(AGENPARL) - Roma, 21 Luglio 2026 - La guerra geopolitica e di propaganda in Medio Oriente registra una violenta accelerazione mattutina. I nuovi bollettini istituzionali emessi dalle autorità di Teheran svelano infatti una strategia coordinata su tre fronti distinti. La Repubblica Islamica sta muovendo contemporaneamente le proprie pedine sul piano militare, diplomatico e psicologico. L’obiettivo strategico è colpire l’amministrazione americana sfruttando le sue attuali debolezze interne.
Il consolidamento di Hamas e la morsa navale sul greggio
Il primo pilastro di questa offensiva si concentra sul fronte politico palestinese. Il Ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha infatti formalizzato il totale sostegno all’asse della resistenza e ha espresso apprezzamento per la nomina di Khalil al-Hayya a nuovo capo dell’Ufficio politico di Hamas. I leader iraniani considerano questo annuncio un grande successo strategico dopo il martirio di Yahya Sinwar.
Questa sponda diplomatica si salda immediatamente con le minacce dirette ai flussi energetici globali. Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale ha infatti confermato il controllo totale sullo Stretto di Hormuz. Attraverso il vice segretario Ali Baqeri Kani, le autorità iraniane precisano che non si tireranno indietro sull’uso di questa leva decisiva. Inoltre, il generale Javani dei Pasdaran ha ribadito che il dominio sul canale rappresenta ormai una realtà geopolitica irreversibile.
L’atto d’accusa sui caduti: la guerra psicologica contro la Casa Bianca
L’ affondo più pesante di Teheran mira a destabilizzare il dibattito pubblico a Washington. I funzionari della sicurezza iraniana accusano infatti il Pentagono di nascondere il bilancio reale dei soldati americani uccisi in Giordania. I rapporti dei servizi citano i dati di testate indipendenti come The Intercept. Secondo queste fonti, quasi 750 membri del servizio statunitense sarebbero stati colpiti dall’inizio delle ostilità. Il Comando Centrale americano mantiene il massimo riserbo operativo solo per non concedere vantaggi tattici ai sistemi missilistici avversari.
Questa accusa di insabbiamento aggrava il contraccolpo politico per il presidente Donald Trump. La linea dura dell’amministrazione ha isolato l’America e ha rimodellato l’Asia occidentale in modo dannoso per il Pentagono. Il malcontento popolare negli Stati Uniti è ormai evidente e l’approvazione pubblica per la decisione di Trump di lanciare l’offensiva contro l’Iran è infatti crollata a meno trenta per cento. Teheran legge questo dissenso interno e accelera la sua controffensiva per costringere gli avversari alla ritirata.
