(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2026 - Nonostante la condanna nel caso sui fondi del Parlamento europeo, la leader del Rassemblement National annuncia la corsa all’Eliseo in ticket con Jordan Bardella: “Condurrò la campagna senza braccialetto elettronico”
La notizia è arrivata in tarda serata, come un colpo di scena che ribalta lo scacchiere politico francese: Marine Le Pen sarà della partita per le elezioni presidenziali del 2027. A poche ore dalla sentenza della Corte d’Appello di Parigi, che ha confermato la condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, la leader del Rassemblement National ha sciolto ogni riserva, confermando la sua partecipazione alla corsa verso l’Eliseo.
Il verdetto e la strategia legale
La Corte d’Appello ha confermato la responsabilità della Le Pen nel caso relativo alla creazione di posti di lavoro fittizi, infliggendo una pena di tre anni di carcere — di cui uno da scontare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico — e riducendo il periodo di ineleggibilità a 45 mesi.
Tuttavia, la difesa ha già tracciato la rotta: il ricorso in Cassazione sospenderà l’esecuzione della sentenza. “Dal momento che la corte di cassazione sospende la decisione del tribunale, condurrò una campagna elettorale senza un braccialetto elettronico”, ha dichiarato Le Pen, citata dal quotidiano Le Monde.
Il ticket con Bardella
La campagna elettorale si preannuncia come una sfida a due punte. Le Pen ha infatti ufficializzato l’alleanza con Jordan Bardella, definendo il loro “duo” come “complementare, equilibrato e affidabile”. “Stasera sono un candidato alle elezioni presidenziali”, ha sottolineato con forza, chiamando i francesi a una partecipazione attiva per quello che ha definito un progetto di “liberazione della Francia” e di cambiamento della vita quotidiana dei cittadini.
Il silenzio di Macron
Dall’altra parte della barricata, l’attuale presidente Emmanuel Macron ha scelto la linea del silenzio, rifiutandosi di commentare la decisione giudiziaria. Secondo il capo dell’Eliseo, la non interferenza del potere esecutivo nelle valutazioni dei verdetti giudiziari resta una condizione imprescindibile per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.
