(AGENPARL) - Roma, 10 Luglio 2026 - "Questa mattina ho preso parte al sit-in promosso da Fillea, Filca e Feneal
e Najahi Jaleleddine, i due operai caduti da una gru a Palermo.
All'indomani di quella tragedia, come dopo ogni morte sul lavoro, anche le
istituzioni cittadine hanno richiamato la necessità di fare di più. A tre
mesi di distanza, però, la domanda resta. Cosa ha fatto davvero
l'Amministrazione Lagalla sulla sicurezza del lavoro?
È arrivato il momento di capire se, dentro il perimetro delle proprie
competenze, l'Amministrazione abbia assunto o no un'iniziativa
riconoscibile sugli appalti, sulle partecipate, sui subappalti, sui
cantieri, sulle manutenzioni, sui servizi affidati e sulle condizioni
concrete di chi lavora. A oggi questa iniziativa non si vede.
non possono essere archiviate con il cordoglio. Secondo i dati INAIL
richiamati pubblicamente nelle scorse settimane, nella provincia di Palermo
i casi con esito mortale denunciati erano già 13 a fine maggio 2026. È un
dato che dovrebbe bastare a far uscire il tema della sicurezza sul lavoro
dalle dichiarazioni di circostanza.
La relazione sulla strage di Casteldaccia da parte della Commissione
parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia , che non
sostituisce il lavoro della magistratura e chiaramente non anticipa
responsabilità individuali, consegna comunque al Comune di Palermo una
domanda politica precisa. Come vengono governati appalti, subappalti,
formazione, dispositivi di sicurezza, controlli e responsabilità lungo
tutta la filiera?.
La stessa relazione richiama un nodo che non può essere trattato come un
dettaglio tecnico. Quando la filiera degli affidamenti si frammenta,
crescono le aree grigie, diventa più difficile individuare responsabilità
effettive e il controllo rischia di restare solo formale. Questo non può
essere liquidato come casualità, soprattutto quando si parla di lavori ad
alto rischio, ambienti confinati, cantieri e manutenzioni.
Questa domanda riguarda direttamente anche AMAP. Dopo Casteldaccia ho
chiesto gli atti relativi all'appalto coinvolto e, più in generale, agli
appalti attivi, ai subappalti, ai contratti collettivi applicati, alle
maestranze e agli inquadramenti. A oltre due anni di distanza non ho
ricevuto risposta. Posso comprendere che alcuni atti collegati alle
indagini richiedano cautele. Non è accettabile che non venga fornita
neppure la documentazione generale indispensabile per esercitare il
controllo consiliare su una società partecipata dal Comune.
C'è poi un fatto che considero molto grave. Per quanto risulta ad oggi, il
Comune di Palermo non si è costituito parte civile nel procedimento
relativo alla strage di Casteldaccia. Dopo cinque lavoratori morti in un
intervento sulla rete fognaria affidato da una partecipata comunale, la
città ha diritto di sapere se questa scelta sia stata valutata, perché non
sia stata assunta e se esistano ancora margini processuali per farlo.
Dopo le ultime morti sul lavoro avvenute in città, ho chiesto alla
Presidenza del Consiglio comunale di portare in aula l'associazione dei
familiari delle vittime sul lavoro. Anche quella richiesta non ha avuto
seguito. Eppure ascoltare quelle famiglie non sarebbe un gesto simbolico.
Sarebbe il primo passo per assumere impegni pubblici, verificabili, davanti
alla città.
Per questo ho depositato un'interrogazione urgente al sindaco e avanzo una
proposta precisa. Palermo adotti un protocollo comunale per il lavoro
sicuro negli appalti pubblici e nelle società partecipate, costruito con
organizzazioni sindacali, organismi bilaterali, enti ispettivi, INAIL, ASP,
Cassa Edile e soggetti competenti in materia di salute e sicurezza.
A nulla serve presenziare alle commemorazioni, senza la volontà politica di
fare tutto il possibile per migliorare le condizioni di chi ogni giorno,
anche oggi, continua a rischiare la propria vita e incolumità sul posto di
lavoro.
Serve una scelta concreta. Filiere trasparenti, subappalti limitati alle
attività realmente indispensabili, esecuzione diretta delle lavorazioni più
rischiose, corretta applicazione dei contratti, formazione documentata e
controlli effettivi. Non basta acquisire carte. Bisogna sapere chi lavora,
dove lavora, con quale contratto, per conto di chi e con quali misure di
sicurezza.
Infine c'è il tema del caldo. L'ordinanza regionale impone limiti e misure
organizzative nei giorni di rischio alto, e le organizzazioni sindacali
segnalano da giorni difficoltà nella sua applicazione. Anche qui il Comune
può e deve fare la propria parte, per quanto di competenza, perché
l'ordinanza sia conosciuta, rispettata e applicata nei cantieri, nelle
attività all'aperto, nei servizi e nei luoghi di lavoro esposti alle
temperature più alte. La prevenzione serve prima che accada qualcosa, non
dopo.
Palermo non può continuare a contare i morti e a ripartire ogni volta da
zero. Se il Sindaco ritiene che l'Amministrazione abbia fatto abbastanza,
venga in aula e dica cosa. Se invece riconosce che non basta, si assuma
finalmente l'iniziativa sugli atti AMAP, sulla mancata costituzione di
parte civile per Casteldaccia, sul coinvolgimento dei familiari delle
vittime, sul protocollo per gli appalti e sulle misure di prevenzione nei
giorni di caldo estremo".
Gangi.
![[Comune Palermo] Fwd: Morti e sicurezza sul lavoro, dichiarazione consigliera comunale Di Gangi](https://agenparl.eu/wp-content/uploads/2026/04/Comune-di-Palermo-@ComunePalermo-.png)