(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2026 - IL CONTRATTO NON SI TOCCA!!!!
STATO DI AGITAZIONE A DIFESA DEI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA CONTRO LE INDEBITE INGERENZE DEL CSM IN TEMA DI DISCIPLINA DELLE FAMIGLIE PROFESSIONALI E DI UTILIZZO NEGLI UFFICI DEL PERSONALE GIUDIZIARIO
Dopo la firma dell’accordo sulle famiglie professionali stiamo assistendo ad un fenomeno che non si era mai visto in passato nella Giustizia ed in particolare dell’amministrazione giudiziaria: l’intervento costante e pressante del CSM in materia di utilizzo dei lavoratori (in particolare degli appartenenti all’ex figura dell’addetto all’ufficio per il processo) negli uffici giudiziari e nella materia della disciplina delle competenze, materia quest’ultima che la legge riserva alla contrattazione collettiva ossia sottrae alle determinazioni unilaterali della parte datoriale: in uno Stato di diritto il datore di lavoro, a differenza di quanto avviene nei regimi illiberali, non può decidere da solo quali sono le competenze, e quindi il carico di lavoro e le responsabilità, dei propri dipendenti. Perché sta avvenendo ciò e che cosa in particolare contesta il CSM? Il pomo della discordia è la confluenza della figura del funzionario addetto all’ufficio per il processo, siccome delineata dal DL 80/2021 (PNRR Giustizia), nella medesima famiglia del funzionario giudiziario precisamente nella famiglia dei servizi giudiziari.
Il comportamento del CSM è inaccettabile nel metodo e nel merito.
Nel metodo in quanto la disciplina delle mansioni, come detto, è riservata alla contrattazione collettiva mentre l’organizzazione degli uffici giudiziari (e quindi l’utilizzo del personale nelle cancellerie e nelle segreterie giudiziarie) è una prerogativa, a livello centrale, del Ministero della Giustizia e, a livello periferico, della dirigenza degli uffici nel rispetto delle direttive ministeriali. La dirigenza degli uffici è rappresentata dal capo dell’ufficio (che è un magistrato) e, di regola, dal dirigente (dove il dirigente non è presente il capo dell’ufficio è egli stesso anche dirigente). Il CSM, essendo per norma costituzionale organo di autogoverno della magistratura (e non dell’organizzazione giudiziaria), non può avere alcun potere di ingerenza nelle scelte organizzative del Ministero che è espressione di un altro potere dello Stato, quello esecutivo, e men che meno in materia di disciplina delle competenze dei lavoratori.
La Costituzione, che garantisce proprio l’equilibrio tra i poteri dello Stato, va difesa (ed in questo il CSM eccelle) ma poi va rispettata da tutti, anche dal CSM: dura lex sed lex!!! Il CSM se ne faccia una ragione!
Nel merito il comportamento del CSM è inaccettabile in quanto la scelta di inserire i funzionari AUPP nella stessa famiglia dei funzionari giudiziari non ha cancellato le attribuzioni originariamente previste dal DL 80/2021 per tale figura professionale. Le stesse, invero, sono state recepite per intero nella famiglia dei servizi giudiziari e, nell’ambito di tale famiglia, si sono aggiunte a quelle proprie dei funzionari giudiziari. La realtà è che il CSM, in barba alle norme del contratto integrativo, alle scelte organizzative del Ministero e della dirigenza degli uffici, si muove in una bieca logica corporativa in quanto rivendica l’utilizzo in via esclusiva di questi lavoratori al servizio dei magistrati per lo studio dei fascicoli processuali, la realizzazione di ricerche giurisprudenziali la predisposizione di minute delle sentenze. Il CSM ignora (o finge di ignorare) che l’utilizzo del personale del comparto funzioni centrali negli uffici giudiziari è deciso dalla dirigenza nel rispetto del principio di buona amministrazione, delle direttive del Ministero e delle declaratorie di ciascuna famiglia professionale siccome delineate dalla contrattazione collettiva.
CONFSAL UNSA, CISL FP, UIL FP Giustizia, Confintesa FP ed FLP respingono ogni ingerenza su tale materia sia essa promossa dal CSM ovvero dai sindacali del comparto funzioni centrali allineati sulle posizioni della magistratura (sindacati gialli della magistratura).
I lavoratori del comparto funzioni centrali nell’organizzazione giudiziaria, compresi i lavoratori già funzionari addetti all’ufficio per il processo, sono lavoratori pubblici al pari degli altri, hanno come datore di lavoro il Ministero della Giustizia e non il CSM e soprattutto meritano rispetto!!!!! Per tale motivo, a sostegno della rettifica, già proposta in sede di conversione, dell’art. 6 comma 1 lett a) del DL 100/2026 che aveva unilateralmente modificato la disciplina contrattuale delle famiglie professionali, CONFSAL UNSA, CISL FP, UIL FP Giustizia, Confintesa FP ed FLP proclamano lo
STATO DI AGITAZIONE
Dei lavoratori dell’amministrazione giudiziaria e si dichiarano pronte a scendere in piazza per difendere i lavoratori insieme alla Costituzione, allo Stato di diritto ed al contratto.
CISL FP Marra – UIL FP Giustizia Manna – UNSA CONFSAL Battaglia – CONFINTESA FP Ratti – FLP Cefalo
