(AGENPARL) - Roma, 30 Luglio 2026 - La situazione geopolitica nel Golfo Persico sta attraversando una fase di pericolosa accelerazione, muovendosi verso scenari ben più complessi e ampi rispetto alla recente fase bellica. È l’allarme lanciato da un’analisi diffusa dall’agenzia WANA (West Asia News Agency), che evidenzia come il conflitto si stia trasformando da scontro diretto a una crisi regionale multistrato.
Il coinvolgimento diretto di Riyadh e l’allargamento del fronte
Con il mutare del quadro militare, le tensioni non si concentrano più unicamente sull’asse tra Teheran, Tel Aviv e Washington.
- L’offensiva nello Yemen e nel Golfo: L’operazione per rompere il blocco di Sanaa, l’espansione del conflitto allo Stretto di Bab el-Mandeb e i contraccolpi sulle infrastrutture energetiche saudite a seguito dei raid houthi hanno cambiato radicalmente le carte in tavola.
- I raid in Iraq: L’Arabia Saudita è entrata apertamente nel conflitto, unendosi agli Stati Uniti nei raid aerei contro le postazioni delle Forze di mobilitazione popolare (PMF) in territorio iracheno.
Questo salto di qualità militare rischia di trascinare nel vortice della crisi altre potenze regionali, come Pakistan ed Egitto.
Il rischio di una deriva settaria
Il pericolo più grave evidenziato dall’analisi riguarda la percezione pubblica e politica della crisi: la guerra rischia di essere vista non più solo come un confronto con Israele e Stati Uniti, ma come un conflitto aperto tra mondo arabo e Iran. Un mutamento di prospettiva che potrebbe riaccendere divisioni etniche e settarie di lunga data, marginalizzando la questione palestinese e spingendo la regione verso uno scontro di blocchi guidato da dinamiche prestabilite, di cui Israele rischia di essere il principale beneficiario strategico.
