(AGENPARL) - Roma, 7 Novembre 2026 - "La magistratura – sottolineano -farà il suo corso, ma chi governa deve rispondere. L'articolo 30 del decreto-legge 189 del 2016 sottopone alla disciplina antimafia anche la ricostruzione privata sostenuta da contributi pubblici. Impone inoltre di registrare contratti e subappalti nell'Anagrafe antimafia degli esecutori. Allora cosa è mancato? Com'è possibile che nessuno, a partire dal Commissario straordinario, si sia accorto che un'impresa con 780 cantieri privati – di cui 400 ancora attivi- cambiasse più volte i subappaltatori a causa della successiva esclusione delle ditte affidatarie dalla white list? ActionAid e il rapporto Sisma 10, promosso dalla Cgil, avevano denunciato la scarsa trasparenza ed accessibilità dei dati prima che esplodesse lo scandalo. Perché nessuno è intervenuto?"
"Il Governo in Aula – continuano – ha impiegato quasi dieci minuti per illustrare un'imponente successione di norme, ordinanze, strumenti di monitoraggio e protocolli commissariali che avrebbero dovuto costituire un presidio formidabile contro le infiltrazioni criminali. Eppure, mentre questo articolato apparato di prevenzione era formalmente operativo, un'unica impresa, con poco più di duecento dipendenti, arrivava ad acquisire l'enorme mole di cantieri a cui abbiamo fatto riferimento. E' per questo che il Commissario non può limitarsi a dettare risposte burocratiche o fornire giustificazioni evasive ma, prestando fede al suo mandato, deve spiegare perché si sia aperta una tragica falla nel sistema di prevenzione"
"Queste risposte non si devono all'opposizione. Si devono alle famiglie che temono di non veder finita la ricostruzione delle proprie case e ai circa mille lavoratori dei cantieri, alcuni dei quali oggi non ricevono lo stipendio. Bisogna garantire la continuità dei lavori senza allentare i controlli su appalti e subappalti e accogliere le richieste emerse nel tavolo tra il Prefetto di Macerata e le forze sindacali dello scorso 2 novembre . La Commissione antimafia deve farsi carico della vicenda e la presidente Meloni deve pronunciare una parola netta di condanna. Quella delle Marche è una grande questione nazionale", concludono i dem.
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