(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - "Abbiamo depositato presso la Commissione Giustizia della Camera la richiesta di un'indagine conoscitiva che affronti in maniera ampia e organica le condizioni del sistema carcerario in Italia. L'obiettivo è acquisire e valutare dati certi sul sovraffollamento negli istituti penitenziari, sullo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria, sulle condizioni di lavoro del Corpo della Polizia penitenziaria, sulle modalità di esecuzione della pena e sull'effettiva applicazione delle norme in materia di sicurezza, al fine di garantire la certezza della pena e impedire che esponenti delle organizzazioni criminali possano continuare a operare durante la detenzione". Lo annunciano, in una nota congiunta, i deputati di Forza Italia componenti della Commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, Davide Bellomo, Tommaso Calderone e Pietro Pittalis.
"Al 30 giugno 2026, secondo i dati del Dap, la popolazione carceraria ha raggiunto 64.773 presenze, determinando un tasso di sovraffollamento pari al 139,5 per cento. Tale situazione incide negativamente sulle modalità di espiazione della pena, rischiando di confliggere con l'articolo 27 della Costituzione, e non è in linea con le direttive stabilite dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. Il rischio è di esporre il nostro Paese a procedure d'infrazione Ue", sottolineano i componenti Fi in Commissione Giustizia.
Il sovraffollamento e le condizioni di detenzione alimentano il fenomeno dei suicidi e dei tentati suicidi da parte delle persone detenute e si ripercuotono sul lavoro e sullo stato di salute di chi opera nelle carceri, a cominciare dagli agenti della Polizia penitenziaria, costretti ad agire sotto organico e in situazioni critiche e pericolose: nel 2025 sono state 1.900 le aggressioni subite", spiegano.
"La situazione di rischio in cui operano gli agenti della Polizia penitenziaria si ricollega alle difficoltà registrate in molte carceri nel far rispettare la legge e nel garantire il principio della certezza della pena. Dalle carte di numerose inchieste emerge uno scenario nel quale esponenti della criminalità organizzata continuano a impartire ordini e a mantenere contatti con l'esterno, anche grazie alla circolazione di telefoni cellulari, all'utilizzo di droni e alla diffusione di sostanze stupefacenti", concludono.