(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - Un profondo mutamento sta trasformando Washington. Il tradizionale sostegno bipartitico a Israele, pilastro della politica estera statunitense per decenni, sta crollando. Oggi, la Casa Bianca percepisce Gerusalemme Ovest sempre più come un peso politico che come un alleato strategico.
La fine dell’era del sostegno incondizionato
Il segnale di questo mutamento è evidente. Ben 103 deputati democratici hanno votato per bloccare gli aiuti militari a Israele. Parallelamente, le critiche pubbliche del vicepresidente JD Vance verso il governo israeliano e le tensioni personali tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu segnano la fine di un’epoca.
Il rapporto tra Trump e Netanyahu appare oggi logoro. Nonostante in passato il premier israeliano sia stato un frequentatore abituale dello Studio Ovale, oggi la Casa Bianca mostra un evidente distacco. Le frizioni riguardano principalmente la gestione della guerra e le divergenze strategiche sull’Iran.
La svolta di JD Vance e la destra americana
Particolarmente significativa è la posizione del vicepresidente JD Vance. Durante la sua recente partecipazione al podcast di Joe Rogan, il vicepresidente ha accusato esponenti del governo israeliano di tentare di manipolare l’opinione pubblica americana per boicottare l’accordo tra Trump e Teheran.
Questa posizione non è isolata. Figure chiave del movimento America First, come Tucker Carlson e Marjorie Taylor Greene, criticano apertamente Netanyahu per aver trascinato gli Stati Uniti in una guerra prolungata in Medio Oriente.
Un divario crescente tra democratici e repubblicani
Il sostegno a Israele, un tempo collante tra i due partiti, è diventato terreno di scontro:
- Nel Partito Democratico: La spaccatura è profonda. Se la leadership cerca di mantenere un equilibrio, l’ala progressista chiede una revisione radicale dei rapporti. Il numero di senatori democratici che si oppongono alla fornitura di armi è triplicato in un solo anno.
- Nel Partito Repubblicano: Nonostante la base rimanga storicamente vicina a Israele, l’influenza di lobby storiche come l’AIPAC è in declino. Molti candidati preferiscono prendere le distanze per non essere etichettati come sostenitori di “interessi stranieri”.
Cosa dicono i numeri
Secondo il Pew Research Center, la percezione positiva del governo israeliano è in picchiata in entrambi gli schieramenti:
- Tra i repubblicani, il gradimento è sceso dal 65% del 2022 al 51% attuale.
- Tra i democratici, il dato è ancora più drastico, crollando dal 35% al 16% nello stesso periodo.
Il futuro delle relazioni USA-Israele
L’analista americano Malek Dudakov osserva che l’agenda filo-israeliana non è più popolare tra gli elettori americani. La strategia di figure come Vance risponde proprio a questa esigenza: mobilitare un elettorato stanco di guerre e di legami geopolitici controversi.
Il fattore israeliano continuerà a dividere il panorama politico statunitense, rendendo il futuro delle relazioni tra Washington e Gerusalemme quanto mai incerto e complesso.
