(AGENPARL) - Roma, 17 Giugno 2026 - Due fenomeni diversi ma con un punto in comune: il rischio di compromettere il percorso educativo degli studenti
Nessuna accusa, nessuna sentenza preventiva. Ma una domanda sì: siamo certi di conoscere davvero ciò che accade oggi nelle scuole superiori della Capitale?
Negli ultimi anni famiglie, studenti e operatori del settore educativo hanno segnalato con crescente frequenza due fenomeni che meritano attenzione da parte delle istituzioni: da una parte il consumo e lo spaccio di sostanze stupefacenti che coinvolgerebbe adolescenti anche in età scolastica; dall’altra il progressivo consolidarsi di un mercato delle ripetizioni private che sembra assumere dimensioni sempre più strutturali.
Si tratta di questioni molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento fondamentale: entrambe incidono sulla qualità della formazione, sul benessere degli studenti e sulla funzione educativa della scuola.
Per questo motivo appare opportuno che il Ministero dell’Istruzione e del Merito promuova un monitoraggio approfondito, soprattutto nelle grandi aree metropolitane come Roma, senza pregiudizi ma con la necessaria attenzione che il tema richiede.
Il fenomeno delle sostanze stupefacenti tra gli adolescenti
I dati nazionali disponibili da anni mostrano come il consumo di sostanze tra i giovani rappresenti una delle principali sfide educative e sociali del Paese.
Tra gli studenti, la sostanza maggiormente utilizzata continua a essere la cannabis. Seguono l’alcol, spesso percepito come socialmente accettabile, e in misura minore droghe sintetiche, psicofarmaci assunti senza prescrizione medica e cocaina.
Le modalità di diffusione del fenomeno sono mutate nel tempo.
Accanto alle forme tradizionali di spaccio, negli ultimi anni si sono sviluppate dinamiche più difficili da intercettare:
microspaccio tra coetanei;
cessioni occasionali tra studenti;
contatti tramite social network e applicazioni di messaggistica;
presenza di soggetti esterni nelle aree limitrofe agli istituti;
utilizzo di luoghi di aggregazione frequentati dagli studenti prima o dopo l’orario scolastico.
Naturalmente sarebbe irresponsabile attribuire responsabilità a singole scuole senza elementi concreti. Tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato ignorare una problematica che da tempo viene segnalata in numerose realtà urbane italiane.
Per questo motivo il Ministero dovrebbe verificare quale sia la reale diffusione del consumo e dello spaccio di sostanze nelle aree scolastiche, comprese le scuole paritarie e private, e nelle zone immediatamente circostanti gli istituti.
La questione non riguarda infatti la natura pubblica o privata della scuola, ma la tutela dei ragazzi.
Le scuole non possono essere lasciate sole
Dirigenti scolastici, insegnanti e personale educativo si trovano spesso ad affrontare problematiche sempre più complesse.
Bullismo, cyberbullismo, disagio psicologico, dipendenze, dispersione scolastica e fragilità familiari costituiscono ormai una realtà quotidiana per molti istituti.
In questo contesto è lecito chiedersi:
gli strumenti di prevenzione sono sufficienti?
gli sportelli psicologici riescono a coprire il fabbisogno reale?
esistono protocolli efficaci di collaborazione tra scuole, famiglie, servizi sociali e forze dell’ordine?
il personale scolastico riceve una formazione adeguata per individuare situazioni di rischio?
Sono interrogativi che meritano risposte fondate sui dati e non sulle impressioni.
L’altro grande tema: il mercato delle ripetizioni private
Se il fenomeno delle droghe riguarda la sicurezza e la salute degli studenti, il mercato delle ripetizioni tocca invece direttamente il cuore del sistema educativo.
Secondo diverse stime, il settore delle lezioni private in Italia avrebbe raggiunto un valore vicino al miliardo di euro annuo.
Le famiglie sostengono costi che mediamente oscillano tra i 13 e i 25 euro per ogni ora di lezione.
Per molti studenti il ricorso alle ripetizioni non è occasionale.
In numerosi casi si trasforma in un impegno stabile che può arrivare a costare tra i 350 e i 450 euro al mese.
Si tratta di cifre importanti che pesano soprattutto sui nuclei familiari con redditi medio-bassi e che rischiano di accentuare le disuguaglianze educative.
Chi può permettersi un supporto esterno parte con un vantaggio rispetto a chi non dispone delle stesse risorse economiche.
Un mercato che cresce anno dopo anno
Il fenomeno non riguarda soltanto le tradizionali lezioni impartite da insegnanti o studenti universitari.
Negli ultimi anni sono proliferati centri specializzati, piattaforme digitali, scuole private, cooperative educative e servizi online che offrono sostegno scolastico per ogni materia.
Accanto a questo mercato regolare e fiscalmente tracciato, secondo quanto riferiscono molte famiglie, continuerebbe a esistere una quota significativa di lezioni svolte senza fatturazione o documentazione fiscale.
Anche questo aspetto meriterebbe un approfondimento istituzionale, non per criminalizzare chi offre supporto didattico, ma per comprendere le reali dimensioni economiche del fenomeno.
Da strumento di recupero a modello permanente?
La domanda più delicata, tuttavia, non riguarda il costo delle ripetizioni.
Riguarda il loro significato.
Per decenni le lezioni private sono state considerate un aiuto temporaneo destinato a colmare lacune specifiche.
Oggi molte famiglie raccontano una realtà diversa.
Sempre più studenti sembrano aver bisogno di un supporto costante durante tutto l’anno scolastico, indipendentemente dalla presenza di insufficienze.
Questo fenomeno pone interrogativi che meritano di essere affrontati senza tabù.
Perché cresce il bisogno di ripetizioni?
I programmi sono diventati troppo complessi?
Le classi troppo numerose?
Le attività di recupero insufficienti?
Oppure si è sviluppato un modello nel quale il sostegno esterno è diventato parte integrante del percorso scolastico?
Il dubbio delle famiglie
Tra i genitori emerge una preoccupazione che non può essere liquidata come semplice polemica.
Molti si chiedono se il sistema stia progressivamente spostando l’attenzione dal successo formativo alla gestione delle difficoltà scolastiche.
In altre parole, il problema viene affrontato quando emerge oppure si lavora davvero per prevenirlo?
Nessuno può affermare che esista una strategia deliberata per generare insufficienze o alimentare il mercato dei recuperi.
Sarebbe un’accusa grave e priva di fondamento.
Tuttavia il malessere espresso da numerose famiglie merita ascolto.
Quando il ricorso alle ripetizioni diventa quasi obbligatorio per conseguire risultati soddisfacenti, la domanda da porsi è se il sistema stia riuscendo a garantire pienamente la propria funzione educativa.
Insegnare una materia o farla amare?
La questione va oltre i voti.
Una buona scuola non dovrebbe limitarsi a trasmettere nozioni.
Dovrebbe suscitare curiosità, spirito critico, passione per lo studio e desiderio di approfondimento.
Quando uno studente vive una materia esclusivamente come un ostacolo da superare attraverso lezioni supplementari a pagamento, il rischio è che venga meno proprio quella dimensione educativa che dovrebbe essere il cuore dell’insegnamento.
La scuola non dovrebbe produrre clienti.
Dovrebbe formare cittadini.
La richiesta al Ministero
Alla luce di queste considerazioni, sarebbe auspicabile che il Ministero dell’Istruzione e del Merito promuovesse una verifica approfondita sulle realtà scolastiche della Capitale e, più in generale, delle principali città italiane.
Tra gli aspetti da monitorare:
la reale diffusione del consumo e dello spaccio di sostanze nelle aree scolastiche, sia negli istituti statali sia in quelli paritari e privati;
la presenza di eventuali fenomeni di microspaccio tra studenti o di attività riconducibili a soggetti esterni;
l’efficacia delle attività di prevenzione e dei programmi educativi contro le dipendenze;
il numero di studenti che ricorrono stabilmente alle ripetizioni private;
l’incidenza economica delle lezioni private sui bilanci familiari;
il rapporto tra insufficienze, corsi di recupero e risultati scolastici;
il grado di soddisfazione di studenti e genitori rispetto all’offerta formativa;
l’impatto delle ripetizioni sulle disuguaglianze educative.
L’obiettivo non deve essere individuare colpevoli.
L’obiettivo deve essere comprendere.
Perché una scuola efficace non si misura soltanto dal numero delle promozioni o dalle statistiche sugli esami di Stato, ma dalla capacità di accompagnare i ragazzi nella crescita culturale, civile e personale.
E quando fenomeni come il consumo di droghe e la dipendenza sistematica dalle ripetizioni private iniziano a essere percepiti come normalità, forse è il momento di fermarsi e chiedersi se qualcosa meriti di essere osservato più attentamente.
Per il bene degli studenti, delle famiglie e della scuola stessa
