(AGENPARL) - Roma, 24 Luglio 2026 - La tragica scomparsa, avvenuta questa notte, della giovane allieva Ispettore A.V., caduta ieri pomeriggio da circa sei metri di altezza all’interno della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza dell’Aquila, rappresenta un dramma che vede come vittima innocente l’ennesima fiamma gialla.
La magistratura, come di consueto, farà il suo corso per cercare di capire cosa sia realmente accaduto: infortunio o gesto volontario. Tesi, quest’ultima, che nelle ultime ore sembra prendere sempre più consistenza e certezza dalle dinamiche dell’accaduto, dalle voci di popolo che si rincorrono tra i colleghi e che si mescolano alle poche notizie che trapelano.
Il Segretario Generale Nazionale del SIAF – Eliseo Taverna – in merito all’accaduto, ha affermato:
“Se così fosse, ci preme rammentare come il suicidio, purtroppo, sia tra le prime cause di morte tra gli operatori delle Forze di Polizia. Un dramma, atavico, senza fine e, con poche soluzioni, visti i numeri inquietanti che ogni anno attanagliano tutti i Corpi armati, civili e militari, verso il quale, purtroppo, politica e Amministrazioni non sono state in grado di porre rimedi concreti e funzionali, nonostante le richieste di aiuto più volte lanciate a gran voce.
Apprendere dell’ennesima giovane vita scomparsa tragicamente, peraltro, all’inizio del proprio percorso professionale, a prescindere dalla cause sottese, ci lascia ancora una volta basiti e ci fa porre degli interrogativi profondi, tuttora senza risposte.
Dopo tante volte che lo abbiamo fatto nel passato, infatti, oggi ci chiediamo di nuovo, con forza, non tanto del perché un collega o una collega scelga di intraprendere un viaggio estremo senza ritorno, poiché nemmeno la psicologia e la psichiatria sono state in grado, finora, di dare risposte compiute, ma del come mai nessuno è in grado di intercettare, per tempo, il forte disagio portato dentro di sé da chi matura questa scelta radicale nel momento in cui non riesce più a cogliere una via d’uscita da problemi o disagi vissuti e ritenuti insuperabili”.
Ha aggiunto ancora Taverna: “Una cosa ormai è certa e non va mai più sottaciuta o sottovalutata, ovvero che il personale che indossa un’uniforme, svolge un lavoro delicato e difficile, in contesti sociali complessi.
Per queste ragioni deve avere a disposizione strumenti agevoli di supporto, che permettano loro di gestire al meglio stress e disagi, così come il personale giovane, che frequenta corsi di formazione, tanto intensi, duri e che quotidianamente viene sottoposto a stress psicofisico per elevare resilienza e spirito di adattamento ai contesti operativi, nonché privato della disponibilità personale del proprio tempo, della libertà di compiere scelte e di fruire degli spazi e dei momenti, deve avere la possibilità di potersi riconnettere fisiologicamente con la realtà della società, con le proprie vite, con i propri affetti personali e familiari e vivere, quotidianamente, relazioni amicali e sociali anche al di fuori del contesto formativo.
Le famiglie, ad esempio, non sono un elemento secondario, ma un elemento fondamentale in grado di cogliere, per tempo, disagi e criticità, semplicemente guardando negli occhi i loro figli.
Per fare questo, tuttavia, bisogna voltare pagina e abbandonare vecchi stereotipi e impostazioni, ma soprattutto far compiere quel salto di cambiamento culturale alle Amministrazioni, troppo spesso ancorate a logiche formative non più in linea con il contesto, con l’evoluzione della società e delle giovani generazioni che la compongono”. Con la speranza che Aurora riposi in pace tra gli Angeli