(AGENPARL) - Roma, 28 Giugno 2026 - Il governo militare del Burkina Faso ha annunciato l’interruzione immediata delle relazioni diplomatiche con la Francia, ex potenza coloniale e fino a pochi anni fa principale partner del Paese nella lotta contro il terrorismo. La decisione rappresenta l’ultimo capitolo di un progressivo deterioramento dei rapporti tra Ouagadougou e Parigi.
In un comunicato ufficiale, la giunta militare ha accusato la Francia di perseguire “palesi ambizioni neocoloniali” e di sostenere “reti sovversive e terroristi”, senza tuttavia presentare prove a sostegno delle proprie affermazioni.
La risposta di Parigi non si è fatta attendere. Il portavoce del Ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha definito la decisione “ostile e infondata”, sottolineando come essa rifletta la “preoccupante deriva delle autorità del Burkina Faso”. La Francia ha inoltre annunciato che sta valutando le misure reciproche da adottare, monitorando al contempo la sicurezza del personale diplomatico e dei cittadini francesi presenti nel Paese.
Resta ancora incerto quale sarà il futuro dell’ambasciata francese a Ouagadougou e quali conseguenze pratiche comporterà la rottura dei rapporti diplomatici.
Secondo il ministro delle Comunicazioni del Burkina Faso, Pingdwende Gilbert Ouedraogo, “non sussistono più le condizioni essenziali per promuovere relazioni basate sul rispetto reciproco, sulla fiducia reciproca e sul principio di non ingerenza negli affari interni e nella sovranità nazionale”.
Le tensioni tra i due Paesi si sono intensificate dopo il colpo di Stato del 2022 che ha portato al potere la giunta militare. Nel 2023 il governo aveva già chiesto il richiamo dell’ambasciatore francese e dichiarato persona non grata il coordinatore residente delle Nazioni Unite. Nel 2024 erano stati espulsi tre diplomatici francesi con l’accusa di attività sovversive.
Prima del golpe, la Francia rappresentava il principale alleato del Burkina Faso nella lotta ai gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. Dopo l’insediamento della giunta, centinaia di militari francesi sono stati costretti a lasciare il Paese.
Il Burkina Faso, che conta circa 23 milioni di abitanti, continua a essere uno degli epicentri della crisi di sicurezza nel Sahel, una delle regioni più colpite al mondo dalla violenza estremista. Nonostante le promesse della giunta di ristabilire l’ordine, numerosi osservatori ritengono che la situazione sia ulteriormente peggiorata.
Un recente rapporto di Human Rights Watch sostiene che, nei due anni successivi al colpo di Stato, le forze governative avrebbero provocato più vittime civili dei gruppi estremisti. Secondo l’organizzazione, tra gennaio 2023 e agosto 2025 almeno 1.200 dei 1.837 civili uccisi nel Paese sarebbero morti per mano delle forze di sicurezza del Burkina Faso.
La rottura con la Francia segna un ulteriore cambiamento negli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale e conferma la crescente distanza tra diverse giunte militari del Sahel e gli storici partner occidentali.