e competitività tecnologica. Il nucleare non è l’unica risposta, ma senza un ruolo attivo nel settore, l’Europa potrebbe trovarsi dipendente da tecnologie e combustibili prodotti altrove, con conseguenze economiche e geopolitiche difficili da invertire.