(AGENPARL) - Roma, 17 Luglio 2026 - In un panorama politico in cui la tentazione di salire sul carro del vincitore è spesso irresistibile, c'è chi ha deciso di tirare il freno a mano. Il generale Roberto Vannacci, forte del vento in poppa nei sondaggi e del suo neonato movimento Futuro Nazionale, sta catalizzando l'attenzione di quasi tutta l'estrema destra italiana. Ma tra chi fa carte false per un posto al sole e chi gioca d'astuzia, c'è un "no" che fa un rumor tremendo. È quello di Roberto Fiore, storico fondatore di Forza Nuova, che al generale ha letteralmente sbarrato la porta in faccia. Questa vicenda, emersa grazie alle inchieste di Ileana Sciarra su Il Messaggero e di Alberto Marzocchi su ilFattoQuotidiano.it, e ripresa con ampio risalto anche da The Social Post nell'analisi sulla "galassia nera" arruolata dal generale, racconta molto di più di una semplice distanza tattica: è uno scontro profondo di mondi, di ego e di simboli.
Tutto nasce da un faccia a faccia e da una complessa rete di relazioni registrata dai servizi di sicurezza, che monitorano costantemente le fibrillazioni dell'area extraparlamentare. Le informative rivelano un incontro tesissimo che sarebbe avvenuto lo scorso febbraio, con Vannacci alla ricerca di sponde per dare gambe a un partito ancora "leggero" e privo di una vera base territoriale. Tuttavia, lo stesso Roberto Fiore, una volta interpellato direttamente dalla stampa, ha respinto questa specifica ricostruzione. Il leader di Forza Nuova smentisce categoricamente di aver ricevuto proposte dirette da parte del generale in tempi recenti, ma nel farlo non ammorbidisce affatto i toni. Anzi, le dichiarazioni rilasciate ad Alberto Marzocchi per ilFattoQuotidiano.it servono proprio a rimarcare e sigillare una distanza ideologica e personale ormai incolmabile:
Questo orientamento antimassonico di Fiore non è semplicemente il frutto di una precoce formazione teorica, ma si radica in una precisa e drammatica esperienza vissuta in prima persona. Nel 1981, nell'ambito delle indagini sul noto depistaggio della strage di Bologna (filone Milano-Taranto), Fiore si trovò a fare i conti direttamente con i vertici della loggia P2. Furono infatti esponenti di spicco del calibro di Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza – tutti successivamente condannati con sentenza passata in giudicato – a fabbricare una serie di false prove per portarlo sul banco degli imputati. Questa vicenda giudiziaria con il "potere occulto" ha segnato in modo definitivo la sua visione del mondo, trasformando la sua avversione alla massoneria in un pilastro non negoziabile.
Allo stesso modo, anche la questione palestinese e la sua posizione antisionista risalgono agli esordi assoluti della sua attività politica. Già all'età di 19 anni, Fiore intraprese una missione in terra di Palestina. Sebbene i dettagli precisi di quel viaggio siano rimasti a lungo riservati, emergendo esclusivamente all'interno di verbali d'archivio e mai nel dibattito politico pubblico, quella permanenza giovanile mossa da una profonda solidarietà filopalestinese costituisce il nucleo originario delle suas successive posizioni geopolitiche.
Ecco perché il passaggio su Gaza usato oggi da Fiore non è un semplice dettaglio di colore, ma rappresenta una vera e propria bomba geopolitica che spacca in due l'area del dissenso e della destra radicale. Mentre Vannacci si muove infatti su binari di un populismo sovrannazionale spesso ambiguo o allineato a dinamiche d'ordine più tradizionali, Fiore pone la tragedia palestinese come un discrimine etico insormontabile. Per il leader di Forza Nuova, le immagini del dramma del Vicino Oriente non sono negoziabili né archiviabili in nome di un'alleanza elettorale di comodo, rimarcando così la distanza siderale da chi mantiene posizioni di prudenza o di aperto sostegno alle politiche israeliane. Per Fiore, la geopolitica della sofferenza e la lotta contro quello che definisce l'imperialismo globale vengono prima di qualsiasi calcolo di poltrona.
Si tratta di un rifiuto granitico che spicca ancora di più se si guarda a ciò che accade tutto intorno, dove la grande corsa al carro di Vannacci procede senza sosta. Come evidenziato anche dal focus di The Social Post, il generale sta attivamente cercando di tessere legami con esponenti della destra radicale per strutturare il suo movimento. Mentre il leader di Forza Nuova si arrocca nel suo fortino ideologico e nei suoi principi, il resto della "galassia nera" si muove sullo sfondo con estremo pragmatismo, vedendo nel generale un formidabile taxi elettorale. Persino chi ha condiviso battaglie durissime con Fiore ha scelto un'altra strada. È il caso dell'area legata a Giuliano Castellino (attualmente in carcere a Terni): a Roma, sotto la regia della sorella Ramona Castellino e dello storico militante Alfredo Iorio, il gruppo Roma ai Romani è confluito nel movimento di Gianni Alemanno, finendo dritto sotto l'ombrello di Vannacci. Intanto, al nord si lavora di diplomazia e infiltrazione. Personaggi come Roberto Jonghi Lavarini (il "Barone nero") si muovono come pontieri per avvicinare a Vannacci figure storiche dell'estremismo veneto, come Piero Puschiavo (fondatore del Veneto Fronte Skinheads). Altri, come la Rete dei Patrioti, preferiscono non esporsi pubblicamente ma piazzare strategicamente i propri uomini negli organigrammi locali di Futuro Nazionale in Lombardia e Toscana.
In un'epoca politica così liquida, dominata dal trasformismo e dalla rincorsa alla poltrona facile, emerge con forza l'esemplare coerenza di una vita intera spesa contro il sistema. Dire di no a un fenomeno mediatico ed elettorale come quello di Vannacci – capace di garantire visibilità e un comodo "passaporto" per le istituzioni – richiede una schiena dritta che oggi pochi possono vantare. Per Fiore non si tratta di una posa del momento, ma della naturale prosecuzione di una battaglia iniziata fin dalla sua gioventù. Fin dagli anni della prima militanza giovanile e dai fatti del 1981, infatti, il leader di Forza Nuova ha individuato nella lotta alla massoneria, al sionismo e ai poteri forti del "sistema" la propria stella polare ideologica. La sua totale indisponibilità a ignorare il dramma del Vicino Oriente per convenienza elettorale dimostra che ci sono valori non negoziabili e che la storia personale non si baratta. Nel respingere l'ipotesi di aver ricevuto avance politiche da Vannacci, Fiore non fa altro che riaffermare la sua natura di militante puro: un uomo che alla convenienza del presente preferisce, ieri come oggi, la fedeltà assoluta a una vita intera di lotta contro il sistema.
Luigi Cortese [fahrenheit2022.it]
