(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 - NEW YORK – Il pianeta ha superato una soglia critica. In occasione della Giornata mondiale degli oceani, le Nazioni Unite hanno presentato la terza “Valutazione mondiale degli oceani 2026”, un documento che certifica lo stato di “grave stress” in cui versano le acque globali. Il rapporto, frutto di cinque anni di studi (2021-2025) condotti da 600 scienziati in 86 Paesi, traccia un quadro allarmante che mette in discussione la stabilità climatica e la sicurezza alimentare globale.
I dati: un’accelerazione senza precedenti L’innalzamento del livello del mare è il segnale più preoccupante: il tasso di crescita è più che raddoppiato negli ultimi anni, passando da 2 mm annui (pre-2015) a 4,3 mm annui nel 2023. A questo si aggiunge l’impatto termico: il 16% dell’aumento del calore oceanico globale registrato dal 1955 a oggi si è concentrato esclusivamente nell’ultimo quinquennio.
Il ruolo dell’oceano e i rischi di governance L’oceano agisce come il principale regolatore del clima terrestre, avendo assorbito il 90% del calore in eccesso e il 30% dell’anidride carbonica emessa dalle attività antropiche. Tuttavia, questa funzione di “ammortizzatore” ha un limite fisico. Il rapporto ONU avverte che, nonostante l’entrata in vigore del fondamentale trattato sull’alto mare, la governance internazionale rimane “frammentata”. La competizione tra settori e la mancanza di coordinamento regionale rischiano di vanificare i tentativi di protezione della biodiversità, messa sotto pressione da 52,1 tonnellate di plastica che finiscono ogni anno in mare.
La necessità di una rotta globale “Non possiamo continuare a trattare l’oceano come illimitato”, ha dichiarato il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, invocando una collaborazione globale basata sulla scienza e sulla responsabilità condivisa. Con una popolazione mondiale che ha raggiunto gli 8,2 miliardi di persone, e una quota crescente di abitanti residenti a meno di 10 metri dal livello del mare, la salute degli ecosistemi marini non è più solo una questione ambientale, ma un pilastro fondamentale della sicurezza socio-economica e geopolitica del prossimo decennio.
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