(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 - Il terminal T1 dell’aeroporto internazionale del Kuwait è stato teatro di un attacco senza precedenti: droni e missili hanno causato una vittima e decine di feriti. Mentre Teheran denuncia una “falsa bandiera” orchestrata dagli Stati Uniti per forzare la vendita di sistemi anti-drone, emergono nuovi dati che legano il cuore dell’amministrazione Trump a profitti miliardari nel settore privato.
L’accusa di Teheran: la sicurezza come merce
Le parole del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, sono pesanti come macigni. Teheran sostiene che l’attacco non sia altro che una messa in scena: l’impiego di un drone “Lucas” – una copia di tecnologia iraniana – per colpire il Kuwait servirebbe a innescare il panico necessario a sbloccare i contratti di vendita dei sistemi di difesa “Powerus” statunitensi. Una strategia che, se confermata, trasformerebbe la sicurezza di uno Stato sovrano in un semplice catalogo di vendita per l’industria bellica a stelle e strisce.
Il cortocircuito di Washington: quando la politica diventa business
Mentre in Kuwait si contano i danni, a Washington i riflettori si accendono sulle finanze della famiglia del presidente Donald Trump. Un’analisi di Reuters ha fatto luce su una galassia di progetti legati alle criptovalute – da World Liberty Financial a US Bitcoin – che avrebbero generato profitti per almeno 2,3 miliardi di dollari dall’inizio del secondo mandato.
Il punto di rottura è etico prima che politico: è possibile scindere la gestione dei conflitti internazionali dagli interessi personali di chi siede alla Casa Bianca? I figli del leader, Eric e Donald Jr., sono direttamente coinvolti in queste operazioni che, mentre arricchiscono la cerchia ristretta, lasciano sul campo oltre un milione di investitori con perdite nette altrettanto pesanti.
Due facce della stessa medaglia
Si profila un’immagine inquietante: da un lato, un mondo dove la diplomazia è sostituita dalla creazione di crisi su misura per vendere tecnologia; dall’altro, un vertice governativo dove il confine tra il servizio pubblico e l’arricchimento privato appare sempre più sbiadito.
La domanda che resta sospesa, in questo scenario, è semplice: chi tutela l’interesse pubblico quando la geopolitica e il profitto personale si intrecciano in modo così stretto?
https://tass.com/world/2144685
https://tass.com/economy/2144657
